venerdì 9 marzo 2012

La galassia del nuovo femminismo - Anna Bandettini su Repubblica

L'errore generale, dai giornali alla politica alle istituzioni, è pensare che le donne si siano autocondannate al silenzio. Non è così. Sono anni ormai che anche in Italia le associazioni hanno avviato riflessioni, battaglie, campagne sui temi che riguardano il loro ruolo e la loro identità nella società. La partita, ormai è chiaro si gioca su alcuni temi fondanti: sul lavoro e il welfare, sulla partecipazione politica e la democrazia paritaria, sulla lotta al femminicidio che in Italia ha contorni allarmanti (ogni due giorni un omicidio contro una donna) e sulla rappresentazione che pubblicità e massmedia danno della donna.
Sono circa 25 le associazioni (da Il paese delle donne a Filomena, da Lucy e le altre ad Aidos che hanno firmato una lettera-documento sulla democrazia paritaria spedita ai presidenti dei partiti, dei gruppi parlamentari di destra e sinistra. La lettera chiede che "vengano introdotte nella legge elettorale, quale che sia il sistema prescelto, norme di garanzia per una rappresentanza di genere paritaria e siano previste norme sanzioni in caso di loro mancato rispetto, nonché organismi di controllo e democrazia".
Le promotrici, Noi rete donne, Associazione federativa Femminista Internazionale e Se non ora Quando-Snoq stanno da mesi lavorando alla stesura di una proposta di legge sulla democrazia paritaria, e su questi temi Snoq organizzerà a Milano una due giorni il 14 e 15 aprile. Donne in quota si è appellata pochi giorni fa al Tar e al Consiglio di Stato contro le scelte della Regione Lombardia di mettere solo una donna in giunta, contravvenendo alle leggi regionali sulla parità di genere.
Lavoro e welfare. L'impegno sulla rappresentanza è direttamente legato a quello sul lavoro e sul welfare, perché se in tempi di crisi sono le donne a pagare il prezzo più alto, è anche vero che senza donne nei luoghi della politica è difficile portare i temi e fare le battaglie per le donne. E proprio sul lavoro dal maggio 2011 la
milanese Libreria delle donne ha avviato "L'agorà del lavoro", una piazza pubblica di discussione dove si progetta un sistema organizzativo del lavoro nuovo e meno maschilista, dove i tempi del lavoro non siano in contrasto con quelli della vita e della cura altrettanto importanti per il welfare di un paese. L'agorà punta a un vero ribaltamento nella visione del mondo del lavoro, "è l'unico agire politico reale per modificare l'organizzazione del lavoro", dice Pinuccia Barbieri della Libreria dove sabato si presenterà il numero 100 della rivista "via Dogana": la discussione da subito è stata aperta ad altre associazioni femminili la Lud-Libera Università delle donne 9, Donne senza guscio e altre.
Sul lavoro sta svolgendo un importante lavoro l'Udi 11, scesa in campo a difesa delle operaie dell'Omsa di Faenza chiedendo alle altre donne di boicottare i prodotti di quel marchio se le operaie non vengono riassunte. A tutela delle giovani lavoratrici da settimane gira sul web la lettera lanciata da Titti Di salvo sulla legge, abrogata nel 2008, 188 contro la richiesta di dimissioni in bianco da parte delle aziende. Ancora sul lavoro Pari o dispare (pariodispare. org) ha lanciato la campagna sul lavoro e la conciliazione proponendo nuove misure di welfare, a cominciare dalla richiesta del voucher universale per i servizi alla persona. Il vaucher potrebbe essere utilizzato per una badante, una babysitter o per un asilo privato agevolando così la lavoratrice donna. "Perfino molte aziende sono interessante a questo". Sulla stessa linea si sono mosse le donne di Ingenere che raccoglie professioniste dell'economia, della sociologia ecc.. che hanno redatto una sorta di abcedario su come cambiare il welfare nell'impresa e nell'economia, dall'assegno di maternità universale al ripristino del tempo pieno nelle scuole.
Pari o dispare ha avviato anche una campagna su "media e stereotipi di genere" redigendo un manifesto che continua ad avere adesioni sul loro sito, con un richiamo alla pubblicità responsabile sul corpo femminile e chiedendo alle aziende di sottoscrivere un impegno a non ledere l'immagine delle donne nel promuovere i loro prodotti: da Missoni a Johnson&Johnson hanno già firmato, segno che cambiare si può.
I mass media. Sulla rappresentazione della donna nei mass media si sono mosse anche le giornaliste di Giulia: dopo un monitoraggio su come la stampa italiana tratta la donna si organizzerà un convegno pubblico. Sempre Giulia è attiva su altri fronti che riguardano il linguaggio, il lavoro e la violenza che è al centro della prossima campagna di Snoq e dell'Udi: l'Udi sta elaborando un piano nazionale contro la violenza alle donne. Interessanti anche le "bacheche rosa", realizzate a Napoli da Il paese delle donne. Contro la violenza (la Lombardia è tra le poche regioni a non avere una legge regionale in merito) si muove anche Usciamo dal silenzio, il gruppo milanese, che per quest'anno riprende come centrali quello della salute che in Lombardia è particolarmente sentito, dunque la legge 194 sull'interruzione di gravidanza, il coordinamento sui consultori che stanno chiudendo.
E a proposito di campagna per il rispetto delle donne, ecco l'iniziativa sulla toponomastica femminile. Persino nei nomi delle strade l'Italia non rispetta la democrazia di genere (a Torino su 1241 strade 27 solo sono dedicate a donne, a Milano che sono poche di più sono solo 130 e così via...). Maria Pia Ercolini ha proposto su Facebook una raccolta di firme che ha già avuto una quantità di adesioni con un bel progetto (8marzo3donne3strade@gmail.com) di memoria femminile: "Tre donne tre strade" chiede ai Comuni di impegnarsi a dedicare le prossime tre strade a tre donne una di rilevanza locale, una nazionale e una straniera. Il Comune di Milano ha già detto sì.

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