venerdì 17 febbraio 2012

L'obbligo scolastico che non regge Ogni anno centomila addii alle aule - Mario Reggio su Espresso

Il venti per cento non ce la fa a rispettare l'obbligo scolastico. In parole povere centomila ragazze e ragazzi, che ogni anno si lasciano alle spalle la terza media, si trasformano in "fantasmi". Non ce la fanno a seguire il corso di studi fino a 16 anni. Per fortuna il fenomeno della dispersione scolastica si è ridotto con il passare degli anni alle elementari, dove la media degli abbandoni non supera l'uno per cento, mentre nella scuola primaria, un tempo la scuola media unificata, la percentuale nazionale si è fermata a quota tre. Ma attenzione, si parla sempre di medie statistiche, quindi in molte Regioni come Sardegna, Campania, Puglia o Sicilia e, soprattutto, in alcune province i numeri sono drammaticamente più alti.
Comunque, il fenomeno dell'abbandono scolastico esplode nei primi due anni delle scuole superiori. L'ultima indagine dell'Istat, pubblicata un mese fa e relativa al 2010, parla di una media nazionale di abbandoni al 18.8 per cento. Non molti sanno, però, che l'indagine dell'Istat si riferisce solo alle scuole superiori statali. Poco o nulla si conosce della dispersione scolastica negli istituti di formazione professionale gestiti dalle Regioni. E' quindi certo che la percentuale di giovani che spariscono dal panorama scolastico è molto più alta.
Cosa possono fare le scuole per recuperare le decine di migliaia di giovani che sono fuggiti o che frequentano saltuariamente oppure che lasciano dopo una bocciatura? La legge traccia un percorso preciso. La scuola deve convocare i genitori e spiegare loro che stanno commettendo un reato. Se la situazione non si sblocca parte la segnalazione ai servizi sociali del Comune che dovrebbero tentare il recupero dello studente. Se il tentativo fallisce scatta la denuncia al Tribunale dei minori. Tutto chiaro. Ma non sempre è facile, anzi a volte impossibile. Basta un esempio. A Belluno le segnalazioni di mancato rispetto dell'obbligo
scolastico sono 27. A Napoli 60 mila. Nel capoluogo campano, che assieme all'hinterland ha raggiunto il livello monstre di 3 milioni e mezzo di residenti, sarebbe necessario un piano Marshall.
Servizi sociali centuplicati, strutture scolastiche all'avanguardia, investimenti robusti nella scuola. Invece per far fronte al disastro si sono mobilitati migliaia di insegnanti, decine di migliaia di genitori, per rendere la scuola un luogo che attrae, educa, coinvolge. Una lotta titanica in un territorio dove la gente convive con la povertà crescente, la paura e la rassegnazione. Ma l'emergenza non riguarda solo Napoli. Basti pensare che nella periferia orientale di Verona la dispersione scolastica ha toccato il 30 per cento, mentre a Reggio Calabria ha ormai raggiunto il 38 per cento.

Nessun commento: