venerdì 24 febbraio 2012

Il più grande nemico della libertà d’espressione - Alessandro Gilioli su L'Espresso

Spero fortemente che il caso Formigli – unito alla vicenda della fideiussione richiesta per far parlare Celentano da Santoro – risvegli un filo i cervelli su quello che oggi in Italia è il principale nemico della libertà d’espressione: le minacce e le richieste di risarcimento economico.
Ormai da anni, le richieste in sede civile di risarcimento economico sono andate sostituendo le querele penali per diffamazione, perché si è scoperto che hanno un potere intimidatorio mille volte maggiore. E il motivo è molto semplice: chi non ha un editore (tipo il citizen journalist) sa di rischiare la povertà, l’ipoteca sulla casa e così via; e chi ce l’ha, è intimorito all’idea di provocare un danno enorme all’azienda da cui il suo destino professionale dipende.
Il tutto rischia di essere paralizzante, specie per il giornalismo di inchiesta: ma anche per quello di critica politica e perfino per quello di satira. Eppure le alternative equilibrate, in un Paese che ha cuore la libertà di stampa, non mancherebbero. Ad esempio, tempo fa il collega Luigi Ferrarella proponeva un sistema per cui chi fa causa civile per un articolo (cartaceo, on line, radio, tv etc), se poi perde è costretto a pagare lui almeno una parte di quanto chiesto al giornalista. Questo sistema disincentiverebbe la minaccia e l’uso della causa civile come strumento intimidatorio: prima di andare in tribunale a chiedere milioni di euro, ci si penserebbe molto bene.
A me sembra un’ottima idea. Ma nella cosiddetta ‘economia della reputazione della trasparenza’ i meccanismi potrebbero essere anche più innovativi.
Ad esempio – fermo restando il reato penale per diffamazione – per l’aspetto civile si potrebbe passare (anziché dal tribunale) attraverso una sorta di giurì ad hoc, un’autorità imparziale e indipendente specializzata nelle questioni dell’informazione, che alla fine della sua istruttoria rende trasparenti on line tutti gli episodi in
cui un giornalista ha sbagliato o, al contrario, ha avuto ragione.
Giocandoci la faccia (e la fedina penale) staremmo comunque molto attenti a quello che si scrive, ma almeno non saremmo terrorizzati ogni mattina dalle decine lettere minacciose di avvocati che fanno causa civile o che semplicemente chiedono soldi per non farla («ci contatti per un’eventuale transazione»), spesso accampando ragioni più che pretestuose e puntando sul fatto che un’azienda molli qualche migliaio di euro pur di evitarsi una grana.
E, lo ripeto, la paura delle grane e del risarcimento ormai in Italia sta diventando il più grande nemico della libertà d’espressione.

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