venerdì 9 marzo 2012

Cancellieri: task force contro la corruzione - Liana Milella su Repubblica

Anna Maria Cancellieri
Se ne meraviglia Anna Maria Cancellieri. Guarda con sconcerto «al ripetersi, vent'anni dopo, di gravi episodi di corruzione». Il ministro dell´Interno resta stupefatta scoprendo «l´improntitudine di certi comportamenti». Non trae conclusioni «né affrettate, né politiche», ma chiede alla gente un salto di responsabilità «per aiutare il governo a fermare la corruzione». Sugli appalti della Tav a Saviano risponde: «Sarebbe drammatico non farli per paura della criminalità».
Corruzione e mafia...è messa male l´Italia, altro che Europa...
«Sicuramente esiste un problema nel nostro Paese, ma esiste anche altrove. Dobbiamo tenerlo ben presente, altrimenti c´è il rischio di interpretare i fatti cadendo nel solito luogo comune che l´Italia è il posto peggiore del mondo».
L´ultimo caso però, quello di Boni, è eclatante, mazzette pagate perfino dentro la Regione.
«Quando leggo di queste vicende, su cui non faccio commenti diretti perché sono atti su cui la magistratura sta operando, mi stupisce l´improntitudine di certi comportamenti e il fatto che continuino ad accadere nonostante siano passati vent´anni da Tangentopoli».
Davvero si meraviglia?
«Sì, a patto che i fatti siano confermati».
La Lega è sempre polemica verso il palazzo. E ora?
«Prima di trarre conclusioni e dare giudizi bisogna attendere che la magistratura faccia il suo lavoro fino in fondo».
Per Di Pietro non è cambiato niente dal ‘92. Non è terribile che non si sia riusciti a rendere immune il palazzo dalla corruzione?
«Se fosse così semplice, forse ci si sarebbe arrivati. Non voglio dare risposte emozionali, né tantomeno
giudizi su quel che si sente o quel che si pensa. Su un fatto non ho dubbi: la gente avverte fortemente il disagio e c´è in giro molta sfiducia. Io credo invece che noi dobbiamo lavorare proprio sulla fiducia e sulla collaborazione dei cittadini perché il nostro Paese è migliore di quanto non venga raccontato. E se il Paese, se tutti ci aiuteranno, allora si potranno ottenere risultati importanti».
Monti che fa, si occupa solo di lavoro e pensioni?
«Assolutamente no, il governo è impegnato sul tema della legalità che svilupperà in diversi settori. Con il Guardasigilli Severino stiamo monitorando la funzionalità delle norme antimafia in vigore da pochi mesi. Con il collega della Funzione pubblica Patroni Griffi lavoriamo sulla corruzione. Stiamo cercando di recuperare e rendere operative ed efficaci le funzioni del disciolto alto commissario per la lotta alla corruzione. Il progetto prende corpo e sostanza in questi giorni e prevede un´analisi del fenomeno e iniziative di carattere ispettivo».
Ancora analisi? Non bastano le tante già fatte?
«Qui c´è ben altro. Il progetto prevede un organismo centrale presso la Funzione pubblica e tante diramazioni periferiche quante sono le prefetture. Stiamo mettendo a punto una serie di accordi, ai quali chiameremo gli enti locali, perché spontaneamente ci chiedano di entrare in un meccanismo di controllo. Alla Gdf affideremo le ispezioni».
La lotta alla corruzione è un problema politico. Ha visto che il Pdl si rifiuta di andare al vertice con Monti pur di non palarne?
«È una vicenda che sta seguendo il presidente».
Da un male ad un altro. Roberto Saviano su Repubblica dice che non si possono fare appalti in Italia perché sono un boccone ghiotto per le mafie. E voi con che spirito pensate di imbarcarvi nell´avventura della Tav?
«Ho una grande stima per Saviano, che conosco e apprezzo moltissimo per il coraggio e la determinazione con cui affronta temi così delicati. Sono certa che il suo messaggio è quello di non perdere una grande occasione per garantire un impegno e fare un salto in avanti su un tema così delicato. Fare una grande opera pubblica, importante per il nostro Paese, nel pieno rispetto della legalità».
Le pare che possano bastare i protocolli, dei pezzi di carta?
«I protocolli non sono affatto "pezzi di carta". C´è un´importante attività che ha dato risultati in passato e che non va sottovalutata. Ciò non toglie che occorra essere ancora più incisivi e risolutivi».
Per bloccare la mafia non è meglio rinunciare ai lavori?
«Assolutamente no. Sarebbe drammatico lasciar perdere opere che portano sviluppo e crescita per il timore delle infiltrazioni mafiose. Dobbiamo avere fede nelle nostre capacità di contrasto e impegnarci ai massimi livelli per garantire ai cittadini che il denaro speso andrà a buon fine. Gli strumenti giuridici ci sono, li renderemo ancora più incisivi ed efficaci».
Il procuratore Caselli suggerisce «di migliorare il meccanismo di assegnazione degli appalti». Come si fa?
«Servono gare più trasparenti, in cui premiare la qualità del progetto, senza lasciarsi irretire dal meccanismo dei ribassi».
Il commissario Virano porta come garanzia che tutto è in mano ai francesi. Loro scudieri contro la criminalità, noi no?
«Non posso accettare che la mano d´Oltralpe sia pulita e la nostra sporca. Le gare avranno sede in Francia, ma saranno aperte a tutti gli operatori. Comunque tutte le opere sul territorio italiano saranno soggette alle leggi italiane, comprese, ovviamente, tutte le norme antimafia».
Gli industriali si trincerano dietro i certificati antimafia, il procuratore Grasso vuole abolirli. E lei?
«Sul certificato è in corso un approfondimento. Di sicuro esso, visto solo come un pezzo di carta, non può dare garanzie assolute. Servono altri sistemi di controllo che blocchino tentativi di infiltrazione pur se l´appalto è stato vinto da un´impresa pulita».
Qual è il piano di Monti per affrancare le grandi opere?
«Per la Tav, come abbiamo già fatto per altri lavori imponenti, funzionerà qui al ministero un tavolo a cui sederanno l´Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, la Procura nazionale antimafia, la Dia, il Servizio alta sorveglianza del ministero delle Infrastrutture. Verrà monitorato l´andamento dei lavori rispetto al rischio che la mafia ci metta le mani sopra».
Il ministro dell´Interno può dare la sua parola che la criminalità resterà fuori?
«Il ministro può garantire il suo impegno e il massimo sforzo possibile per contrastarla. Ma occorre poi, come sempre, che tutti coloro che partecipano alla grande opera diano la collaborazione più fattiva».

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