giovedì 1 marzo 2012

Gli elettori del Pd e il governo Monti - Helena Janeczek su L'Unità

Delle ragioni per cui gli italiani continuano ad avere fiducia nel governo Monti, i politici hanno capito solo la più amara. Il loro discredito è tanto grande che a pressoché chiunque parrebbe meglio, anche mio zio o quello di Bonanni. La situazione a destra è più lineare: chi non ha un particulare da difendere e aveva sperato in una politica liberale, ora è servito. 
Toh guarda, ci si può provare. Ma proprio il centrosinistra si è assunto la maggior responsabilità con l’appoggio al governo, scelta che non sembra finora messa in dubbio dalla sua base, malgrado sia più colpita da tasse e tagli. 
Tutti convinti che Monti stia facendo «cose di sinistra»? Forse il ventennio «anticomunista» favorisce la percezione che non accanirsi contro gli immigrati, contrastare lo scontro tra Nord e Sud, e soprattutto colpire evasione e corruzione, siano un programma di sinistra – non il ripristino di uno Stato civile che funziona. 
Ma gli elettori del Pd approvano anche la politica economica, la vera missione del governo, come crede chi sotto l’ombrello di Monti cerca riparo? Penso ne abbiano una visione più dialettica: da un lato è lo strumento che protegge meglio dalla tempesta, dall’altro l’attrezzo immortalato da Altan in un’altra funzione. 
Monti è il miglior esecutore di una linea imposta a tutti i paesi sotto tiro, l’unico con voce in capitolo oltre frontiera. Riconoscerlo non significa approvare per principio ciò che oggi appare quasi privo di alternative. 
La politica come arte del possibile: un concetto più chiaro ai cittadini che ai politici, benché sperimentato sulla propria pelle e al prezzo del proprio futuro. 
In gioco c’è molto più dell’identità e coesione di un partito. Chi si illude di poter aggirare il problema con scorciatoie e ripiegamenti, rischia il suicidio definitivo.

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