giovedì 22 marzo 2012

Una via italiana per ridurre il debito - Antonio Guglielmi su Repubblica

Dopo avere ottenuto dei risultati considerevoli nei primi 100 giorni, il governo Monti deve dare priorità assoluta alla riduzione del debito. L'Italia è solvibile secondo ogni parametro - il pareggio di bilancio previsto per il 2013, una ricchezza privata che ammonta a 8.500 miliardi di euro (4,5 volte il debito pubblico), 425 miliardi in immobili pubblici (1,2 volte quelli di Francia e Germania calcolati insieme) e diverse partecipazioni statali, ma si ritrova a dover rientrare dall'indebitamento in un mercato difficile. Tuttavia la Cassa depositi e prestiti (Cdp), potrebbe aiutare l'Italia a monetizzare i suoi attivi diventando il «fornitore di veicoli speciali per la liquidità».
Nelle nostre stime, lo Stato potrebbe mirare a una raccolta di 90 miliardi di euro dal patrimonio immobiliare e quasi 50 miliardi dalle partecipazioni statali, oltrea poter contare sui 130 miliardi della sua riserva in oro, per grandezza la terza al mondo. Liquidare oggi sul mercato questi asset, che non rientrano affatto nel perimetro del debito del paese, potrebbe rivelarsi poco conveniente o politicamente controverso e quindi proponiamo che la Cdp ne assuma la proprietà, al fine di ridurre il debito di 200 miliardi, ossia del 12% del Pil.
La Cdp è, assieme alla francese Cdc e alla tedesca Kfw, una entità creditizia «quasi bancaria», e tuttavia non rientra, nonostante la garanzia dello Stato, nella definizione di debito pubblico. La Cdp è quella più «sicura», la meno indebitata e la più redditizia di tutte e tre - canalizza semplicemente il risparmio postale verso le Pmi e verso il conto disponibilità del Tesoro. La Kfw, che si finanzia grazie al merito di credito della Germania, sussidia le Landesbank fornendo una sorta di garanzia statale. La Cdc combina il risparmio privato con il
finanziamento assicurativo intrinseco al sistema francese, ma dato che acquista titoli di Stato e quote di partecipazioni statali francesi, assume rischi di mercato più alti.
Avvicinando il proprio livello di indebitamento a quello degli altri istituti, la Cdp potrebbe consolidare gli attivi dello Stato per monetizzarli o fornire liquidità a possibili compratori. Oggi sarebbe in grado di raccogliere almeno 200 miliardi di euro (allineandosi alle dimensioni delle consorelle), coni quali acquisterebbe circa 50 miliardi di euro di partecipazioni statali e 50 miliardi di euro di riserve auree. Onorati i pagamenti, la Cdp disporrebbe ancora di 100 miliardi di euro per sostenere le dismissioni immobiliari con finanziamenti a basso costo - alle famiglie in particolare. In breve, proponiamo di alzare l'indebitamento nella parte «sana" dell'equazione (Cdp e famiglie), pur restando a livelli inferiori a quelli degli altri paesi Ue, per abbassare quello della parte «non virtuosa» (lo Stato).
Si tratta di una strada adottabile da tutti i paesi Ue, che potrebbero considerare anche la possibilità di trasferire congiuntamente degli asset utilizzabili a garanzia di eurobond in una nuova «Cdp della Ue». Ciò permetterebbe di superare la riluttanza tedesca verso passivi comuni e segmentati garantendo invece dei "euro covered bond» con attivi diversificati e comuni.
Lo Stato italiano può utilizzare i suoi attivi per ridurre il debito o metterli a disposizione per la copertura di «covered bond della Ue", dei quali l'Italia sarebbe comunque uno dei principali beneficiari. Se nessuna delle due opzioni ottenesse il semaforo verde dalla Germania, allora l'inclusione della Cdc, della Cdp e della Kfw nella definizione di debito pubblico sarebbe un modo più corretto di valutare i divari tra l'indebitamento dei singoli paesi della Ue.
Responsabile della ricerca di Mediobanca Securities London (Traduzione di Guiomar Parada su ricerca pubblica da Mediobanca il 28 febbraio )

Nessun commento: