venerdì 17 febbraio 2012

L’antidoto dem: controlli e primarie - Fabrizia Bagozzi su Europa

Più controlli, interni ed esterni. Sanzioni che arrivano fino all’azzeramento dei rimborsi elettorali in caso di irregolarità o violazione della legge sul finanziamento dei partiti. Rendiconti stringenti. Massima trasparenza dei conti e dei bilanci che devono essere pubblicati on line e dunque sottoposti a un controllo diffuso. Primarie negli statuti dei partiti per la individuazione dei candidati sindaci e presidenti di regione: sono queste alcune delle disposizioni contenute nella proposta di legge sui partiti che dà attuazione all’articolo 49 della Costituzione e che oggi il segretario del Pd Bersani, il tesoriere Antonio Misiani e Pierluigi Castagnetti presenteranno alla sede del Pd al Nazareno. 
Un testo a prima firma Bersani su cui Castagnetti e Misiani hanno lavorato traendo significativo spunto dalle proposte democratiche già depositate (Sposetti, Castagnetti e Veltroni-Castagnetti alla camera, Agostini-Zanda al senato). Non un semplice lavoro di sintesi, ma un articolato di legge ex novo che attribuisce personalità giuridica ai partiti, definisce requisiti statutari di democrazia interna e garantisce trasparenza nella gestione delle risorse finanziarie. 
Due, in particolare, le novità. Primo, l’obbligo di certificazione dei bilanci a opera di società esterne indipendenti – procedura a cui il Pd fin dalla sua nascita si è autonomamente sottoposto – e di controllo pubblico da parte della Corte dei Conti. Chi non vi si sottopone, rimane escluso dai rimborsi elettorali. Secondo, la previsione per statuto della primarie per la individuazione dei candidati agli organi elettivi monocratici, tranne il presidente del consiglio, rispetto al quale dovrà intervenire la legge elettorale sulla cui riforma le forze politiche hanno avviato la discussione. 
Le primarie devono essere promosse dall’ufficio elettorale centrale nello stesso giorno per tutti i partiti e
sono incentivate dal fatto che chi decide di non indirle subisce una riduzione del 25 per cento del contributo pubblico. Anche se l’individuazione delle candidature rimane sempre possibile attraverso la votazione degli organismi competenti. Fra i requisiti di democrazia interna che qualificano un partito e che diventano dunque condizione per l’accesso alle elezioni e ai rimborsi, la presenza delle minoranze negli organi collegiali dei partiti, la definizione di un codice etico, garanzie di genere.
È prevista l’anagrafe degli eletti. E i bilanci devono essere pubblicati sul web open data in modo da garantire la massima trasparenza (e valutazione di dettaglio) anche da parte dei cittadini. Il Pd depositerà oggi la sua proposta in commissione affari costituzionali della camera, dove la discussione è già avviata e dove partirà velocemente (si spera) il confronto con le altre forze politiche. 
Molte le convergenze con il testo dell’Udc annunciato da Casini, dal controllo dei bilanci da parte della Corte dei Conti ai criteri di democrazia interna. Il Pdl, tramite Alfano, ha fatto sapere che se ne può parlare. Ma il Pd ha intenzione di accelerare la discussione per arrivare al più presto a un testo condiviso che dia un forte segnale di trasparenza e che contribuisca a rivitalizzare il rapporto fra cittadini e partiti. Che già non era proprio ai massimi storici e che il caso Lusi e la vicenda di An hanno fatto precipitare.

Nessun commento: