mercoledì 15 febbraio 2012

Liberalizzazioni, la carica dei partiti tra boicottaggi e prove di dirigismo - Alessandro De Nicola su Repubblica

Si fa presto a dire governo tecnico: quando i provvedimenti bisogna votarli, sempre per il Parlamento bisogna passare ed, ovviamente, per il bene della democrazia è giusto che sia così.
Tuttavia nella partita che si gioca sul decreto liberalizzazioni, pressioni di lobby, mania di protagonismo e sinceri afflati ideologici stanno facendo emergere un panorama sconcertante: sono stati presentati ben 2299 emendamenti! Mentre in molti casi abrogazioni ed integrazioni sarebbero pertinenti al tema liberalizzazioni, in altri si è scambiato il decreto liberalizzazioni per una legge omnibus e ci si vuol infilare dentro un po' di tutto, come nelle buone vecchie finanziarie.
Per mettere un po' d'ordine tratteremo solo degli emendamenti legati al tema delle liberalizzazioni, dividendoli a seconda della provenienza politica.
IL PDL
Il Popolo della Libertà fa fatica a declinare Libertà in liberalizzazione. Ad esempio, viene richiesto di modificare o addirittura abrogare del tutto l'articolo 9 che prevede l'abolizione delle tariffe professionali. Tale accanimento è stupefacente anche in considerazione del fatto che il decreto ferragostiano del governo Berlusconi, già prevedeva la derogabilità delle tariffe e la piena informativa al cliente.
Molti spazi di libertà previsti nel decreto sono sotto attacco: per le società di professionisti si prevede un limite del 25% del capitale sociale con diritto di voto ai soci di mero capitale. Naturalmente pensare che questo tetto salvaguardi "l'indipendenza" del professionista è illusorio: un volta dentro, il socio di capitale vorrà far sentire (giustamente) la propria voce sulla conduzione economica della società e se i suoi soci professionisti vorranno ottenere altro capitale non potranno fare di testa loro. E se i professionisti non
avessero avuto bisogno di denaro fresco, beh, non avrebbero cercato l'ingresso di un azionista esterno.
Sulle farmacie ci si propone di innalzare da 3.000 a 3.500 il numero minimo di abitanti per farmacia: un codicillo tanto per farne aprire qualcuna in meno senza che venga messo in discussione l'impianto dirigistico del decreto che allarga sì gli spazi di concorrenza, ma non basandosi sul gioco della domanda e dell'offerta, bensì su una stima governativa di quante farmacie abbiano bisogno un tot numero di italiani.
Anche il ripristino richiesto dal PdL (e pure dal PD) del massimo dell'1,5% di commissioni bancarie sul pagamento con carta elettronica è illusorio. Se si fissano dei tetti ai prezzi di qualsiasi servizio, chi lo fornisce si rifarà in qualche altro modo, ad esempio aumentando il canone annuale della carta di credito, provocando così un'allocazione inefficiente delle risorse: invece che pagare il consumo del servizio, si pagherà il possesso della carta.
La richiesta che l'Authority dei Trasporti debba decidere il numero delle licenze dei taxi "d'intesa" , invece che semplicemente "sentiti" i sindaci, potrebbe sembrare una ragionevole estensione del principio di sussidiarietà: chi è vicino al territorio sa i suoi bisogni. In realtà, i sindaci sono più vulnerabili di un'authority nazionale al potere di interdizione dei tassisti e quindi, così com'è successo finora, concederebbero nuove licenze col contagocce. Va bene invece la possibile riduzione del limite di partecipazione azionaria di Eni in Snam Rete Gas al 5%. Una volta che si decide la separazione essa deve essere reale e non fittizia.
IL TERZO POLO
