martedì 8 maggio 2012

Cambio di direzione - Martin Schulz su Repubblica

Poche elezioni hanno avuto una risonanza tanto ampia in Europa come queste presidenziali francesi. Raramente un cambiamento di leadership in un Paese ha creato tante aspettative di una svolta politica a livello europeo. È un segnale chiaro: dalla crisi stanno emergendo un "demos" europeo e una nuova sfera pubblica. I cittadini europei stanno realizzando quanto dipendiamo gli uni dagli altri. La fragilità di un Paese minaccia l´intera economia europea, e solo insieme possiamo trovare la via d´uscita. La vittoria di François Hollande offre all´Ue un nuovo respiro. Come ha detto il nuovo presidente della Repubblica francese nel suo discorso di domenica sera alla Bastiglia, «il nostro è un movimento che si sta sollevando in tutta Europa». 
La fine del direttorio "Merkozy" segna il tramonto di una politica basata solo sull´austerità, che soffoca le economie e divide l´Unione. Le proposte di Hollande non devono spaventare nessuno, neanche i mercati finanziari. Anzi. Primo: il programma di Hollande per un´iniziativa orientata alla crescita trova terreno fertile nelle istituzioni europee, soprattutto al Parlamento, che da tempo chiede misure in questa direzione. Noto con soddisfazione che questo messaggio finalmente trova riscontro anche altrove. La Commissione europea sta lavorando a un "patto per la crescita", che sarà discusso dai leader dell´Ue a giugno. L´Europa ha urgente bisogno di un piano per la crescita per non essere risucchiata nella spirale della recessione, dell´aumento della disoccupazione e dell´indebolimento dei sistemi bancari. 
 Un nuovo "piano per la crescita" non vuol dire stampare nuovo denaro. La disciplina finanziaria rimane imprescindibile, così come le riforme strutturali. Allo stesso tempo una regolamentazione più rigorosa del settore finanziario deve scoraggiare la cupidigia collettiva ed eliminare i prodotti finanziari irresponsabili. Da dove iniziare? In primo luogo occorre dare priorità ad alcuni investimenti mirati. La Banca europea per gli investimenti può essere un istituto efficace per incoraggiare la spesa su
importanti progetti infrastrutturali, ad esempio in ambito energetico. Si può dotare la Bei di maggiori risorse, per facilitare i prestiti.
Gli investimenti si possono finanziare anche con obbligazioni europee "a progetto", i "project Bond". Su un più lungo termine, dobbiamo portare avanti l´idea degli Eurobond. È fondamentale indirizzare i fondi strutturali dell´Ue verso l´innovazione. La riforma della politica agricola comune non deve più essere un tabù: nella sua forma attuale la Pac non garantisce un´agricoltura sostenibile. Si profilano senza dubbio negoziati difficili, anche con il nuovo Presidente francese. Secondo, come ha ripetuto François Hollande, i giovani devono essere la nostra priorità. 
La disoccupazione ha raggiunto il 10,9% nella zona dell´euro, segnando il livello più alto dall´introduzione della moneta comune. In Spagna il tasso di disoccupazione giovanile supera il 50% e in molti altri Paesi il prezzo pagato dai giovani per la recessione è troppo alto. Rischiamo di creare una "generazione perduta". I giovani non sono responsabili della crisi, ma ne stanno pagando il prezzo. Terzo: gli Stati membri non devono imporre tagli indiscriminati al bilancio dell´Ue durante i negoziati sul periodo 2014-2020. Sarebbe una miope manovra populista. Se vogliamo davvero rilanciare la crescita, dobbiamo averne le risorse. L´Europa può ancora uscire rafforzata dalla crisi. L´euro è nato per unire i popoli. Ma l´egoismo di alcuni Stati membri, l´incompetenza di alcuni leader e la mancanza di solidarietà lo stanno trasformando in un simbolo di divisione. 
Non possiamo permettere che questo accada. I leader europei devono dare prova di solidarietà, responsabilità, immaginazione, leadership e, soprattutto, unità. Dobbiamo essere ottimisti, non è troppo tardi. Con l´elezione di François Hollande, l´Europa sta finalmente cambiando direzione. L´autore è il presidente del Parlamento europeo

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