giovedì 9 febbraio 2012

Articolo 18, la proposta Cisl va - Mariantonietta Colimberti su Europa

Ieri per il sindacato era il momento dei tecnici mentre oggi sarà quello dei big, che prima si vedranno tra loro e poi con tutti i partecipanti al tavolo sulla riforma del mercato del lavoro. E però technicalities e politica anche ieri si sono intrecciate, come del resto è inevitabile su un tema come quello sul tappeto. Così, probabilmente nelle stesse ore in cui i tecnici di Cgil, Cisl e Uil ragionavano sui quattro punti indicati da Elsa Fornero giovedì scorso – tipologia dei rapporti di lavoro, ammortizzatori sociali, formazione e servizi per l’impiego – senza tralasciare di esaminare la proposta della Cisl sull’articolo 18, Stefano Fassina ed Emilio Gabaglio, rispettivamente responsabile economico e presidente del forum lavoro del Pd, incontravano Raffaele Bonanni. Bocche ufficialmente cucite («stiamo studiando», si limita a dire Fassina a Europa), ma da ambienti sindacali filtra cautamente l’impressione che il contatto sia andato bene e che da parte dem ci sia attenzione e interesse verso una mediazione che consentirebbe di mantenere l’articolo 18, eliminandone le distorsioni interpretative. 
Pier Luigi Bersani ieri a Repubblica ha detto di non escludere «perfezionamenti nella sua gestione a cominciare dai percorsi giurisdizionali». Concetto simile a quello espresso da Susanna Camusso sull’Unità: «Il tema su cui possiamo ragionare è che le cause di lavoro non possono durare un tempo infinito». Certo, la proposta della Cisl non riguarda soltanto l’accelerazione dei processi, bensì la possibilità di utilizzare la legge 223 anche per i licenziamenti individuali: il lavoratore per due anni percepirebbe l’indennità di mobilità e poi sarebbe ricollocato. 
Qualora le procedure non fossero rispettate, potrebbe comunque ricorrere al giudice. Il “no” pregiudiziale su questa ipotesi ieri non è arrivato, nemmeno al tavolo tecnico. Il fatto è che probabilmente si sta facendo strada la convinzione che sia comunque meglio avere un atteggiamento propositivo con il governo, anche
sull’articolo 18, sebbene sia diffusissima l’impressione che non è quello il cuore del problema. Impressione sulla quale ieri è arrivato un assist inaspettato, quello di Carlo De Benedetti. Parlando alla Bocconi, il presidente del gruppo L’Espresso ha detto con la consueta schiettezza: «Sull’articolo 18 non sono d’accordo, viene spacciata per mobilità quella che è ideologia. Non venitela a menarla che gli americani non vengono a investire in Italia perché c’è l’articolo 18: questa è una fandonia. In vita mia non mi sono mai imbattuto nell’articolo 18».
Che «il punto fondamentale» della riforma del lavoro allo studio in Italia non sia l’articolo 18 ieri l’ha detto anche il segretario generale dell’Ocse, intervistato dall’Ansa. «Si parla di flessibilità ma anche di reti di protezione per chi oggi non ce l’ha, e di reinserimento nel mercato del lavoro», ha affermato Miguel Angel Gurrìa. Nella trattativa complessiva con il governo potrebbe rientrare anche una correzione della riforma pensionistica. Fornero lo ha escluso, ma le tre confederazioni hanno promosso per domani alle 15 un presidio unitario a Roma, in piazza del Pantheon, al quale parteciperanno i tre segretari generali, per chiedere modifiche al decreto Milleproroghe. 
«Sessantamila persone rischiano di restare senza stipendio e senza pensione», spiega un collaboratore di Bonanni. Infine, Camusso, Bonanni e Angeletti hanno inviato una lettera a Mario Monti nella quale esprimono perplessità in merito al trattato sul Patto di bilancio come «unica risposta alla crisi economica»: a loro avviso si trascura il fattore della crescita.

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