martedì 24 aprile 2012

Il buon governo delle nostre città - Gian Battista Ferrari

Pochi giorni fa ho riletto quello che scrissi nei primi giorni di ottobre del 2011: non c'era ancora il governo Monti, eravamo nel periodo dell'afasia berlusconiana.
Una paginetta meditativa sullo stato della politica, dei partiti... sulla percezione che avevo, che ho, della loro inadeguatezza, del loro essere fuori dal mondo, dell'aver dimenticato la ragione per la quale ci si trova in politica, e di quel sentirsi gonfi di un potere che serve solo a nutrire se stessi.
Del resto basta pensare alla società che questi partiti dovrebbero rappresentare, alla distanza abissale e all'incomunicabilità fra gli uni e l'altra.
Cambiare rotta pareva impossibile... con quel gruppo di scriteriati al comando.
E invece... grazie alla saggezza e alla tenacia del Presidente della Repubblica e al nostro senso di responsabilità verso il Paese, siamo riusciti a liberarci di Berlusconi, siamo riusciti ad avere un nuovo governo, ed abbiamo aperto una nuova era politica.
Il governo dei tecnici ha lasciato tutti interdetti, dopo l'ubriacatura degli ultimi anni. Un governo che si è occupato di mettere in ordine i conti dello Stato, di salvarci dallo spettro della Grecia, e che sta ora mettendo mano, insieme alla politica, cosa ardua, all'economia e al welfare, nel tentativo di far ripartire la barca dopo averla messa in sicurezza.
Tutto questo nel giro di pochi mesi, con quel Parlamento che, ahinoi!, sappiamo bene, rappresenta il passato. È accaduto l'impossibile.
E ora anche in Regione Lombardia si inizia a fare i conti con la realtà delle cose.
Non sono tanto le indagini della magistratura, gli arresti, il via vai che interessa i posti di comando, ma è il sistema di potere formigoniano che è finito. La Lega frana su se stessa, a causa di se stessa: Renzo Bossi rappresenta un esempio del malaffare, ma non è un problema delle persone coinvolte (Boni, Bossi, Rizzi): queste vicende mettono in chiaro l'inadeguatezza al governo di un movimento convinto che far valere la cultura immutabile del territorio sia la carta vincente, quando invece la cultura nei giorni nostri è
evidentemente sempre in divenire. Ma non c'è solo la frana della Lega! C'è anche l'inadeguatezza del PDL e le vicende inquietanti di compromissione fra politica e affari che riguardano il sistema della sanità, dell'ambiente; le vicende di Nicoli Cristiani, di Boni, di Ponzoni...
Insomma dopo 18 anni il sistema dimostra oggi tutti i suoi vizi e i suoi errori.
La Lombardia non è certo diventata l'eccellenza d'Italia e d'Europa negli ultimi 18 anni! Anche oggi nella crisi chi ha investito nell'innovazione e nella sostenibilità sono stati i privati, nella totale assenza della politica. Non è successo così ovunque. Basta guardare vicino a noi. La Germania, che è un paese manifatturiero come il nostro, ha assunto la questione dell'innovazione in chiave ecologica da oltre 10 anni, nelle imprese, nel lavoro, nella politica, e oggi incassa il benessere di questa sua lungimiranza.
L'Europa è stata per più di mezzo secolo un modello per quanto riguarda le politiche sociali e il welfare. Oggi può e deve trovare nella riforma di quel modello e nella sostenibilità del suo sviluppo, la chiave per tornare ad essere un riferimento per il mondo intero.
Io continuo a pensare che l’Europa dovrebbe essere il nostro obbiettivo.
La grande Europa delle regioni, delle tante differenze che si fanno unità e riescono a contare nel mondo come un popolo solo, all’altezza delle sfide del terzo millennio.
Da troppo tempo eravamo assenti dal tavolo europeo, è giunto il momento di sedersi a quel tavolo e far valere anche le nostre ragioni per rilanciare l’obbiettivo di un’Europa politica e popolare.
