mercoledì 9 maggio 2012

Fra moglie e partito - Massimo Gramellini su La Stampa

Dice di scrivere da Parma e di chiamarsi Emanuele. Sposato da vent’anni con la stessa persona, e con lo stesso partito - il Pci-Pds-Ds-Pd - da quasi trenta, domenica aveva due appuntamenti con l’adulterio. Uno a un’ora di macchina, in un ristorante vicino al mare, dove lo attendeva la nuova collega dai capelli nero-tizzone che gli fa il filo in modo sfacciato. 
L’altro in cabina elettorale con la lista di Grillo. La vita gli stava offrendo la possibilità di tradire in un giorno solo i suoi due spenti amori. 
Prima di partire per il mare è andato a votare: «Il Pd non è più neppure l’ombra del partito nel quale da ragazzo avevo creduto e che, pur con tutti gli errori che la Storia ci ha poi rivelato, mi aveva trasmesso un pizzico di passione e una speranza di futuro». 
Ma al momento di mettere la crocetta sui grillini è stato colto dal panico. «Credo sia stata la paura dell’ignoto a farmi tremare la matita e a indirizzarla verso il solito simbolo». Uscito dall’urna era così depresso e confuso che è tornato a casa, rinunciando alla scappatella marina. «Mia moglie è come il Pd. Non mi dimostra più attenzione né passione. Io ne soffro, eppure non so fare a meno di lei. 
Sono attaccato a qualcosa che non c’è più, ma che sento parte della mia vita. Così continuo a sperare che lei torni quella di un tempo e non vado via. 
Lo stesso faccio con il Pd. Ma il partito non è una persona. Con un partito temo di avere ancora meno speranze». Se fossi la moglie, mi sentirei relativamente tranquilla. Se fossi Bersani, per niente. Di questo passo mi sa che le prime corna Emanuele le metterà a lui.

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