sabato 10 marzo 2012

Innovazione, cercando una via italiana - Paolino Madotto su Europa

Il recente convegno sulle smart-cities organizzato dall’Anci è stata l’occasione per fare il punto sulle città e sull’opportunità, rappresentata dall’innovazione, per migliorarne la vita e renderle più ecologiche e tecnologiche. Una grande occasione per parlare di innovazione. Per chi come me si occupa di questo tema dagli anni Novanta, è stata anche una grande soddisfazione vedere una generazione di sindaci e amministratori così attenti al problema.
Ciò che mi ha colpito meno piacevolmente, invece, è stata un’agenda degli interventi che prevedeva solo tre aziende private, di cui solo una italiana, le altre due erano multinazionali estere. Il convegno ha visto tutti gli amministratori parlare di come utilizzare le tecnologie e di come trovare il denaro per comprarle ma nessuno, tranne il ministro Profumo e il presidente del Cnr Luigi Nicolais, ha posto il problema della ricerca e dell’innovazione, né il tema di come saper fare impresa, o si è concentrato sul patrimonio italiano di conoscenze e professionalità, spesso depauperato verso l’estero.
Eppure solo pochi giorni prima c’era stato il primo viaggio del lanciatore di satelliti Vega, nato da un’idea italiana e in gran parte progettato e prodotto in Italia, un veicolo fortemente competitivo e innovativo. Per non parlare di quanto siamo bravi in moltissimi settori tecnologici e della ricerca.
È da questo che si vede come nel paese si sia persa la cultura dell’industria. Un paese fortemente manifatturiero, ancora capace di produrre prodotti tecnologici sofisticati (siano essi tangibili o intangibili) e con una università capace di sfornare ricerca di avanguardia e talenti che si trasforma in “cliente” di tecnologia. Un trasformazione prima culturale e manageriale.
Molti imprenditori si sono trasformati in “prenditori” che cercano gli incentivi ad aprire gli stabilimenti, per produrre, detrazioni fiscali, basso costo del lavoro. Cercano la peggiore Cina con l’etichetta del made in
Italy. Non di rado collusi con un sistema chiuso. In Italia da una parte il tema dell’innovazione è sempre più presente ma dall’altra la politica e l’impresa dimostrano di aver rinunciato alla sfida di produrla.
Sempre più spesso si legge di ciò che fanno in altri paesi e manca la capacità di immaginare qualcosa di innovativo per il nostro. Certa politica, che si dice interessata all’innovazione, ormai ci rifila ciò che si fa in qualsiasi altra parte del mondo senza saper leggere le caratteristiche del nostro paese e proiettarle per il futuro. Cosa può l’impegno dei sindaci, anche illuminati, senza finanza e imprenditoria con la voglia di rischiare? La recente intervista di Marchionne è preoccupante soprattutto per questo. Da una parte ci si innamora del cloud computing e dall’altra si condanna il nostro paese alla marginalità. E certo spero che nessuno possa immaginare 60 milioni di abitanti votati a fare cuochi o camerieri negli agriturismi del bel paese. Almeno nessuno che sappia davvero cosa significhi farlo.
In un paese come il nostro, nel quale la spesa pubblica è il 17% del Pil, dobbiamo utilizzare la domanda pubblica come driver di nuovi prodotti e tecnologie da vendere all’estero. La pubblica amministrazione deve diventare l’avanguardia e il motore dell’innovazione, la politica deve mettersi in gioco e rischiare su progetti innovativi, mettere accanto a sé il merito e non gli yes man.
Dobbiamo tornare un paese industriale, dove le innovazioni nascono e non dove vengono comprate da amministratori e politici spesso disattenti. Nell’innovazione è quasi impossibile colmare enormi svantaggi, è molto più facile avvantaggiarsi di una falsa partenza. Il paese di Adriano Olivetti, che ha saputo superare gli Stati Uniti nell’innovazione, mettendo insieme tecnologia, cultura, politica, architettura, welfare, design, managerialità e arte in un mix esplosivo in grado di vincere, deve tornare a guardare le proprie radici per riscoprire la sua forza.
Come Forum Pubblica Amministrazione e Innovazione abbiamo da tempo avviato un gruppo di lavoro con l’intento di disegnare una via italiana al fare innovazione, senza scimmiottare questo o quello. L’incontro dei sindaci è stata un’ottima base anche se ora è importante che si faccia squadra, si metta da parte il pressapochismo e la superficialità e si mettano in gioco anche gli altri attori, perché non possiamo permetterci di sbagliare questa sfida. È tempo della politica con la “p” maiuscola.

Nessun commento: