venerdì 20 gennaio 2012

Parità, l’Italia deve fare di più - Rosa Villecco Calipari su Europa

Aver letto il Rapporto ombra e le raccomandazioni Cedaw 2011 non può che confermare quello che già sappiamo, che constatiamo ogni giorno: in Italia le donne sono discriminate sul fronte della rappresentanza politica, dell’accesso e del mantenimento del lavoro. E dei diritti civili, del matrimonio e della famiglia, della legislazione, degli stereotipi pubblicitari, della violenza di genere, dei diritti economici e sociali, dell’istruzione...
L’occasione offerta dalla presentazione a cura delle associazioni della società civile, permette a chi come me fa politica, di prendere degli impegni e, magari, farli sottoscrivere ad altri parlamentari. Ci troviamo, in questo momento storico in Italia, in una situazione particolare, con un esecutivo di “impegno nazionale” che vede insieme partiti che, normalmente, si confrontano e si alternano al governo del paese. Ebbene, è una situazione rara e, ne sono certa irripetibile, ma se siamo d’accordo sull’assunto della discriminazione, possiamo, con questa maggioranza multisfaccettata, fare immediatamente qualcosa. Mi concentro su due temi e chiedo, al parlamento da una parte e all’esecutivo d’all’altra, di dare delle risposte. I temi sono: rappresentanza politica e lavoro. 
E, nei temi, le questioni delle donne che pongo sono: legge elettorale e dimissioni in bianco. Sebbene il mio partito, il Pd, sia la forza politica che ha eletto il maggior numero di donne (circa il 30 per cento), ancora siamo molto lontani dal raggiungimento di una vera democrazia paritaria. Si fa un gran parlare e dividersi sui modelli, ma a proposito di legge elettorale prossima ventura, non sento nulla sulle donne. Servono meccanismi che vadano direttamente ad influenzare la presenza femminile all’interno di camera e senato. Mi riferisco con la massima fermezza a sistemi di quote, a incentivi sui rimborsi elettorali legati alla presenza femminile all’interno delle liste, meglio ancora se delle elette, ad una legge nazionale che regolamenti le
primarie, ma anche ad una legge che regolamenti l’accesso ai mezzi di comunicazione durante la campagna elettorale, accesso decisamente precluso alle donne.
Quanto al lavoro, credo sia innegabile che la gran parte delle difficoltà e delle discriminazioni che oggi le donne subiscono siano riconducibili alla sfera del lavoro: dall’accesso, al mantenimento, alla retribuzione, alla carriera, alla pensione. Il ministro Fornero si è pubblicamente impegnata nei giorni scorsi, ad affrontare la barbara pratica delle dimissioni in bianco. L’impegno non resti sui media di quel giorno. Il governo Prodi, nel 2007, riuscì ad approvare una legge in grado di contrastarla attraverso un modulo informatico anticontraffazione, antifalsificazione e codice alfanumerico di limitata validità temporale. Il successivo governo Berlusconi la eliminò. Il Partito democratico ha già da diverso tempo presentato una proposta di legge (numero 3009, onorevole Gatti), ma chiedo al governo e alle forze politiche tutte di intervenire oggi. Se non ora, quando?

Nessun commento: