mercoledì 18 aprile 2012

Chi gonfia l’antipolitica - Mario Rodriguez su Europa

Chiudendo l’appuntamento annuale di Cortona, Dario Franceschini ha detto che Area democratica è la componente che vuole qualificarsi per la coerenza con le motivazioni che dettero origine al Pd. Bene. Sembra proprio essercene bisogno dopo tante dannose nostalgie. Una di queste motivazioni era certo la necessità di un cambiamento profondo del sistema politico e dei partiti in quanto tali, cioè del sistema sviluppatosi attorno al “vivere di politica”, alla politica diventata da un lato professione, attività che controlla e gestisce risorse, che assicura reddito, status e spesso privilegi, dall’altro elemento essenziale della funzionalità e della qualità del governo delle istituzioni rappresentative e, soprattutto, di quelle di governo. Il Pd nacque per superare i limiti dei vecchi partiti, delle conseguenze materiali del loro vivere e strutturarsi nella società italiana.
Una presenza dimostratasi parte dei limiti del sistema Italia, non all’altezza dei problemi da risolvere. Questo obiettivo non è ancora raggiunto, anzi, la tensione originaria, è innegabile, sembra essersi allentata e varie forme di nostalgia portano molti dirigenti del Pd – più o meno giovani – a guardare più indietro che avanti. Per questo ben venga il rilancio da parte di AreaDem di un rilancio che è prima di tutto culturale.
Uno dei punti chiave di questo impegno è certamente quello di contrastare una non giustificata identificazione delle critiche ai partiti con l’antipolitica intesa come sinonimo di critica alla democrazia parlamentare. Questa analogia è fuorviante, colloca la discussione su un binario morto. Alle persone che la sostengono sfugge che quello che le persone criticano e non apprezzano è la fenomenologia della politica, non l’ideologia della politica: le persone criticano quello che vivono e sperimentano nella vita quotidiana. È necessario quindi riconoscere che c’è un vuoto di conoscenza, che bisogna partire dalla comprensione di cosa sia diventata la politica sia per gli attori (coloro che vivono di politica) sia per gli spettatori (quelli che vivono i comportamenti degli attori politici).
La politica è (anche o soprattutto) quello che la gente sperimenta nella vita di tutti i giorni. Rifiutare questo
approccio significa rimanere chiusi in uno schema ideologico. Cioè pensare che l’antipolitica si diffonda più per lo sviluppo di una precisa strategia – di gruppi di potere più o meno occulti – che per l’esperienza che vivono le persone nella società. Insomma la sfiducia verso i partiti non viene legata ai loro comportamenti, ai loro effetti nella società, ma alla precisa volontà di “gruppi di potere” che nascondono i loro interessi e obiettivi nell’ideologia populista che ha tanto spazio nell’epoca dei media.
Per di più, visto che si pensa che il Pd non sia assimilabile tout court al sistema dei partiti, l’antipolitica altro non sarebbe che la manovra ideata da chi vuole impedire quello che si ritiene “naturale” cioè l’avvento del Pd al governo. Così si continua ostinatamente a sostenere che il Pd non sarebbe assimilabile agli altri pezzi del sistema politico. Un alibi che evidenzia il distacco dalla società. La stragrande maggioranza degli italiani pensa che il Pd sia parte costitutiva del sistema politico, le differenze che gli si riconoscono, quando si riconoscono, sono sensibili ma non sostanziali.
Altrimenti non saremmo nella crisi in cui ci troviamo. Da qui bisogna partire. Cosa sono oggi i partiti? Di cosa vivono coloro che vivono di politica? Come e dove entrano in contatto con la società? Con quali effetti pratici? Come sono vissuti e raccontati i partiti dalle persone comuni? Quali sono le differenze tra i partiti raccontati, sperati, sognati e quelli vissuti? I partiti del ‘46 hanno pochissimo a che fare con quelli del 2006, del ‘96, ’86, ’76 e così via. Il modo di stare nella società di chi allora faceva politica non ha nulla a che fare con quello che avviene oggi.
Qualcuno può davvero pensare che i padri della Repubblica, i protagonisti di un tempo eroico come la guerra e la Resistenza, possano essere vissuti nello stesso modo di coloro che riempiono i nostri media negli ultimi anni con i loro privilegi, i loro scandali e, soprattutto, con la loro inefficacia nel governare il paese? Si ragioni su quanto sia apparso scandaloso – anche a destra – accostare Nilde Iotti e Nicole Minetti.
Per questo sarebbe importante che AreaDem rilanciasse la sfida a tutto campo sulla forma partito partendo da due antichi e saggi principi: “conosci te stesso” e “medico cura te stesso”.

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