lunedì 16 aprile 2012

Riccardi: no all'antipolitica, partiti fondamentali - Maria Zegarelli su L'Unità

Andrea Riccardi
Lo definisce un «intervento eccentrico» mentre prende la parola dal podio della convention di Areadem, a Cortona. E forse per certi aspetti lo è. Il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi parla sì di immigrazione, ma è sui partiti che si sofferma a lungo. Sui partiti e sul ruolo «fondamentale» che possono avere per la costruzione dell'identità italiana smarrita in un approccio «introverso» ai profondi cambiamenti di un mondo «globalizzato» e di una storia andata avanti velocemente rispetto alla capacità di interpretarla che gli stessi hanno dimostrato.
«Penso che c’è bisogno dei partiti in modo vitale. Non si può indulgere all’antipolitica perché è la caduta estrema – dice il ministro del governo tecnico - di quella introversione nazionale che ci ha caratterizzato negli ultimi venti anni». Premette di parlare «da cittadino», torna sui sospetti che suscitarono le sue dichiarazioni al riguardo non appena nominato dal premier Mario Monti, «dissero che avevo in mente di entrare in politica, fare un partito».
Invece no, è la consapevolezza, «da storico quale sono stato» che in Italia c’è bisogno di una nuova visione della società e del futuro che si può costruire soltanto attraverso il dibattito politico”. Cita il giovane Karol Wojtyla, «l'uomo soffre e soffre soprattutto per mancanza di visione», per riaffermare l'esigenza di superare «una crisi della nostra cultura politica, una crisi del rapporto tra cultura e politica» che proprio negli anni della discussa prima Repubblica era «forte» e che invece si è «scisso e poi perso nella Seconda». Dunque, se il ministro difende il ruolo dei partiti e avverte sui rischi di un’antipolitica che affonda «nella storia dolorosa del nostro Paese», esorta ad aprire una nuova fase.
«C'è bisogno di una stagione in cui i partiti si rifondino culturalmente e si radichino di nuovo nel Paese e lo
dico - sottolinea - da cittadino che sente come stiamo entrando in una fase nuova, non solo per questo governo ma perché è una fase oggettivamente nuova per la crescita del nostro Paese in coscienza nazionale e negli assetti della globalizzazione».
A Pd, Pdl e Terzo Polo riconosce l'atto di «intelligente responsabilità» da cui è nato il governo Monti (Sergio D'Antoni più tardi sottolinea: «Il ministro non poteva dirlo io sì, il governo Monti è nato grazie al Pd che poteva vincere le elezioni ma ha scelto il bene del Paese») il cui segno distintivo è «un modo nuovo di parlare dell'interesse e del bene comune”. Spiega che «il significato di questo governo non sta solo nelle scelte che ha fatto, e che possono essere o meno condivise al cento per cento, ma anche nel nuovo linguaggio politico che ha introdotto».
E se qualcuno lo definisce linguaggio tecnico, beh, «è la crisi ci ha obbligato alla concretezza della politica». Tecnico, politico e «di mediazione», nel quale è tornato «il primato dell'interesse nazionale». Oggi, conclude, bisogna dare risposte alla «nostra gente in crisi di speranza, in crisi di disorientamento» e per questo sono decisive «le reti dei partiti, vitali in una società di uomini e donne spaesati».
BUONA POLITICA È Marina Sereni, coordinatrice di Areadem a spingere su questo tasto: «Noi dobbiamo iniziare da oggi una grande campagna sulla buona politica tra i nostri militanti, tra gli iscritti» proprio per tornare ad offrire un orizzonte che sembrava smarrito nell'epoca del duo Berlusconi-Bossi. Come Dario Franceschini si dice convinta che spetti al Pd riappropriarsi della parola «sinistra» purché questo si traduca in «cambiamento e innovazione» e non in «conservazione».
Lancia il Manifesto di Cortona, documento da elaborare e consegnare al partito «per contribuire a quel progetto di Paese che vogliamo». Franceschini, chiudendo i lavori avverte: «Se non vengono riscritte le regole il fallimento è tragico» e il riferimento è anzitutto alla legge elettorale su cui il dibattito è ancora rovente dentro e fuori il Pd. «Se la scelta è fra tenersi questa legge e una mediazione, allora scelgo la mediazione, pur sapendo che noi siamo partiti da punti diversi. Fra la mediazione e il Porcellum voglio la mediazione».
E rivolgendo a chi nel Pdl lo accusa di voler stravolgere l'impianto della bozza Violante su cui gli sherpa lavorano spiega: «Io ho proposto un correttivo dando la possibilità ai partiti di indicare le alleanze prima del voto e attribuendo un premio, definiamolo un incentivo bipolare, o alle prime due liste o a quelle che si imparentano». Al governo invece chiede un segnale forte, immediato, verso quella fascia di popolazione, esodati compresi, che rischiano la povertà: «Destiniamo a loro e agli ammortizzatori sociali i proventi della lotta all'evasione».

Nessun commento: