venerdì 20 gennaio 2012

Ora la parola ai lombardi - Pippo Civati su Europa

Il famoso modello lombardo di cui Roberto Formigoni illustra da anni le magnifiche sorti e progressive perde punti ogni giorno, in termini di credibilità e di qualità amministrativa. Un vero disastro di immagine e, cosa più grave, di sostanza politica. Ciò che sorprende ancor di più è l’atteggiamento del tutto irresponsabile che Formigoni sta tenendo in queste ore. Incurante della molteplicità delle contestazioni che sono state sollevate nei confronti dell’amministrazione regionale che presiede, dell’effetto tremendo che hanno nell’opinione pubblica, e della gravità degli episodi che si sono susseguiti nel corso degli ultimi due anni, Formigoni minimizza, gridando al complotto e banalizzando tutto ciò che accade in Lombardia ormai da tempo. Il quarto mandato consecutivo (e su questo, come è noto, ci sarebbe già parecchio da eccepire) del presidente della Lombardia era nato sotto una cattiva stella, con la presentazione delle liste. E poi con la vicenda Minetti. E poi con lo scandalo delle bonifiche. 
E poi, ancora, con la scomoda verità emersa su quell’eccellenza lombarda chiamata San Raffaele. E poi, come se non bastasse, il caso Nicoli Cristiani e, infine, l’arresto di Massimo Ponzoni, consigliere da tre legislature, fino a ieri segretario d’aula e già assessore tra i più fedeli del presidente. Qualche tempo prima un altro assessore, Piergianni Prosperini, aveva dovuto dimettersi, per via di un’altra grave vicenda giudiziaria. Formigoni stava preparando, come già in occasione dei due tentativi (falliti) nel 2006 e nel 2008, il suo lancio nazionale, ma la rincorsa si è dimostrata molto più faticosa del previsto. 
Come sempre piu difficile appare l’impresa di conciliare l’alleanza con la Lega con il nuovo profilo politico imposto da Monti e dal suo governo. È nervoso: alle proteste dell’opposizione risponde citando solo le vicende giudiziarie altrui: è a corto di argomenti e, soprattutto, non si rende conto che sarebbero necessarie reazioni ben diverse, all’insegna di un’attenzione alla legalità e di una credibilità da ricostruire intorno
all’istituzione lombarda. In tempi come questi nessuno, tantomeno Formigoni, può permettersi un atteggiamento che non “tiene” più: è difficile credere che tutto quello che è emerso in questi mesi sia casuale. E che non ci sia proprio nulla da dire sul sistema di potere che la Lombardia ha conosciuto in questi anni. Dopo diciassette anni di potere, è il momento di fermarsi a riflettere. E di immaginare di restituire ai lombardi la parola sul futuro della regione. È ora.

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