martedì 24 aprile 2012

Contro Casini - Marco Follini su Europa

Progetti, cantieri, annunci, propositi. Mano a mano che si incammina verso il futuro, la politica italiana si aggrappa alle più inveterate abitudini del suo passato. E la frenetica cronaca di questi ultimi giorni non fa eccezione. Provo a riassumere.
Primo. Alfano promette «la più grande novità della politica italiana». Nientepopodimeno. Co-autore dell’impresa dovrebbe essere, s’intende, un signore non propriamente imberbe che ha lasciato pochi mesi fa la guida del governo dopo essersi trovato, e averci fatto trovare, a pochi millimetri dal default. Ora, la trovata mediatica può sembrare brillante, ma l’artificio politico mostra la corda lontano un miglio. Non sarà naftalina, ma è cortina fumogena. Secondo. Casini annuncia il “Partito della nazione” e decreta lo scioglimento dell’Udc. Non vorrei suonare irrispettoso, ma deve trattarsi della dodicesima o tredicesima volta che sento proclamare l’evento. Anche qui, non si può che sottoscrivere l’appello a ricucire il paese e a mettere insieme forze diverse. Ma un ragionamento meno compiaciuto, diciamo pure meno elogiativo avrebbe dato, secondo me, un miglior contributo alla causa. Ripetere se stessi mentre si cavalca la novità non è mai una buona regola.
Terzo. Di fronte a cotante novità Bersani ha pensato bene di rivendicare la virtù e la suggestione dell’«usato sicuro». L’argomento rivela un’indubbia onestà intellettuale. Ma rimanda impietosamente, anche senza volerlo, all’annoso problema dell’identità del Pd. Infatti se le nostre ragioni sono dentro la storia, nessuno di noi può trascurare il fatto che si tratta di una storia controversa e combattuta.
L’impressione di queste ore è che il confronto stia avvenendo appunto tra novità finte e antichità vere. Magari in attesa che qualcun altro, non si sa bene come, produca una novità vera.
Io sono stato irridente, e me ne scuso. Ma resto convinto che nella politica italiana non si formerà nulla di nuovo, nulla di utile, nulla di significativo se le persone che contano non metteranno in gioco se stesse. Alle grandi manovre in corso manca, secondo me, un tocco di autenticità. Tutto appare confezionato in modo da garantire la continuità dei gruppi dirigenti, dei loro apparati e delle loro abitudini. E tanto più appare così
quanto più si cerca un po’ artificiosamente di farlo apparire come un fulmine di originalità e di intraprendenza.
Un’azione incisiva di rinnovamento da parte della prima fila della politica italiana avrebbe bisogno di mettere in chiaro quali delle vecchie abitudini, dei vecchi costumi e anche delle vecchie figure si intende mettere da parte. La novità non si misura sulla sua proclamazione. Si misura sulla differenza che si propone. In altre parole, vale per quello che toglie, non per quello che aggiunge.
Una parte di questa classe dirigente ha ancora la possibilità – forse – di mettere in salvo la parte migliore di sé. Ma di certo non così.

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