Gli emendamenti più significativi Terzopolisti vanno viceversa in direzione più liberale. Per le farmacie si vuole abolire la prelazione dei comuni per l'apertura di nuove farmacie in certi siti, allargare il numero dei farmaci vendibili in esercizi commerciali, concedere pari opportunità ai parafarmacisti nell'apertura di farmacie e abbassare la soglia di numero di abitanti dei comuni ove valgono le norme liberalizzatrici da 12.500 a 5.000. Sull'affidamento dei servizi pubblici in-house da parte dei comuni si prevede un parere non solo "obbligatorio" ma anche vincolante da parte dell'Antitrust, che presumibilmente sarà più severa degli enti locali nel giudicare le eccezioni alla regola dell'affidamento dei servizi in gara.
Inoltre, si vorrebbe togliere il limite degli sconti sui libri introdotti dalla legge Levi alle vendite online. Essendo la legge Levi un'assurdità, qualsiasi cosa ne diminuisca la portata è benemerita. Infine si ripristina l'immediata separazione societaria di Rete Ferroviaria Italia da Trenitalia.
Sono ottimi emendamenti, peccato che il Terzo Polo abbia già detto che è disposto a rinunciarci pur di far passare intonso il resto del decreto.
PARTITO DEMOCRATICO
Dal mio punto di vista è il caso più intrigante, perché gli emendamenti del PD ne confermano la natura di Dr. Jekyll e Mr. Hyde in materia economica. Ora, nessuno pretende che i Democratici diventino dei liberisti (o degli ultraliberisti, come viene definito con sgomento chi è a favore dell'economia di mercato), non è nella loro natura di partito (quasi) socialdemocratico.
Però se vogliono, come dicono, dare una mano alla spinta liberalizzatrice, dovrebbero distinguere tra cosa è tale e cos'è dirigismo a favore dei consumatori, favore che poi nemmeno si realizza. Ad esempio, la portabilità gratuita del conto corrente da loro proposta, sembra una bella cosa, non fosse che se la banca ha dei costi per le operazioni di chiusura, li caricherà - in modo opaco- in altro modo ai correntisti. Se si costringono le assicurazioni a concedere uno sconto al cliente che non ha incidenti (e non ad offrirlo liberamente come strumento di marketing), beh esse aumenteranno il prezzo della polizza in generale.
Inoltre cosa vuol dire che le banche non possono condizionare l'erogazione di un mutuo all'apertura di un conto corrente presso i propri sportelli? Che hanno l'obbligo di contrarre? Tale obbligo vale per i monopolisti, non per le imprese in concorrenza. L'equo compenso per i tirocinanti nelle professioni, poi, sarà sicuro elemento di contenzioso per intasare i nostri già stracolmi tribunali e porterà ... all'assunzione di meno tirocinanti da parte di quei professionisti non benestanti che però offrivano al praticante almeno l'opportunità di imparare il mestiere portandosi a casa pochi soldi. Stessi rilievi critici possono esser fatti sui limiti alla partecipazione di soci di mero capitale alle società di professionisti.
Buoni sono altri emendamenti, invece. Ad esempio sulla possibilità di aprire self-service di carburante anche in città, sull'accelerazione dei tempi della separazione tra rete e compagnia di trasporto delle FS o dell'istituzione dell'Autorità dei trasporti o della separazione tra Eni e Snam. Commendevole anche l'abolizione dei vincoli alla vendita dei farmaci di classe C e la semplificazione delle procedure per i concorsi per le nuove sedi di farmacie.
IDV E LEGA
In genere i due partiti ripropongono gli emendamenti restrittivi, magari con qualche chiusura in più. Da notare la proposta della Lega di immediata privatizzazione della Rai, che sarebbe un buon viatico per la liberalizzazione del settore televisivo e la separazione tra Poste e Banco Posta avanzata dall'IdV che ne permetterebbe una più spedita privatizzazione.
Ecco, questa e la "pancia" dei partiti politici in Italia. E non è una gran consolazione constatare che, se non verrà posta la fiducia, la stragrande maggioranza del Parlamento potrebbe ritrovarsi su alcuni emendamenti che restringono la libertà economica, ma quasi mai su quelli che lasciano più spazio alle forze di mercato. Così la pensano i politici: la speranza è che la maggioranza dell'elettorato abbia idee diverse. Chissà.

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