mercoledì 29 febbraio 2012

Articolo 18 no, articolo 19 sì? - Giovanni Cocconi su Europa

Dopo l’articolo 18 c’è l’articolo 19. Si parla molto del primo, quasi niente del secondo. Nei giorni scorsi il senatore del Pd Paolo Nerozzi ha presentato un disegno di legge che intende modificare l’articolo dello Statuto dei lavoratori sulla rappresentanza sindacale. Iniziativa meritoria visto che, dopo il referendum del 1995 (promosso da Rifondazione comunista e dai Cobas), la rappresentanza in azienda è permessa solo alle organizzazioni che hanno firmato i contratti collettivi, non agli altri. Se oggi Sergio Marchionne può tenere fuori la Fiom da Pomigliano è perché quel referendum cambiò l’articolo 19 che, nella formulazione originaria del 1970, consentiva la presenza dentro la fabbrica anche alle organizzazioni che non avevano firmato i contratti purché rappresentative a livello nazionale. 
Nel Partito democratico c’è chi annuncia la partecipazione allo sciopero del 9 marzo per chiedere che la Fiom torni negli stabilimenti Fiat. Si dice: non è una manifestazione contro il governo ma contro Marchionne che impedisce i diritti sindacali all’organizzazione nemica dei metalmeccanici Cgil. Facciamo finta che sia così. Facciamo finta che la contraddizione tra manifestare contro il governo Monti e sostenerlo in parlamento non sia in discussione. 
Facciamo finta che chi va in piazza non avverta il problema. Bene. L’iniziativa di Nerozzi (che ha già annunciato la sua presenza alla manifestazione Fiom) dimostra che la “violazione” dei diritti sindacali risponde, in realtà, all’applicazione della legge. Anzi, è proprio in nome della democrazia sindacale (e dei sindacati più piccoli) che a suo tempo la sinistra radicale promosse quella riforma dello Statuto. Il testo del Comitato centrale della Fiom che illustra la piattaforma del 9 marzo è chiaro: al punto 1 dice che “va respinta
ogni manomissione dell’articolo 18”; al punto 4 chiede “una reale democrazia nell’esercizio della rappresentanza e nell’affermazione delle libertà sindacali e in tutti i luoghi di lavoro a partire da Fiat”. Insomma, chiede di non toccare l’articolo 18 e, poche righe sotto, di mettere mano all’articolo 19, proprio nella direzione indicata dal disegno di legge Nerozzi.
Già, ma il problema è proprio questo: si può considerare un totem un articolo dello Statuto dei lavoratori e chiedere di cambiare quello successivo? Si può definire il primo una norma di civiltà e l’altro una violazione della democrazia? Ps. A scanso di equivoci ieri, saggiamente, Pier Luigi Bersani ha detto che si può pensare a un intervento migliorativo dell’articolo 18, senza cancellarlo. Ps/2. Sempre a scanso di equivoci, da nessuna parte il Comitato centrale della Fiom dice di chiamare la gente in piazza contro le discriminazioni sul lavoro. Per quelle ci sono i giudici. Come quelli che, l’altro giorno, hanno reintegrato i tre lavoratori di Melfi, licenziati ingiustamente.

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