martedì 6 marzo 2012

Più poteri al capo del governo deputati e senatori tagliati del 20% e addio al bicameralismo perfetto - Giovanna Casadio su Repubblica

L´obiettivo è di rafforzare la rappresentanza e favorire la governabilità. La bozza gode di una vasta maggioranza. I neo-maggiorenni voteranno per palazzo Madama. Trovato l´accordo su regole bipartisan dopo vent´anni di scontri sulle modifiche istituzionali
Il Senato federale non c´è. È stato lasciato a decantare negli uffici dei segretari di Pdl, Pd e Udc Alfano, Bersani e Casini, a cui è stato consegnato il documento sulle riforme istituzionali da varare prima della fine del governo Monti. Saranno loro, che si incontreranno probabilmente a metà settimana, a dire l´ultima parola sulla cosiddetta Camera delle Regioni. Gli sherpa - Violante, Adornato, Quagliariello, Pisicchio, Bocchino - hanno ultimato il lavoro giovedì scorso e trovato l´intesa bipartisan sulle nuove regole per la prima volta dopo vent´anni di scontri. Le definiscono «il minimo indispensabile senza inseguire il meglio possibile». Quindi, taglio dei parlamentari (508 deputati e 254 senatori), un bicameralismo "eventuale", più poteri al premier, sfiducia costruttiva, una forma di "potere d´agenda" del governo che potrà chiedere alcune corsie veloci senza bisogno di ricorrere a decreti o alla fiducia.
Ma soprattutto il ringiovanimento della politica: a 18 anni si potrà votare sia per la Camera che per il Senato (ora a 25) e essere eletti deputati a 21 e senatori a 35 (ora rispettivamente a 25 e 40 anni). Quagliariello mette le mani avanti: «Non c´è ancora il lasciapassare del Pdl». Adornato: «Vedremo cosa diranno i partiti ma di certo segna la fine delle guerre ideologiche».
Anche i diciottenni voteranno per il Senato cala l´età minima per entrare in Parlamento
Scenderà l´età minima per diventare parlamentari. Si tenta così un ringiovanimento della politica. Con una modifica degli articoli 56 e 58 della Costituzione si potrà essere eletti deputati a 21 anni (attualmente è a
25) e senatori a 35 (oggi a 40). E si va a votare a 18 anni non solo per la Camera, ma anche per il Senato. Pino Pisicchio, il "tecnico" che ha seguito i lavori per conto dell´Api di Rutelli, ha quantificato il numero di giovani elettori che con questa riforma andranno alle urne nel 2013: cinque milioni e mezzo in più. Può rappresentare una mini-rivoluzione del voto, una ventata di nuove esigenze e istanze da porre alla politica e anche un antidoto anti-casta.
Se scetticismo c´è, è stato espresso dal Pdl che soprattutto vorrebbe conservare i 40 anni per essere eletti senatori. Comunque, saranno gli organismi dei partiti a ritoccare, emendare e infine approvare le nuove regole prima che queste comincino il loro cammino in Parlamento. L´obiettivo resta quello della massima accelerazione. La road map, discussa dagli sherpa, prevede infatti che solo dopo la prima lettura parlamentare del "pacchetto riforme istituzionali" si agganci il vagone legge elettorale.
Alla Camera saranno 508 gli eletti al Senato 254, resta la circoscrizione estera
Il taglio dei parlamentari è stato uno dei leit-motiv della fase istruttoria di queste riforme istituzionali. L´intesa prevede che si passi dagli attuali 630 deputati a 500 e dai 315 senatori a 250. A questi vanno però aggiunti rispettivamente 8 eletti alla Camera per il collegio estero e 4 eletti al Senato. Pertanto saranno 508 deputati e 254 senatori. Una sforbiciata che, quando è trapelata nei giorni scorsi, ha fatto discutere: è intorno al 20%, da alcuni è ritenuta ancora insufficiente.
Evidente che il numero dei parlamentari è un elemento decisivo per potere mettere mano alla legge elettorale. Se prevalesse il modello ispano-tedesco - di cui gli sherpa Violante, Adornato, Pisicchio, Quagliarello e Bocchino hanno già iniziato a parlare - allora sarebbero alla Camera 464 i deputati eletti con il sistema misto uninominale-proporzionale e uno sbarramento del 4-5 per cento. Altri 14 seggi potrebbero andare ai partiti minori come diritto di tribuna, mentre resterebbe in palio un piccolo premio di maggioranza. Dodici appunto i seggi attribuiti dalla circoscrizione estero. Anche per il Senato dovrebbe essere usata la stessa ripartizione. Sempre che non rispunti l´ipotesi Camera delle Regioni.
Compiti divisi per i due rami leggi, via il sistema della navetta
