venerdì 6 aprile 2012

Agcom: nuovo Governo, vecchie abitudini - Guido Scorza sul Fatto Quotidiano

Il Sen. Prof. Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri, in occasione della sua conferenza stampa di insediamento aveva annunciato che il suo Esecutivo avrebbe agito in modo trasparente, attraverso consultazioni pubbliche multistakeholders e pubblicità attraverso internet. Non c’è motivo per dubitare della buona fede del Premier all’epoca ma non si può non constatare che, sfortunatamente, le parole di allora sono tradite dai fatti di oggi. Il Governo dei professori, infatti, starebbe – almeno stando ai rumors che, ormai, circolano con insistenza – procedendo spedito verso la designazione del nuovo Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni utilizzando il metodo di sempre: nessuna consultazione pubblica, nessun confronto con gli stakeholders, nessun annuncio o pubblicazione sul sito del Governo, navigando attraverso il quale si ha, quasi, la sensazione che nessuno si stia occupando della vicenda. “Dopo Corrado Calabrò, l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni avrà un nuovo presidente: Vincenzo Zeno Zencovich. 
Sul nome del giurista, docente presso l’università Roma Tre, ieri si è registrato un accordo tra tutte le componenti interessate alle nomine” – scrive ItaliaOggi – “É gradito a palazzo Chigi, sia da parte dell’attuale inquilino, Mario Monti, che del precedente, Silvio Berlusconi, oltre che dal Quirinale e da Corrado Passera”. Sembra quasi che designare l’uomo dal quale dipenderà la libertà di informazione ed il pluralismo dei media in Italia, nei prossimi sette anni sia un fatto privato del Premier, del Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera e di una manciata di adepti, rappresentanti di centri di interesse e di potere niente affatto trasparenti e, anzi, occulti. Intendiamoci, il punto non sono le qualità o l’assenza di qualità di questo o quel
candidato ma il metodo scelto per procedere. Sotto questo profilo, spiace constatare che l’Italia del Prof. Monti, rassomiglia maledettamente a quella dei suoi predecessori.
Oggi come ieri, i nomi dei candidati alla Presidenza dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, cittadini e stakeholders sono costretti ad apprenderli da indiscrezioni e fughe di notizie più o meno pilotate per promuovere e/o bruciare questo o quel candidato. E pensare che una fetta importante della società civile italiana, riunita in una coalizione di associazioni che rappresentano centinaia di migliaia di cittadini da giorni, chiede al Premier – e con lui a tutte le forze politiche – di procedere alla nomina dei membri delle Authority e del Cda della Rai in modo trasparente e, soprattutto, di invitare ufficialmente nel nostro Paese un osservatore internazionale delle Nazioni Unite. 
La risposta del Governo – al pari per la verità di quella dei Presidenti di Camera e Senato – è stata il silenzio e l’indifferenza. E’ un fatto grave che diviene gravissimo se si pone mente al fatto che, come ormai noto, l’Esecutivo guidato dal Prof. Monti sta lavorando, sempre in gran segreto, ad un’iniziativa legislativa attraverso la quale minaccia di trasformare l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni in una sorta Sovrana Assoluta dell’informazione in Italia con potere di vita e di morte su ogni contenuto accessibile attraverso Internet nel nostro Paese. 
 L’uomo chiamato ad esercitare così tanto potere, il Sovrano chiamato a regnare sul sistema dei media nel nostro Paese, non può essere selezionato secondo un meccanismo occulto, segreto, non condiviso né, con tale procedimento, possono essere selezionati gli altri membri della nominanda Autorità Sovrana. 
La democrazia è funzione matematica della libertà di informazione. Senza libertà di informazione non c’è democrazia. La questione delle nomine dei membri dell’Autorità Garante per le Comunicazioni [n.d.r. al pari, peraltro, di quelle del Garante privacy e del Cda della Rai] è, prima di tutto una questione di democrazia e, dunque, un fatto pubblico per eccellenza e non un fatto privato come continua a sostenere qualcuno. Vogliamo trasparenza nella nomina del Sovrano dell’informazione. Chiediamo troppo?

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