giovedì 19 aprile 2012

Pd illuso: non è un effetto ottico - Mario Adinolfi su Europa

Partiamo dalla fine. Sono tra i pochi giornalisti italiani non ostili al movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Non la penso come Gad Lerner, che scrive: «Nessuno crede davvero che Grillo in parlamento o addirittura al governo rappresenti più di un’imprecazione». E nemmeno come Vittorio Zucconi: «L’esistenza della Rete e dei blog funziona da cassa di risonanza e crea l’impressione che i ribelli e gli antisistema siano molto più numerosi ma, fino a prova contraria, è un effetto ottico». Io credo invece che non siamo all’effetto ottico, credo che la prova contraria arriverà, che i voti per il M5S tra le elezioni 2012 e quelle ben più importanti del 2013 si conteranno a milioni.
E, lo confesso, se a queste amministrative fossi chiamato a votare, sceglierei proprio uno di questi ragazzi dalla faccia pulita che vengono dalla Rete. Lo preferirei a tutte le Pinotti e le Vincenzi e le Borsellino, che infatti non vincono neanche le primarie. Perché lo preferirei? Ci sono ragioni personali e chi legge Europa forse già le conosce.
Credo di essere il primo giornalista italiano ad aver scritto proprio qui nella rubrica Bloggeria della crescita dei meetup di Grillo, del V-day quando fu annunciato e non se lo filava nessuno, e invece era roba grossa. Partecipai, da candidato alla segreteria del Pd alle primarie del 2007, a quel primo raduno e su Europa scrissi: «Grillo è riuscito nell’impresa di far esplodere la sua bomba nonostante e contro la clamorosa ostruzione mediatica operata scientificamente dai mezzi di comunicazione nei suoi confronti.
Persino la sera dell’8 settembre, dopo che tutta Italia era rimasta stupefatta per quel che era accaduto, c’erano telegiornali della Rai che nella loro edizione principale avevano il coraggio di occultare, ignorare o marginalizzare la notizia. Con spaventosa tecnica da regime totalitario, l’intera “libera” stampa italiana aveva completamente silenziato la fase organizzativa del V-Day di Beppe Grillo e solo la sera dell’8 settembre qualche direttore ha deciso di aprire gli occhi, scoprendo che i blog possono rivoluzionare la stantia politica
italiana».
Poi nel 2009 chiesi invano di applicare la lezione di Aldo Moro a Grillo e di lasciarlo candidare alle primarie del Pd. E qui si viene alle ragioni politiche per cui il voto al M5S diventa sensato in alternativa a quello al Pd: suona eretico, ma andrà proprio così. Alle politiche del 2008 a Bologna al Pd andò oltre il 49 per cento dei voti. Tre anni dopo alle amministrative nel santuario rosso per eccellenza il Pd si fermò al 39,5 per cento dei voti.
Chi prese il 9,5 per cento? Già, il candidato Bugani del M5S. E allora hai voglia a dire che il voto a Grillo arriverà dai delusi di tutti i partiti. È vero solo in parte: il voto a Grillo è in diretta concorrenza principalmente con il voto al Pd. È bene che al Nazareno lo capiscano, non si limitino alla mera intuizione manifestata con paura e chiusura in questi giorni.
C’è un modo per mettere un argine alla deriva verso Grillo dei voti piddini? Certo. Rinnovare radicalmente la classe dirigente. Il M5S vince su due fronti: quello dei soldi (il rifiuto del finanziamento pubblico e delle indennità agli eletti sono scelte concrete vincenti); quello dei volti. I candidati sindaco di Grillo sono ragazzi che non hanno mai fatto politica partitica, ma si sono appassionati alla cosa pubblica con innocente trasparenza.
Il M5S è la rivoluzione della Rete, con i giovani a guidarla. Contro gli ultrasessantenni che si fanno gestire Twitter dallo staff, non c’è partita. Altro che antipolitica.

Nessun commento: