lunedì 20 febbraio 2012

Regole, siamo più avanti - Salvatore Vassallo su Europa

Salvatore Vassallo
Caro direttore, a tutto c’è un limite, anche alla tendenza a spararle a vanvera dell’onorevole e mio comapgno di partito Giorgio Merlo pur di creare una qualche micro-polemica a vantaggio delle agenzie di stampa. In un articolo da voi pubblicato ieri, riguardo alle primarie, il Merlo scrive: «Ci sono troppi casi che richiedono, come invoca lo stesso Bersani, qualche aggiustamento senza introdurre ulteriori carnevalate care all’onorevole Vassallo, come quello di prevedere le pre-primarie tra i cittadini per indicare il candidato unico del Pd, per poi fare le primarie vere e proprie».
In diverse mie dichiarazioni dei giorni scorsi, coerenti del resto con una posizione che sostengo dai tempi della mia relazione al convegno di Orvieto dell’ottobre 2006, ho ribadito la mia contrarietà all’ipotesi che il Pd partecipi alle primarie di coalizione con un suo candidato unico ufficiale. Se il Pd avanza la ragionevole pretesa di esprimere il candidato a sindaco in un comune in cui è di gran lunga il partito maggiore, deve fare primarie di partito, e basta. Se preferisce tenere primarie di coalizione deve accettarne la logica, senza provare a forzarla richiamandosi alla lealtà di partito.
Di conseguenza, ho anche criticato la proposta, attribuita a Franco Marini, non certo a me, di prevedere una, “pre-primaria” interna finalizzata a selezionare il “candidato unico ufficiale”. Ho detto che, in teoria, se si volesse evitare che le primarie di coalizione siano vinte da un candidato dotato di insufficiente consenso, si potrebbe pensare ad un “doppio turno in senso stretto”, ma che anche questa soluzione mi pare insensata
perché appesantirebbe in maniera irragionevole il processo elettorale.
Giovedì però è capitata anche un’altra cosa che all’onorevole Merlo, grande produttore di frettolose note per le agenzie, è evidentemente sfuggita. Il segretario Bersani ha presentato un progetto di legge a cui abbiamo lavorato con Antonio Misiani, Pierluigi Castagnetti, Mauro Agostini ed altri parlamentari, anche attingendo a diversi progetti da noi già depositati, che delinea una compiuta attuazione, in chiave evolutiva, dell’articolo 49 della Costituzione. Quel progetto costituisce il frutto di un fecondo processo di apprendimento collettivo e autoriforma della politica a cui si è dato avvio fondando e costruendo il Partito democratico.
I principi che vi sono affermati di democraticità e validità effettiva delle regole interne, trasparenza e certificazione dei bilanci, limite alla reiterazione dei mandati, parità di genere, nonché la disciplina e la promozione delle primarie come metodo non derogabile a piacimento per la selezione dei candidati alle maggiori cariche elettive, sono stati introdotti nella cultura e nella vita politica italiana dal Partito democratico.
Averli trasferiti ora in un progetto di legge largamente condiviso costituisce anche un impegno aggiuntivo per il Pd a praticarli rigorosamente al suo interno, ad ogni livello e in tutte le sue articolazioni territoriali. Le parole assolutamente chiare e apprezzabili usate nella conferenza stampa di giovedì da Pierluigi Bersani circa l’utilità e l’importanza delle primarie, sulla non derogabilità delle regole che ci siamo dati, se non in casi davvero eccezionali, e il fatto che quelle regole siano state trascritte pari pari e senza possibilità di equivoci nel progetto di legge, dovrebbero diradare ogni polemica e liberarci da ogni eventuale malinteso sull’argomento.

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