martedì 13 marzo 2012

Giarda: dalla revisione della spesapiù risorse per diminuire le tasse - Enrico Marro su Corriere della Sera

Ministro Piero Giarda
Ministro Giarda, che contributo può venire dalla «spending review» al risanamento dei conti pubblici?
«La revisione della spesa è una procedura che dovrebbe costituire un dato permanente - risponde il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che ha ricevuto dal presidente del Consiglio, Mario Monti, la missione di rivedere una per una tutte le voci di spesa -. La nostra attenzione è concentrata sulle risorse impiegate per il finanziamento dei servizi delle amministrazioni centrali, nel complesso quindi circa 100 miliardi di euro destinati alle spese di personale, di funzionamento e ai consumi intermedi.
Con quale obiettivo?
«L'obiettivo è quello di migliorare la qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese, senza aumentare la spesa, di favorire l'ammodernamento e l'efficienza della Pubblica amministrazione. Ridurre gli sprechi, le duplicazioni, favorire l'aumento di produttività».
Un programma ambizioso.
«Le proiezioni tendenziali su cui questo e i precedenti governi hanno definito interventi correttivi implicano l'invarianza della spesa primaria (al netto degli interessi) nei prossimi anni. Per alcuni comparti la naturale tendenza difficilmente potrebbe consentire di rispettare questo principio. Bisogna allora intervenire sulla struttura di produzione dei servizi pubblici per garantire il raggiungimento degli obiettivi prefissati, senza causare tagli non necessari dell'offerta dei servizi. Ma si può fare anche di più. La speranza è di reperire fondi da destinare alla riduzione della pressione fiscale o a misure per lo sviluppo».
In che tempi?
«Il programma è di presentare entro aprile, in Consiglio dei ministri, un primo rapporto sulle criticità che
stanno emergendo dall'analisi. L'avvio degli interventi concreti sarà frutto di una decisione collegiale. La collaborazione con i vari ministeri si sta intensificando. Gli stessi ministri organizzano gruppi di lavoro interni ai loro dicasteri per avviare i processi di revisione della spesa. Il primo passo sarà la rinegoziazione dei contratti di fornitura di beni e servizi in scadenza tra il 2012 e il 2013 e la revisione di alcuni programmi di spesa non più prioritari. Tempi un po' più lunghi richiederà la riorganizzazione delle strutture di produzione dei servizi».
La politica dei tagli lineari adottata negli ultimi anni quali inconvenienti ha prodotto?
«Devo dire che essa è stata probabilmente la sola realistica opzione per il controllo della spesa viste le urgenze. In qualche caso è però successo che, invece di produrre risparmi, le amministrazioni si sono trovate nell'impossibilità di tagliare spese incomprimibili e hanno accumulato debiti nei confronti dei fornitori che sono stati poi (o che devono ancora essere) ripianati».
Come si può spiegare a un contribuente qualsiasi che da una parte ci sono auto blu chiaramente in eccesso e dall'altra che alla scuola del figlio si debba fare la colletta per comprare la carta igienica?
«L'amministrazione statale occupa più di due milioni di persone, vicino al 10 per cento del totale degli occupati, distribuiti su tutto il territorio nazionale, impiegati in una grande varietà di attività, dalla scuola alla polizia penitenziaria, dai vigili del fuoco ai cancellieri dei tribunali. Il più grande datore di lavoro della nostra economia, con tanti doveri specifici e con poca innovazione. Il processo di riordino richiederà anni. Oggi possiamo solo continuare quello che di buono è stato fatto nel passato e aggiungere qualche traccia che segni, anche in questo settore, il passaggio del governo Monti».
La Consip, la centrale degli acquisti in rete, è uno strumento che funziona oppure le diverse amministrazioni continuano a comportarsi ciascuna a modo proprio, con forti differenze nei costi degli acquisti? «Il processo di centralizzazione degli acquisti è in corso, dove applicato ha portato importanti risultati, ne è in corso la progressiva estensione, con qualche lentezza in più di quello che sarebbe desiderabile».
Veniamo alle consulenze, anche questo un capitolo spesso tirato in ballo come esempio di sprechi. Come stanno le cose?
«L'eccesso di consulenze costa e a volte mortifica le aspirazioni di chi nella pubblica amministrazione vuole lavorare al di là della routine . Un po' di consulenze sono una necessità, perché spesso le specializzazioni richieste per l'avvio di nuove iniziative non sono esattamente disponibili all'interno delle amministrazioni».
La «spending review» implica anche la necessità di misurare l'efficacia delle singole spese in termini di servizi resi ai cittadini. Come si può rendere concreto questo meccanismo?
«Si possono utilizzare meccanismi a diverso grado di sofisticazione. Uno è quello della spesa standard utilizzabile soprattutto nei servizi pubblici distribuiti sul territorio nazionale; in questo caso si mette a confronto la spesa dei vari territori con un territorio di riferimento o di benchmark . Si ottengono valori di spesa standard con i quali si effettua il raffronto dei costi per uno stesso servizio tra diverse Regioni».
Non crede che un elemento fondamentale della «spending review» debba essere la trasparenza? Perché non obbligare tutte le amministrazioni pubbliche a pubblicare sui propri siti tutte le spese effettuate, voce per voce, l'elenco di tutte le ditte fornitrici con i relativi contratti, il rapporto dirigenti-dipendenti e ogni altro indicatore utile al cittadino per verificare come vengono spese le risorse pubbliche? C'è qualche provvedimento in arrivo in questo senso?
«È una buona idea, ci penseremo».

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