giovedì 1 marzo 2012

È solo un cretinetti - Michele Serra su Repubblica

"È solo un cretinetti" è l´elegante titolo che il Giornale dedicava ieri, a tutta prima pagina, al manifestante no-Tav caduto dal traliccio. In termini semantici, politici, soprattutto umani, la derisione dell´agonizzante fa da perfetto pendant alle scritte sui muri della sedicente area antagonista contro Caselli. 
Nessuna differenza, né di stile né di significato, quando si cancella la fisionomia umana del "nemico". 
Da tempo, del resto, un pezzo importante del giornalismo italiano di destra sembra avere perduto ogni rispetto: di se stesso. Vanno in televisione (su tutte le reti, a tutte le ore del giorno) in giacca e cravatta, sfoderando sorrisi e discorrendo amabilmente: e quelle sono le pubbliche relazioni. Poi in privato, sui loro giornali, per la cerchia ristretta dei loro lettori, il linguaggio diventa sputo. 
Non le idee, ma le singole persone, con nome e cognome, sono esposte all´odio e al disprezzo, come teste mozze sulle picche. Meritevoli di sghignazzo anche da rapiti o da morti, come fecero con il povero, umile, coraggioso Enzo Baldoni, ammazzato dagli assassini islamisti e trattato da coglione perché (pensate!) viaggiava da free-lance in zona di guerra. 
Adesso c´è il cretinetti morente. Tanto, in capo a un paio di giorni, tutto passa in cavalleria. C´è un nuovo dibattito televisivo da affrontare con piglio british, e un nuovo titolo sul quale infilzare la preda di turno. 
Speriamo che il prossimo sia almeno in buona salute.

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