lunedì 23 aprile 2012

Partiti, diamo l’esempio - Giorgio Merlo su Europa

La riforma dei partiti è indispensabile e non più rinviabile. Il secco ridimensionamento dei rimborsi elettorali, un severo e rigoroso meccanismo di trasparenza e di pubblicizzazione nella gestione delle risorse, un uso responsabile e finalizzato dei fondi a disposizione e, infine, la facoltà di una contribuzione volontaria attraverso il 5 per 1000 e la stessa dichiarazione pubblica dei vari donatori sono elementi imprescindibili e discriminanti per affrontare e risolvere di petto la delicata questione del costo della politica. Proposte, del resto, avanzate dal Pd e contenute nel testo legislativo che sarà rapidamente approvato dal parlamento.
Ma, come tutti sanno, il nodo non è affatto sciolto con questi severi e, seppur tardivi, cambiamenti della legislazione. Il vento dell’antipolitica – quella violenta e anti-istituzionale – soffia in modo impetuoso e, come tutti sanno, rischia di travolgere e sconquassare lo stesso impianto democratico del nostro paese.
Il tentativo, orchestrato da più parti e ormai da tempo, di criminalizzare l’intera classe politica, di delegittimare le istituzioni, di ridurre la politica a una attività di malaffare e di spartizione di denari e potere è sotto gli occhi. Purtroppo, la presenza di alcuni mascalzoni e di alcuni ladri – perché di questo si tratta – offre a chi persegue simile disegno da svariati mesi, la possibilità di accendere ancora di più gli animi popolari e di procedere ad uno smantellamento complessivo della democrazia italiana.
Tutti sanno che non è facile, e non è semplice, di fronte a singoli fenomeni reali di corruzione, di malaffare e di ruberie varie non fare di tutta l’erba un fascio e di procedere, invece, ad una seria e severa distinzione tra il reato singolo e la pratica democratica, tra le degenerazioni – da combattere e da perseguire – e il rispetto dei principi costituzionali.
In fasi delicate e drammatiche come quelle che stiamo vivendo in queste settimane, la voce di persone autorevoli, di figure istituzionali riconosciute con un profilo morale riconosciuto e apprezzato, può
essere utile e decisiva per superare e battere un qualunquismo che rischia di essere devastante. E le parole, ancora una volta, del presidente della repubblica di questi giorni hanno rappresentato un punto fermo nella difesa dei principi democratici spronando, al contempo, ad un cambiamento legislativo e di costume imperativo. E questo perché, al fondo della questione, resta inevasa la domanda centrale a cui un sincero democratico non può non dare una risposta ferma e motivata. E cioè, può esistere una democrazia senza la presenza dei partiti? È credibile una politica appaltata solo ai ricchi e al condizionamento delle lobby economiche, finanziarie e corporative?
È garantito un futuro alle istituzioni democratiche quando è permanente ed ininterrotto il tentativo di delegittimare le stesse istituzioni dipinte come un luogo di malaffare e di corruttela? Qualcuno potrebbe dire che farsi oggi queste domande, in concomitanza con le note vicende giudiziarie e delinquenziali di alcuni esponenti politici, potrebbe essere un esercizio inutile nonché ridicolo. E invece credo che proprio in momenti come questi la fermezza delle posizioni e la fedeltà ai principi sono gli elementi che qualificano la credibilità e la personalità di un dirigente politico.
E, lo dico senza piaggeria, le posizioni coraggiose e ferme assunte dal segretario del Pd Bersani in queste settimane sono il miglior biglietto da visita per la credibilità di un partito che non si limita ad inseguire o a cavalcare stupidamente l’antipolitica violenta e anti istituzionale ma si carica la responsabilità di guidare questo processo di difesa della democrazia e rinnovando, al contempo, profondamente la legislazione inerente i partiti, il costo della politica e la garanzia di una trasparenza interna senza balbettamenti e senza titubanze.
Del resto, solo con atteggiamenti fermi e non solo propagandistici o di mera enunciazione sarà possibile battere il populismo e la demagogia montante. E questo per un motivo molto semplice. Se dovesse prevalere la marea montante della delegittimazione dei partiti, del parlamento e delle stesse istituzioni, l’epilogo finale sarebbe inesorabilmente rappresentato dall’affidarsi all’”uomo della provvidenza” del momento. E questo senza ingigantire il problema e senza evocare scenari apocalittici.
Quando gli strumenti principali della democrazia, cioè i partiti, vengono azzoppati e le istituzioni ridicolizzate e travolte, l’unica alternativa è rappresentata dall’uomo forte che mette finalmente “ordine” alla società e nella società. Un epilogo, com’è ovvio, che tutti a parole smentiscono ma che, nei fatti, praticano quando vengono qualunquisticamente demoliti gli strumenti della rappresentanza democratica. Compito, invece, dei politici, dei partiti e della politica oggi resta quello di dare l’esempio. La parole e le promesse sono pari allo zero. Servono, semmai, fatti concreti. E cioè, norme legislative chiare, nette e coraggiose da un lato ed esempi trasparenti e credibili personali dall’altro.
Solo unendo la “cultura del comportamento” con la “cultura del progetto”, come ci insegnava un grande cattolico democratico, Pietro Scoppola, sarà possibile ancora una volta rilanciare i partiti, salvare la democrazia e ridare fiducia alle istituzioni.

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