giovedì 10 maggio 2012

Il bivio europeo - Silvia Costa su Europa

Silvia Costa
Il risultato elettorale in Francia apre una prospettiva nuova per tutta l’Europa. La vittoria di Hollande e di una maggioranza di centro sinistra riformista, grazie anche all’importante adesione di Bayrou, è un forte segnale di rottura della politica europea. Una politica europea che, con il direttorio Merkozy e l’inconsistenza di Berlusconi, nonché la maggioranza di governi conservatori nel consiglio, era stata di fatto rinazionalizzata, centrata solo su politiche di rigore, senza offrire prospettive certe di sviluppo e crescita. 
Ma soprattutto una politica europea che sembra aver smarrito la sua dimensione democratica e sociale, ampliando la divaricazione tra i cittadini e le istituzioni comunitarie, sempre più viste o additate come inadeguate, disattente all’impatto delle misure di austerity e in colpevole ritardo nel difendere dal killeraggio dei mercati finanziari i debiti sovrani degli stati membri più in difficoltà (caso emblematico, la Grecia), compromettendo così la loro possibilità di ripresa e il futuro delle nuove generazioni. 
Certo, sia pure con grande ritardo e grazie alla forte spinta del parlamento europeo, si sono approvate normative più stringenti per disciplinare le istituzioni finanziarie, a tutela dei risparmiatori, si sono istituiti nuovi organi di controllo, si sono ricapitalizzate le banche (ma non adeguatamente verificando il loro impegno nel sostegno alle famiglie e alle imprese), si è istituito, nel 2010, e incrementato il fondo salva-stati (anche se va fatto il passo in direzione del conferimento alla Bce del ruolo di finanziatore di ultima istanza). Abbiamo anche approvato, con sofferta responsabilità, specie noi del gruppo S&D, il fiscal compact per mettere in ordine i bilanci nazionali chiedendo al contempo -che si mettesse presto mano a definire strumenti europei per la crescita, gli investimenti e l’occupazione. 
Ma è stato giustamente messo in evidenza come i risultati elettorali in Grecia aprano una prospettiva politica incerta e pericolosa, insieme al forte affermarsi in tutti i paesi coinvolti nell’ultimo weekend in tornate elettorali politiche o amministrative ( dalla Francia alla Grecia, dalla Germania all’Italia) di rappresentanze politiche ispirate al populismo, all’estremismo di destra e di sinistra, addirittura a
formazioni neofasciste, tutte accomunate da una crescente, aperta, ostilità e ribellione all’Unione europea.
Ha ragione Romano Prodi quando afferma che siamo ad un bivio della storia europea, e che l’Unione deve riconquistare la sovranità persa, pena l’implosione. Ho ben presente il vibrante appello rivolto in parlamento europeo da Mario Monti, appena nominato presidente del consiglio, quando affermò con forza che l’adesione dell’Italia all’obiettivo di ridurre il debito e mettere in ordine i conti era finalizzata non già ad un semplice atto di adeguamento alle decisioni di Bruxelles, ma soprattutto a far giocare all’Italia un ruolo autorevole e di primo piano in Europa perché si riprenda il metodo comunitario, si adottino nuovi strumenti come gli eurobond e la tassa sulle transazioni finanziarie per dotare l’Unione di risorse proprie da destinare alla crescita e allo sviluppo. 
Nell’incontro di ieri a Bruxelles tra la delegazione dei parlamentari italiani e il ministro alle politiche comunitarie Moavero abbiamo espresso il nostro apprezzamento per la proposta avanzata dal governo italiano e raccolta dal presidente Rompuy di indire per il prossimo 23 maggio un consiglio dei ministri straordinario in preparazione del consiglio di giugno. Un’iniziativa urgente e necessaria per rispondere alla recessione in atto in Europa e ai mutamenti politici emersi in questi giorni. È urgente il superamento di una politica prevalentemente monetaria e rigorista con una svolta nella politica economica dell’Unione. 
In tal senso sono condivisibili le tre piste su cui intende muoversi il governo Monti nel prossimo consiglio per quanto attiene al piano finanziario multiannuale: i project bonds per gli investimenti nelle grandi infrastrutture sovranazionali, la regolamentazione organica del venture capital in Europa, una interpretazione diversa della golden rule, ovvero non solo regola di pareggio di bilancio ma anche scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit. È anche importante che il governo assuma in consiglio una ferma posizione per non diminuire i fondi proposti dalla commissione sui programmi pluriennali 2014/20, ma prima definendo le priorità strategiche e poi le postazioni, difformemente dalla proposta della presidenza danese. C’è però l’urgenza di affrontare due nodi: la questione delle risorse proprie, dando finalmente una risposta del consiglio alla proposta del parlamento per la tassa sulle transazioni finanziarie, l’Iva europea, gli eurobond. Altrimenti non ci saranno le risorse per lo sviluppo e l’occupazione. 
Il secondo nodo è politico: una svolta nella politica economica europea è necessaria ma non sufficiente. Serve un forte pronunciamento politico, da parte dei leader europei e del consiglio Ue del prossimo giugno, a partire dal presidente Monti, a favore di una vera ripresa del cammino verso l’integrazione politica della Ue, che chieda agli stati membri di cedere quote di sovranità a favore di una più forte governance politica ed economica dell’Unione. Occorre imprimere una forte accelerazione al processo di integrazione, di costruzione effettiva dello spazio europeo della ricerca, della educazione e del lavoro e del mercato unico, che punti a dotare l’Unione di poteri più forti. 
Sappiamo che alla speranza che viene dalla Francia si affiancano le preoccupazioni per l’esito incerto delle elezioni in Grecia e per l’affermarsi in entrambi i paesi di partiti populisti, euroscettici e addirittura neofascisti. Una deriva che sta investendo anche l’Italia e la Germania. Se non guarderà con determinazione ad una nuova fase di sviluppo, di equità e di innovazione l’Europa rischia di non costituire più l’orizzonte politico che da speranza di futuro.

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