Un'Europa forte e unita è l'unica risposta alla crisi internazionale, è l'unico interlocutore possibile sullo scacchiere mondiale.
E per noi è anche l'unico modo per evitare che a pagare la crisi siano sempre i soliti noti.
Stare in Europa infatti significa abbandonare le furbizie.
Significa che ognuno si assume la sua responsabilità. E che quando c'è da pagare, si paga tutti!
Altrimenti si esce e si fa la fine della Grecia.
Questo è il federalismo che ci serve oggi. Un'Europa federata che trova la forza di competere nel mondo, con precisi compiti ai vari livelli di governo.
Bisogna rafforzare l'Europa e riformare finalmente lo Stato italiano, le Regioni, i Comuni. Non se ne può più che tutti facciano tutto e quindi, alla fine, che nessuno faccia niente!
Siamo noi a dover immaginare e costruire l'Italia e l'Europa che vogliamo. Siamo nati tre anni fa in pieno declino della seconda repubblica, proprio con l'obbiettivo di guardare oltre, di dare vita (ve lo ricordate?) a una Nuova Stagione!
Ora è il momento di dimostrare che siamo in grado di realizzarla.
Dobbiamo avere fiducia negli italiani. Non temere l'antipolitica. L'importante è che noi facciamo la politica. Nei passaggi fondamentali degli ultimi anni gli italiani hanno dimostrato un'attenzione e una determinazione che spesso nei palazzi della politica nemmeno ci sogniamo.
Basta pensare al referendum contro l'attacco alla Costituzione e a quello più recente sull'acqua bene comune. Dobbiamo pensare che fra un anno le prossime elezioni saranno la scelta tra la politica vecchia ripiegata su se stessa e la politica nuova, capace di interpretare il nostro tempo.
Sarà come quando, usciti dalla terribile esperienza della guerra, agli italiani fu chiesto di decidere se aggrapparsi all'istituzione che rappresentava il passato (la monarchia) o affrontare con coraggio l'avvio di una nuova storia, quella repubblicana.
Sappiamo che allora vinse il coraggio di guardare a una nuova unità dopo le divisioni della guerra. Ed è la stessa unità di cui abbiamo bisogno oggi.
Dobbiamo dimostrare di saper costruire quell'unità attorno alla Costituzione che è un patrimonio comune, ma che nel nostro paese fino ad oggi è stata sacrificata sull'altare degli interessi di parte.
Il Governo Monti, in questo senso, è un'importante dimostrazione della nostra capacità di pensare e agire in questa direzione.
Sta a noi decidere se proseguire lungo questa strada.
Il primo importantissimo passaggio è quello delle elezioni di maggio.
Io ho fatto per 10 anni il presidente di circoscrizione, innamorandomi del territorio e dei cittadini.
Nell'affrontare le diverse questioni, l'urbanistica, l'ambiente, i servizi sociali, la cultura, in quei 10 anni sono sempre partito dai più deboli. Non per prenderli a esempio, ma perchè quando sono sistemati i più deboli sono sistemati tutti.
Questo per me è il giusto modo di vivere la politica.
E sono sicuro che questo è il modo con cui vivono la loro esperienza i nostri Sindaci che ogni giorno sono impegnati sul territorio con la fascia tricolore, anche quando non la vestono.
Ed è questa la sfida che rappresentano i nostri candidati democratici: quella di ridare autorevolezza alla politica vivendola come servizio, con coraggio e semplicità.
Quello del 6 e 7 maggio è un passaggio fondamentale per prepararci al 2013, per dimostrare poi con un anno di buon governo delle nostre comunità, che non ci limitiamo a balbettare della politica che vogliamo, ma che sappiamo agirla nel concreto.
Cambiare, continuamente, per avvicinarsi a se stessi. Questo è lo spirito della vita, viverlo è gratificante.

Nessun commento: