venerdì 24 febbraio 2012

Monti, ma senza esagerare - Guelfo Fiore su Europa

Sicuramente non arriveremo al “meno male che Mario c’è”. Vedere un drappello di ragazzotte che si dimenano ringraziando per averci donato tal premier ha le stesse probabilità di assistere allo sbarco di marziani a piazza Venezia. Certi eccessi, scosciati e non, paiono archiviati definitivamente.
Ma si può esagerare anche senza slanciarsi su un registro da Drive in. E, diciamo la verità, la sensazione che si stia scivolando verso un clima da “santo subito” cresce giorno dopo giorno. Qui si parla dei media più che del paese reale. Scorrendo l’ultima indagine di Mannheimer si legge, per esempio, che per il 69% degli italiani il governo ha esagerato con i sacrifici. Non è questa la convinzione del 69% delle testate, invece.
L’eccezionale favore acquisito da Monti ha numerose ragioni. La competenza. La chiarezza degli obiettivi. La determinazione mostrata fin dai primi giorni. L’evidente gradimento riscosso sul piano internazionale.
Lo stile dell’uomo pubblico e dell’uomo privato. La rinuncia, anzi il rifiuto, di adoperare lo schema amico-nemico. E, certo non da ultimo, la sua natura di “tecnico”. Ovvero di diverso dai partiti. Di estraneo alla politica intesa come perenne e autoreferenziale conflitto dentro e fuori le aule del parlamento. Che i partiti, segnatamente la inconcludente maggioranza uscita dalle urne del 2008, non possano vantare grandi meriti visto che stiamo dove stiamo e che in fatto di autoriforma si trovino poco più che all’anno zero è pacifico, ma è pure vero che populismi piazzaioli e salottieri non scarseggiano in giro per i giornali e arrivare sulla soglia di palazzo Chigi senza indossare una maglietta delle squadre presenti sul campo ha assicurato al nuovo atleta una generosa dose di preventiva benevolenza.
Si dirà: ci ha condotti lontano dall’abisso in un centinaio di giorni, Obama l’ha elogiato, l’assemblea di
Strasburgo riservato una standing ovation, Sarkozy e Merkel hanno dovuto rimettersi in tasca i divertiti risolini destinati solitamente a Berlusconi, i debiti delle Olimpiadi 2020 renderanno la vita grama a spagnoli o giapponesi e certo non a noi e il pareggio di bilancio, nel 2013, sta in cassaforte. Tutto vero. E tutto riconosciuto, anche da chi firma.
Ma chiedersi, e chiedergli, se qualche cosa si poteva fare diversamente (come pensa quel 69% di cui sopra)? Se era proprio senza alternative la stangata ai danni di quanti stavano per andare in pensione? Se la reintroduzione dell’Ici, oggi Imu, non poteva ricalcare il provvedimento del governo Prodi invece che estenderla anche alla famiglie che non arrivano a fine mese, prendendo il resto dei soldi dai redditi più sostanziosi? Poche domande, tra le numerose che pure andrebbero rivolte all’esecutivo dei tecnici.
Espressione, questi tecnici, di quelle elites – ha ricordato Carlo Galli di recente su Repubblica – che «conoscono l’Italia attraverso stereotipi oppure attraverso le privilegiate esperienze familiari e di amici» dando vita ad «un corto circuito» a sua volta segnale della distanza tra le elites e la massa dei cittadini. Monti ed il suo governo “strano” forse restituiranno slancio all’economia italiana. Ma guardare alla voce costi, soprattutto sociali, non deve essere giudicato come reato di lesa maestà o, peggio, espressione di becero partitismo.
Così non si aiuta la società ad imboccare strade più virtuose ma si fa solo del conformismo che, un domani, nell’era post Monti, può essere sostituito da un altro conformismo. Non necessariamente dello stesso tenore. E un’altra occasione di progresso civile e di maturazione democratica sarà andata a farsi benedire. 

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