lunedì 14 maggio 2012

"Due miliardi alle famiglie e i giovani alzino la voce" - Antonello Caporale su Repubblica

Fabrizio Barca
Un ministro con le tasche vuote come può tenere unita l´Italia?
«I soldi senza le idee non danno speranza e riescono persino, se si trasformano in torrenti senza argini, ad acuire le crisi sociali. Naturalmente servono i soldi, ma certo ci è più utile sapere come impiegarli, a chi darli, e vederli finalmente spesi bene. Vorrei mostrare che in questi quattro mesi abbiamo lavorato per immaginare progetti possibili che daranno risultati visibili». Fabrizio Barca, lei è il ministro della Coesione territoriale, un po´ il ministro della disperazione. «Disperato è colui che non vede quali sono le energie in campo, non crede alla forza dei territori. Il mio lavoro è dare una possibilità a chi la cerca, e costruire una rete di protezione dallo spreco. Per fare questo occorre dotarsi di matita e bianchetto: estirpare l´approssimazione, conoscere bene i canali di scolo dei soldi pubblici, dove sorgono, quale tragitto effettuano, in quali tasche finiscono. E´ faticoso, sa?».
Quanti soldi ha nel portafogli?
«Sono due miliardi e trecento milioni per adesso. Immediatamente spendibili. Ma non sono pochi. Una cifra robusta la destiniamo al sostegno dei due poli della famiglia: neonati e anziani. Più asili nido, più assistenza sociale, più sostegno alla disabilità».
Per anni i servizi sociali sono stati traino delle clientele, delle rendite parassitarie.
«Questo è il punto di caduta, l´esatto stato della nostra crisi civile. Spero di poter documentare il tragitto, euro su euro. Si chiama tracciabilità delle risorse. Sul sito del ministero porterò le prove, cammin facendo».
Il cammino dove inizia e quando
«Tra luglio e agosto i primi assegni, che devono provocare i primi riscontri sul campo. Ci saranno più infermieri o no? Maestre d´asilo o no? Nidi per l´infanzia? C´è un´Italia che non solo non ha il lavoro, ma nemmeno lo conosce, lo cerca, ci crede, ci spera. Bisogna produrre una trasformazione culturale, e
dobbiamo iniziare dal Sud. I giovani devono iniziare ad alzare la voce. Non è uno slogan, è un titolo di un progetto. Le università non insegnano bene, e non producono abbastanza talenti. E´ una questione cruciale della vita civile e della crescita del Mezzogiorno».
Ma anche il Nord vive il dramma di una povertà sconosciuta. E´ pieno di rabbia e frustrazione.
«Il Nord, ad oggi, resta la più grande area geografica d´Europa in cui il benessere resiste e nella media è diffuso e solido. Vediamo i punti di crisi, le microimprese, causati dalla fragilità del sistema creditizio. Non facciamo caso alle aziende che oggi vanno meglio di ieri. Va male la produzione di beni di consumo, va bene l´export. E il Nord ha goduto, grazie alla rete di protezione del governo Berlusconi, del sistema della cassa integrazione in deroga che ha permesso di tenere la disoccupazione ai livelli più bassi nel Continente. Lo rammento perché in genere queste cose si dimenticano».
Cosa avremmo dimenticato?
«Per esempio che in dicembre il primo atto del governo è stato quello di elargire circa 13 miliardi di euro a sostegno dell´occupazione delle imprese. Pensiamo a cosa sarebbe accaduto se quella mole finanziaria non fosse stata liberata».
E´ poco rispetto alla vastità del malessere. E´ parso che il governo sia stato colto alla sprovvista, e solo adesso tenti di porre un argine esile.
«E´ parso male. Il governo aveva esattamente chiara, fin dai primi giorni di dicembre, la dimensione della crisi. Anzi la percezione era così nitida da offrirci una fotografia sociale ancora più drammatica di quella che per fortuna si è rivelata».
Meno male che avevate preventivato!
«La mia responsabilità è dentro i confini della realtà: fare cose possibili, farle bene».
Possibilmente farle presto. «Ci saranno venti nuove Pompei, venti luoghi della nostra arte e della nostra cultura che dichiariamo di preminente interesse nazionale e dove svilupperemo moduli innovativi di investimenti ad alta resa. Da Lecce a Siracusa. Anche quella è un´industria».
Le parole non saziano più
«Gli impegni sono sottoscritti, i progetti redatti, i cantieri saranno aperti nelle prossime settimane. Le mostro il calendario?».

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