venerdì 13 gennaio 2012

Più green economy per risolvere la crisi - Alessio Capriolo su Europa

Dall’immagine degli scatoloni dei brokers di Lehman Brothers nulla o poco è cambiato in materia di governance della finanza globale. Il fatto che la crisi, invece, si aggravi di giorno in giorno senza che all’orizzonte si intraveda una via salvifica, ci conferma che siamo in presenza di fattori strutturali globali di natura distributiva, che la stanno rendendo insopportabile ad ampie fasce di popolazione, come non si era mai visto nel recente passato. Cosa unisce allora i 27 milioni di referendari italiani che hanno votato sul nucleare e sull’acqua bene comune, con gli altri movimenti nazionali da Se non ora quando a Il nostro tempo è adesso? I giovani elettori del Pirate Partei a Berlino con gli indignados di mezzo mondo e il movimento Occupy Wall Street, che è nato come rappresentativo di una comunità e conflittualità ormai internazionale? 
Probabilmente, una richiesta sempre più forte e non più rinviabile di equità sociale, che si manifesta soprattutto attraverso un evidente tasso di insofferenza per i partiti politici tradizionali e una quanto mai determinata vocazione al “cambiamento”. Tuttavia, molti di loro non nascondono né la loro inesperienza né la loro sostanziale impreparazione per la politica parlamentare e amministrativa. I Pirati berlinesi pongono per il momento solo domande, come se le domande fossero per il momento più importanti delle risposte. Più in generale, gli indignados sembrano decisamente convinti che non si possa più rispondere efficacemente alla crisi attuale con gli stessi strumenti sinora messi in campo, cosa di cui siamo convinti anche noi. 
Proprio questo dovrebbe essere il terreno d’incontro e di nuova elaborazione su cui un partito come il Pd dovrebbe lavorare con maggior coraggio e consapevolezza. Noi, a dispetto di chi pensa che il partito politico sia un soggetto obsoleto ormai da archiviare, siamo fermamente convinti che le soluzioni possano ancora venire dalla politica, quel prezioso “facilitatore sociale” che può avvicinare la società ai nuovi
paradigmi di produzione e consumo sostenibile, aprendo a innovative forme di auto-organizzazione, lì dove questa diventa anche un modo per ricostruire la cittadinanza e il senso civico, attraverso la responsabilizzazione delle comunità.
Si può immaginare un dialogo con queste nuove generazioni incrociando una riflessione su come, per esempio, la politica possa favorire, attraverso la grande frontiera della green economy, pratiche in movimento di “economia condivisa” che si stanno affacciando e diffondendo sempre più in America e in altri luoghi del globo come risposta alla crisi ? Parliamo di condivisione di micro- generazione diffusa di energia, di uso sostenibile delle risorse attraverso il riuso, il baratto, il riciclo, il noleggio condiviso dei mezzi di trasporto, la diffusione di altri stili di vita come le banche del tempo, che mescolano motivazioni economiche a una sensibilità ambientale che in alcune fasce di popolazione è ormai consolidata. Lì fuori c’è ancora una grande richiesta di competenza e progettualità politica. Un’intelligenza collettiva che vuole ragionare su un nuovo patto sociale a livello globale e che chiede alla politica di fare altrettanto. Noi, e non solo noi in Europa, siamo sempre più convinti che per costruire un’idea di futuro e uscire dalla crisi, si debba intraprendere una “via italiana alla green economy”. 
E su questi temi strategici intendiamo confrontarci domani, in un evento organizzato da EcoDem e Partito democratico presso la Camera dei deputati, alla presenza del nuovo ministro dell’ambiente e del nostro segretario Pier Luigi Bersani.

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