UNA sola lettura, o meglio un bicameralismo "eventuale". Finisce in pratica il bicameralismo perfetto che ha caratterizzato il nostro sistema democratico. È innanzitutto prevista una divisione per materia tra Camera e Senato in base all´attuale articolo 117 della Costituzione. Le materie di competenza statale saranno esaminate a Montecitorio, quelle di competenza regionale o concorrente a Palazzo Madama. Nei casi dubbi tuttavia saranno i presidenti dei due rami del Parlamento, d´intesa tra loro, a decidere quale delle due Camere se ne occuperà. L´altra ha il potere di "richiamo": potrà farlo a richiesta di un terzo dei suoi componenti e entro 15 giorni dalla prima approvazione. Comunque, la Camera che riesamina avrà 30 giorni di tempo per dire sì o no, passati i quali il disegno di legge si intende varato con una sola lettura. Se ci sono modifiche, il ddl torna alla prima Camera che darà il via libera definitivo.
Ci sono però materie che richiederanno sempre la doppia lettura: le leggi di bilancio, le riforme costituzionali ed elettorali, l´amnistia e l´indulto, la ratifica dei Trattati internazionali.
Potrà nominare e revocare i ministri e chiedere lo scioglimento delle Camere
Rafforzati i poteri del premier in un delicato equilibrio che non vada a scapito del modello parlamentare della nostra democrazia. Il presidente del Consiglio avrà sempre la facoltà di indicare i ministri, che sono poi nominati dal capo dello Stato, ma avrà anche il potere di revoca dei ministri. Con questa riforma per dire, Berlusconi avrebbe potuto dare il benservito al ministro dell´Economia, Giulio Tremonti. Al nuovo governo la fiducia sarà votata da entrambe le Camere, però non in seduta congiunta, come era stato inizialmente ipotizzato. La fiducia è data al solo premier a maggioranza semplice.
Il presidente del Consiglio ha la facoltà di chiedere al capo dello Stato di sciogliere le Camere. Nella relazione dei "tecnici" al documento viene segnalato come questo tipo di modifiche vada nella direzione del modello istituzionale tedesco. Gli sherpa parlano di un buon punto di sintesi che «rafforza sia il governo che il Parlamento», in pratica di un potenziamento del ruolo del presidente del Consiglio e di un consolidamento del governo che non danneggi le prerogative del Parlamento dove viene introdotto l´istituto della sfiducia costruttiva.
Il premier può cadere in aula solo se si indica un´alternativa
Sfiducia costruttiva. È un´altra delle novità introdotte nel "pacchetto riforme istituzionali" e che ha messo d´accordo tutti le forze politiche, almeno al tavolo dei "tecnici". Prevede la possibilità di presentare in Parlamento una mozione sottoscritta da almeno un terzo dei componenti di ciascuna Camera e deve contenere l´indicazione del nuovo premier e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione. Deve essere approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera (mentre per la fiducia iniziale al governo basta la maggioranza semplice).
In pratica il governo può cadere solo se ne nasce un altro. La sfiducia costruttiva rappresenta un rafforzamento del ruolo del Parlamento. Se la mozione passa in una Camera e nell´altra no, la crisi comunque resta e il capo dello Stato mantiene nelle sue mani il potere di scioglimento.
Da segnalare inoltre che a Palazzo Madama si istituisce la Commissione paritetica per le questioni regionali che sarà composte dai presidenti delle assemblee rappresentative delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, oltre che da un numero di senatori che rispecchi la proporzione dei membri dell´assemblea. Darà parere obbligatorio sulle materie di cui si occupa il Senato.
"Potere di agenda" per l´esecutivo corsie preferenziali per i suoi ddl
Gli sherpa non vogliono sentire parlare di "potere di agenda del governo", sostengono che è una definizione impropria. Però l´esecutivo potrà chiedere corsie veloci e un termine perentorio di approvazione di alcuni disegni di legge. Un modo per arginare il ricorso ai decreti e anche alla fiducia.
Ma le corsie ad hoc e i tempi certi per l´approvazione di quei progetti che realizzano il programma di governo saranno stabiliti dai Regolamenti parlamentari. Il Senato ha già un testo con le nuove regole, che sarà discusso giovedì prossimo. Schifani ha imposto un´accelerazione. Prevede tra l´altro la "settimana lunga", cioè la non sovrapposizione dei lavori dell´aula e di quelli delle commissioni. La diaria per ciascun senatore sarà probabilmente legata alle presenze in commissione.
Stabilisce un termine di 120 giorni per discutere in aula delle leggi di iniziativa popolare. Vieta la frammentazione con la creazione di gruppi parlamentari in corso di legislatura che non siano stati votati dagli elettori: chi vuole cambiare casacca, padrone di farlo (costituzionalmente non c´è vincolo di mandato), ma allora passi nel misto. La Camera sta lavorando al nuovo Regolamento.

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