venerdì 17 febbraio 2012

Le idee forza dei progressisti europei - Roberto Seghetti su TamTam Democratico

Se si mettono da parte le diversità di linguaggio, dovute alle fonti, agli obiettivi e ai differenti momenti in cui sono stati scritti, il documento pubblicato dall’Spd e dai Verdi tedeschi il 12 dicembre (www.nens.it), il programma elettorale reso noto dal candidato alle elezioni presidenziali francesi, il socialista Francois Hollande (www.francoishollande.fr), e il Piano Nazionale per le riforme consegnato a Bruxelles e al Parlamento italiano dal Partito democratico italiano nell’aprile del 2011 (www.partitodemocratico.it) presentano una impostazione di fondo simile e che può essere grosso modo riassunta in quattro punti.
Primo: linea di politica economica pervicacemente perseguita dalla Germania della cancelliera Angela Merkel rischia di spingere l’Europa ancora di più in recessione, perché in un momento di crisi come quello che si sta vivendo la giusta austerità nei conti pubblici, se non viene accompagnata da un robusto progetto per la crescita volto a sostenere i settori più innovativi dell’economia e l’occupazione, è un errore che rischia di aggravare la crisi invece di risolverla.
Secondo: il ruolo della Banca centrale europea deve essere diverso, nel senso che alla Bce deve essere consentito di adottare linee di intervento simili a quella della Federal Reserve Usa o della Boe, la Bank Of England.
Terzo: vanno introdotte forme di tassazione delle attività finanziarie, i cui introiti possono concorrere a ridurre o quantomeno a sostenere il debito pubblico dei diversi paesi.
Quarto: l’emissione di eurobond può servire a finanziare progetti di sviluppo.
Il documento tedesco, scritto da economisti ed esperti, è più compassato, tecnico e affronta i problemi europei in un’ottica che tiene conto del confronto politico interno alla Germania. Il programma elettorale di Hollande, scritto in prima persona (io dirò, io proporrò, io farò…) è chiaramente tutto rivolto al sentimento
degli elettori francesi, fino al punto di ipotizzare una revisione dei trattati europei così faticosamente concordati nelle ultime settimane.
E il Pnr del Pd risente ovviamente del tempo trascorso: fu presentato un anno or sono, con Silvio Berlusconi ancora saldamente alla presidenza del Consiglio italiana e con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ancora in auge: diceva che tutto andava bene e rifiutava di confrontarsi con le proposte del Pd perché riteneva (in linea con alcuni grandi quotidiani che lo sostenevano senza se e senza ma) che non vi fosse alternativa alla politica economica del governo di centrodestra.
Tutti oggi possono verificare come sia finita e quale disastro abbia rischiato l’Italia. Per salvare il paese il Pd ha responsabilmente sostenuto il governo di impegno nazionale di Mario Monti, rinunciando ad andare subito al voto. Rispetto ad un anno fa vi sono molte cose diverse in Italia, a Bruxelles, a Parigi e perfino a Berlino. Ma le proposte di fondo e la situazione complessiva dell’Europa non sono cambiate di molto: l’obiettivo di una politica europea volta non solo al rigore, come pure è giusto, ma anche alla crescita e all’occupazione ormai è riconosciuto da tutti come “il” problema da affrontare per uscire dalla crisi.
E su questo piano i documenti dell’Spd e dei verdi tedeschi, il programma elettorale francese di Hollande e il Pnr del Pd presentano oggettivamente, pur nella diversità di fonti, pubblici e occasioni e passaggi tecnici, molti elementi in comune. Per dirla con le parole usate da Hollande in una intervista a Il Sole 24 Ore, “Non mi riconosco certo nelle politiche condotte dalle destre in Europa, che fanno del rigore e dell`austerità l`alfa e l`omega dei loro programmi. Credo, al contrario, che riduzione dei deficit e rilancio della crescita possano essere perseguiti nello stesso tempo”.
Dire solo questo però sarebbe riduttivo. In questi documenti-piattaforme dei tre schieramenti progressisti vi è anche di più, e cioè vi è al fondo la convinzione profonda che da questa crisi si esca con più solidarietà europea, non con chiusura e ripiegamento. Anche se è proprio su questo, e cioè sul tema dell’accelerazione da imprimere al percorso dell’unità, che gli accenti dei tre documenti sono più diversi, in particolare per quanto riguarda le prospettive descritte da Hollande nel suo programma elettorale.
Più esplicito e forte è il richiamo alla necessità di un passo in avanti verso l’Europa unita nel Pd e nell’Spd. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha sottolineato in alcuni discorsi pubblici e in un recente articolo su Tamtàm democratico la necessità di rilanciare “il sogno europeo” e cioè un percorso di costruzione europea in cui diventi attuale anche la cessione di sovranità nazionale.
Accenni simili nella sostanza e nella forma si possono trovare nel documento scritto dagli esperti dell’Spd e dai Verdi, anche se si tratta di un testo volto ad esaminare soprattutto problemi economici: “L’Unione monetaria deve diventare una vera unione politica, con una comune politica fiscale e finanziaria e con comuni obiettivi per lo sviluppo economico, sociale e culturale dell’eurozona”.
