giovedì 8 marzo 2012

Vasto? Non se ne può più - Guelfo Fiori su Europa

Si può dire? Della “foto di Vasto” non se ne può più. Basta. Chiuso. Fine. È un assillo. Un’angoscia. L’incubo che costringe a fissare il soffitto tutta la notte. Quella cosa che ti chiude la bocca dello stomaco perfino dopo un quaresimale digiuno. Una cambiale protestata. Al confronto, una notifica Equitalia rasenta la gioiosità di un dono natalizio. Liberiamocene.
Niente più alleanza tra Bersani, Di Pietro e Vendola dunque? Sbagliato. Qui la politica non c’entra. I tre, se vogliono, stringano tutte le intese di questo mondo. È proprio la foto che ha rotto. O meglio, l’uso che se ne è fatto, e se ne fa, nel circo della discussione e dell’informazione politica. Sembra che un dirigente politico o un commentatore sia – per citare un noto viceministro – uno sfigato se non infila lo scatto molisano almeno un paio di volte nelle sue dichiarazioni quotidiane.
Stesso dicasi per i giornalisti se dimenticano di spargere qua o là per il pezzo la nota espressione. E lasciamo perdere quando ci piove addosso qualche evento, tipo le primarie palermitane dell’altro giorno, che si prestano come la pentola per i maccheroni. E però ce l’hanno propinata in tutte le salse. La foto è ingiallita. Macchè, è stracciata. Nient’affatto, va solo allargata. Non è una foto ma un album dei ricordi. La foto è stata presa a schiaffi (sì, è stato detto anche questo). Per la foto di Vasto è stata postata anche la preghiera per la pace eterna, in latino. Naturalmente, e come sbagliare, la foto di Vasto subisce bocciature come un ripetente incallito. Questa foto ormai somiglia alle piazze dei paesi, prima o poi ci finisci addosso.
Anche se prendi un’altra strada, pianifichi un percorso alternativo con meticolosa precisione non c’è niente da fare, lì vai a sbattere. Scansi per miracolo la foto? No che non ti salvi. Ecco il perfido sgambetto: «È ora di scendere dal palco». Oppure: «Il dissenso è Vasto». Sono i momenti peggiori. Quando pensi di averla sfangata. Invece arriva il gol malefico al novantaseiesimo, un attimo prima del fischio finale, addio domenica
pomeriggio (se non era un anticipo) e giorni a venire.
Un po’ di fantasia non guasterebbe. Sorprende, diciamo meglio, inquieta che non ci sia chi, tra politici e giornalisti, abbia deciso di sottrarsi alla dittatura della formula abusata e si sia preso la briga di inventarne un’altra se proprio non gli va di scrivere che sta parlando dell’alleanza tra Pd, Sel e Idv. Poi ci si lamenta che abbiamo una lingua così ricca ma usiamo un numero di parole ultralimitato: di questo passo basterà mezzo foglio a contenerle tutte, comprese quella di riserva perché non si sa mai.
Speranze di rinsavimento? Pochine in realtà. Perché ora che un gran pezzo del ping pong mediatico si è spostato su Twitter e deve sottostare al capestro dei 140 caratteri l’espressione “foto di Vasto” è come la manna del cielo: se Bersani, Di Pietro e Vendola si fossero fatti riprendere, che so, a Castellammare di Stabia o a Santa Margherita Ligure il loro destino, quello della possibile alleanza a tre e forse perfino della lingua italiana sarebbe stato diverso.
Però qualcosa si può ancora fare. Evitiamo di evocare una prossima «foto di Parigi» oppure, che è anche peggio, «la foto di un nuovo centrosinistra». Per favore, pensatene un’altra.

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