martedì 15 maggio 2012

Civati attacca il governatore e dopo le vicende giudiziarie smonta "il mito dell´eccellenza lombarda" - Andrea Montanari su Repubblica

Le inchieste sulla sanità stanno paralizzando il governo della Lombardia e hanno di fatto bloccato il presidente Roberto Formigoni. Giuseppe Civati, il consigliere regionale del Pd che a marzo ha organizzato un sit-in di protesta contro Roberto Formigoni, va avanti nella richiesta al governatore lombardo di fare un passo indietro. «Una situazione inaccettabile. Formigoni si deve dimettere. Il suo sistema è malato e le inchieste ne sono una conseguenza. Ma il motivo della nostra richiesta di dimissioni è soprattutto politico».
Civati, il centrosinistra presenterà una mozione di sfiducia, ma Formigoni ribadisce che governerà con Pdl e Lega fino al 2015.
«La verità è che Formigoni è bloccato. Se oggi dovesse cadere la sua giunta, per il centrodestra significherebbe tornare alle elezioni. E non credo che ne abbiano molta voglia dopo il risultato del primo turno delle elezioni amministrative».
Allora vi rassegnate?
«Niente affatto. Quando abbiamo organizzato Libera la sedia abbiamo detto che la Regione avrebbe ricevuto il primo segnale dalle elezioni amministrative. Formigoni cerca di resistere, ma il suo consenso cala. Il nostro obiettivo è dare ai lombardi un´amministrazione di qualità. Il voto anticipato può arrivare nel 2013».
Perché?
«Perché ormai Formigoni è diventato la caricatura di se stesso. È molto diverso da quello che abbiamo conosciuto. È esasperato in tutti i sensi. Nei toni e anche dal punto di viste delle illusioni che promette. È più bizzarro delle sue camicie».
La legislatura regionale, però, scade nel 2015.
«Ha detto che l´alleanza tra Pdl e Lega andrà avanti serenamente fino a quella data. Fossi in lui toglierei quell´avverbio. Quell´alleanza non c´è già più. Formigoni spera che si ricompongano i cocci. Ma sui cocci non si governa. Di solito ci si fa male».
Ne è così convinto?
«Bisogna demistificare il mito dell´eccellenza Lombarda propagandato in questi anni. Non solo perché
come si è visto ha provocato dei problemi giudiziari, ma anche perché politicamente è stato tutt´altro che un fenomeno. Le ultime vicende del San Raffaele e della Fondazione Maugeri sono la dimostrazione di ciò che accade quando la gestione politica si confonde con un modello amministrativo che in Lombardia regna da anni. Anche per il centrosinistra è arrivato il momento di fare una riflessione e di spiegare ai cittadini che tipo di Lombardia vogliamo».
Vale a dire?
«Dobbiamo avviare il percorso per le primarie. Questa volta vogliamo farle. Il nostro impegno ha un valore nazionale. Una cosa che finora il centrosinistra a Roma ha fin troppo sottovalutato». Si candiderà anche lei?
«Il fatto che sia stato fatto il nome di Bruno Tabacci non fa che alzare il livello della sfida. Un po' come è avvenuto per Giuliano Pisapia a Milano. Certo che sono pronto. Ma anche a sfide diverse come fare il segretario del Pd. Questo dipenderà dai tempi e dai modi. La mia non è un´operazione narcisistica come quella di Formigoni».

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