venerdì 3 febbraio 2012

Il peccato originale del Pd - Antonio Funiciello su Europa

La vicenda Lusi, slegata dalle responsabilità soggettive in via di accertamento, richiama all’attenzione il peccato originale del Partito democratico: la scelta di non farsi carico delle strutture finanziarie dei partiti fondatori. Ma di lasciare che esse continuassero ad esistere, attraverso la dubbia ed equivoca forma della cessazione dell’attività politica. Un paradosso screziato di ridicolo: i Ds e la Margherita stabilivano simultaneamente di interrompere ogni attività, pur continuando a ricevere i rimborsi elettorali senza girarli al Pd, ad amministrare in modo produttivo il proprio patrimonio, a conservare organismi dirigenti (i due tesorieri, nonché la presidenza del comitato politico dei Ds e l’assemblea federale della Margherita), a rendicontare annualmente la propria gestione finanziaria. Due eunuchi, Ds e Margherita, nell’harem dei rimborsi del finanziamento pubblico, previsto da una legge criminogena. 
L’obiezione principale alla fusione delle due strutture nella nuova atteneva ai debiti pregressi che gravavano, nel 2007, sul Pci-Pds-Ds. Obiezione stravagante per due ordini di motivi: anzitutto perché nel 2007 i Ds erano già in via di guarigione finanziaria grazie all’iniziativa di risanamento del tesoriere Ugo Sposetti, durante la segreteria Fassino; in secondo luogo perché la situazione debitoria dei Ds nel 2007 era comunque garantita dalla sicurezza dell’afflusso, nei quattro anni successivi, dei quattrini del finanziamento pubblico e dall’ancora ingente patrimonio. Se il denaro del finanziamento e la gestione del patrimonio fossero diventati, nel 2007, prerogativa del Pd, il nuovo partito non ne avrebbe che beneficiato. I gruppi dirigenti dei due partiti fondatori scelsero diversamente, producendo l’assurdo politico di un nuovo partito che, nonostante ereditasse tutto dei cofondatori (i gruppi dirigenti nazionali e periferici, l’estensione dei loro patti
di sindacato al vertice, il problema dell’utilizzo di un sovrabbondante funzionariato), sceglieva di non fare proprie le casse, fondendole in quella del Pd.
L’errore di non chiudere veramente Ds e Margherita ha avuto conseguenze ancora maggiori nel condizionamento della vita e della dialettica interna del Pd. Il permanere di due strutture parallele al neonato partito, ha da subito ingenerato retropensieri di ogni genere e insinuato il sospetto di una cattiva coscienza in chi, imbarcandosi nel nuovo soggetto, teneva in acqua due grosse scialuppe di salvataggio in caso di naufragio. Un errore psicologico che ha pesato e pesa ancora nella vita quotidiano del partito a tutti i suoi livelli, dal nazionale all’ultimo circolo del più remoto entroterra. L’errore psicologico è parte, però, di un più complesso errore politico. La permanenza delle due vecchie strutture ha inciso massicciamente nell’articolarsi della dialettica interna al partito, in particolare avvantaggiando chi proveniva dalle vecchie strutture a danno dei “nativi” democratici. 
I contraenti del patto di sindacato al vertice del Nazareno hanno potuto contare sulla sponda offerta dai partiti di provenienza, determinando, in partenza, un clamoroso gap a loro vantaggio nei confronti di chi non proveniva né dai Ds né dalla Margherita. Una tara sulla dinamica intestina dei rapporti di forza nel partito, che poteva essere alleggerita grandemente se le strutture preesistenti fossero state soppresse e l’insieme delle risorse messo a disposizione della nuova ditta. Un errore gigantesco: il vero peccato originale dei democratici. P.S. C’è da dire che, per farsi un’idea non dettagliata (così prevede la legge) di come sono stati spesi i soldi dei Ds da quando ha cessato l’attività politica, è possibile andare sul sito dsonline.it e leggersi tutti i rendiconti annuali con annesse relazioni. Il sito margheritaonline.it è inattivo da tempo. Una responsabilità politica di Lusi certo, ma non solo sua.

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