giovedì 22 marzo 2012

Questo articolo 18 non è il modello tedesco - Paolo Nerozzi su Europa

Paolo Nerozzi
Nel condividere le critiche espresse in queste ore dalla segretaria della Cgil sulle modifiche prospettate all’articolo 18 e da vari esponenti del Pd, non posso non pormi l’interrogativo sul perché non si sia seguita fino in fondo la ricerca di un consenso unitario alle proposte di riforma del mercato del lavoro. Perché tanta fretta nel registrare i dissensi e perché non si sono seguiti modelli riconosciuti come efficienti ed equi, difficilmente contrastabili dal complesso delle forze sociali? Qui sta un nodo tutto politico prima ancora che di merito negoziale. 
Ed è un nodo su cui il Pd si dovrà interrogare già a partire dalla Direzione nazionale di lunedì. Convinto, come sono, che in queste settimane il segretario del partito si sia speso – così come i vertici della Cgil – con generosità, misura e senso di responsabilità, ponendo al centro del dibattito la buona riuscita dell’accordo e la sua larga condivisione. Nei prossimi giorni avremo a disposizione il testo, o i testi, che il governo presenterà al parlamento, ma già oggi non possiamo non rilevare che la proposta avanzata l’altro ieri dall’esecutivo non va nel senso della manutenzione dell’articolo 18, come si era detto, e non va verso il modello tedesco, come si era prospettato. 
Non si è voluto mantenere il doppio binario che avrebbe consentito al giudice di decidere tra il reintegro o l’indennizzo in caso di licenziamento di carattere economico, con l’evidente rischio che, se non si potrà ricorrere al giudice, questo strumento diverrà oggettivamente quello prevalente. Avevamo detto più volte che
eravamo interessati a un sistema europeo di mercato del lavoro, e quindi al modello tedesco. Ho l’impressione, però, che ci stiamo incamminando verso un modello ben poco europeo.
E visto che il governo finora ha ascoltato e tenuto in grande considerazione gli appelli delle varie lobby di questo paese, dagli avvocati ai farmacisti, credo che possa evitare i riferimenti alla “lotta al consociativismo” ma tenere in forte considerazione le critiche di organizzazioni che rappresentano milioni di lavoratrici e lavoratori. Il provvedimento dovrà essere esaminato attentamente nel suo complesso, ma le modifiche all’articolo 18 lo segnano in modo pesante. 
Il parlamento dovrà essere messo in condizione di modificare le norme su cui non si è raggiunta l’intesa. In un momento così difficile tutto il mio sostegno va alla Cgil che sicuramente troverà nel paese il supporto necessario alle iniziative che intenderà intraprendere, così come sono convinto che troverà ascolto anche nelle aule parlamentari.

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