Meno esplicito e più attento al sentimento nazionale degli elettori francesi, anche perché più vicino alla prova elettorale contro Sarkozy, appare invece Francois Hollande, anche se il progetto europeo è e resta radicato nel programma del candidato progressista d’Oltralpe.
Punti di contatto e sensibilità diverse emergono con chiarezza dalla lettura diretta di alcuni brani dei diversi testi. Come si può verificare dagli stralci che seguono.
Documento Spd-Verdi. Punto 7. “La stabilità finanziaria e di bilancio è importante ma essa va coniugata con una politica di sviluppo capace di ridurre la disoccupazione in Europa ( sopratutto giovanile) di cui la Germania deve farsi promotrice”.
Documento Spd-Verdi. Punto 8. “Se il governo federale in una tale situazione richiede come un mantra sempre ulteriori misure di consolidamento e, nel contempo, rifiuta categoricamente di compiere ogni passo che potrebbe concorrere a tranquillizzare i mercati finanziari, esso mette in pericolo la stabilità dell’Unione monetaria europea e dell’intero sistema finanziario europeo”.
Documento Spd-Verdi. Punto 9. “La proposta comune del Consiglio degli esperti del governo federale, che prevede l’istituzione di un fondo d’ammortamento comune europeo, è la strada giusta. Una veloce realizzazione di questo fondo di ammortamento – collegato ad una vera unione fiscale europea nella zona euro - è l’ultima possibilità per ricreare un clima di fiducia verso i debiti sovrani dell’eurozona*”.
Documento Spd-Verdi. Punto 10. “Abbiamo bisogno adesso di un programma europeo di infrastrutture che abbia una chiara priorità degli investimenti nell’economia reale. Abbiamo bisogno in Europa di una trasformazione sociale ed ecologica, con la creazione di nuove catene di produzione di valore nei mercati guida del futuro. Abbiamo bisogno di una iniziativa europea per combattere la disoccupazione giovanile. Abbiamo bisogno di una tassazione dei mercati finanziari. Coloro che hanno causato la crisi devono chiamati a contribuire alla soluzione. Se ciò non è possibile con l’Europa dei 27, l’Euro-gruppo deve fare da capofila”.
Programma Hollande. Punto 11. “Io proporrò ai nostri partners un patto di responsabilità, di governo e di crescita per uscire dalla crisi e dalla spirale di austerità che l’aggrava. Io rinegozierò il trattato europeo tratto dall’accordo del 9 dicembre 2011 privilegiando la crescita e l’occupazione, e riorientando il ruolo della Banca centrale europea in questa direzione. Io proporrò di creare eurobonds”.
Programma Hollande. Punto 12. “Io difenderò un’associazione piena e completa dei parlamenti nazionali e europei a queste decisioni. Cinquant’anni dopo il trattato dell’Eliseo, io riproporrò ai nostri partner l’eleborazione di un nuovo trattato franco-tedesco. Io difenderò un bilancio europeo (2014-2020) al servizio dei grandi progetti del futuro. Io sosterrò la creazione di nuovi strumenti finanziari per lanciare programmi industriali innovativi, soprattutto nel settore delle tecnologie verdi e del trasporto merci ferroviario. E lavorerò con i nostri partner per un’Europa dell’energia”.
Programma Hollande. Punto 13. “Io proporrò allo stesso tempo una nuova politica commerciale per ostacolare tutte le forme di concorrenza sleale e per fissare regole stringenti di reciprocità in materia sociale e ambientale. Una tassazione che abbia attenzione ai problemi del clima e dell’energia alle frontiere d’Europa completerà questo progetto. Io lavorerò, nell’ambito del G20, per un cambio più equilibrato tra euro, dollaro americano e yuan cinese, proponendo un nuovo ordine mondiale”. Piano nazionale per le riforme presentato dal Pd a Bruxelles nell’aprile del 2011.
1. Un’agenzia europea per il debito per acquistare i titoli dei paesi aderenti ed emettere titoli di debito europei (eurobonds) garantiti in modo collettivo;
2. Un piano europeo di investimenti per l’occupazione, l’ambiente e l’innovazione, alimentato dalle risorse raccolte attraverso l’emissione di eurobonds, l’introduzione di specifici strumenti fiscali a livello europeo, tra i quali la Financial Transaction Tax ed il rafforzamento della tassazione ambientale, oltre agli interventi della Banca Europea degli Investimenti e del fondo infrastrutturale “Marguerite” (…) Un piano complementare all’avanzamento del mercato interno come raccomandato dal “Rapporto Monti”. Un piano in controtendenza rispetto alla logica di “non interferenza” seguita negli ultimi anni dalle istituzioni comunitarie di fronte ai rischi di desertificazione industriale di intere regioni;
3. Uno “standard retributivo” europeo per coinvolgere i paesi in surplus nel processo di aggiustamento delle bilance commerciali. Lo standard retributivo implica una crescita delle retribuzioni reali in linea con la dinamica della produttività (…);
4. Una più equilibrata distribuzione del reddito da lavoro, sia primaria (conseguita sul mercato del lavoro) che secondaria (sostenuta da interventi di welfare e fiscali) capace di restituire potere d’acquisto e sicurezza alle famiglie.
*Una proposta analoga è stata elaborata oltre due anni or sono da Vincenzo Visco e fatta propria dal Pd.

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