giovedì 31 maggio 2012

La presunta solitudine del Pd - Giorgio Merlo su Europa

Il Pd ha indubbiamente vinto la recente tornata amministrativa – numeri alla mano e non chiacchiere – eppure, secondo la vulgata più diffusa, proprio il Pd è il partito che viene dipinto come quello che ne pagherà le maggiori conseguenze politiche dopo questo voto.
Perché tutto ciò? Per un motivo molto semplice. La crociata contro la cosiddetta politica tradizionale ha travolto – pur attraverso il libero consenso popolare – tutti i partiti, tranne il Pd che ha retto discretamente perché è saldamente insediato nel territorio e perché esprime una classe dirigente locale che ha incrociato la domanda di buon governo che emerge dalle comunità locali. Certo, il tutto attraverso alleanze con partiti, movimenti e liste civiche che, comunque, hanno visto nel Pd il perno essenziale della coalizione riformista e democratica nel nostro paese. Eppure il Pd «non ha vinto»; «è sempre più solo» e, soprattutto, è destinato a «subire lo stesso epilogo degli altri partiti». Questi i commenti più gentili. Al di là del normale turpiloquio e degli insulti di Grillo e della sua carovana.
Orbene, forse è giunto il momento di affrontare di petto la questione della cosiddetta “solitudine” del Partito democratico. Mi limito a due sole considerazioni per smontare questa fantasiosa ricostruzione che, semmai, ha un solo obiettivo. Colpire indiscriminatamente il Pd per affossare definitivamente il sistema dei partiti e sostituirlo con uno scenario che a tutt’oggi è ancora misterioso ed indecifrabile.
Ora, la prima considerazione è molto semplice. Il Pd, sempre dati alla mano, ha conquistato, seppur con l’apporto degli alleati, molti comuni che prima erano governati dal centrodestra e si conferma alla guida di molte città. Certo, il partito di Grillo ha vinto – come stravinse la Lega nel ’93 – e ha conquistato importanti comuni come Parma. Ma confondere la realtà dei fatti con il desiderio è sempre un metodo che rischia di portare al travisamento della realtà.
In secondo luogo è indubbio che il Pd deve costruire una coalizione di governo, riformista e democratica. Necessariamente, com’è altrettanto ovvio, con altri partiti. Anche perché in Italia, da
quando vige la democrazia parlamentare, la politica è sempre stata sinonimo di politica delle alleanze. E anche in vista delle elezioni del 2013 sarà indispensabile costruire un sistema di alleanze.
E qui c’è il nodo politico di fondo che andrà sciolto nelle prossime settimane. E cioè, per semplificare, una coalizione di governo che ripropone l’ormai ingiallita foto di Vasto? Un’alleanza che riproponga, seppur senza ammetterlo, l’inguardabile Unione di prodiana memoria? O un’alleanza che, come dice giustamente Bersani, unisce progressisti e moderati per dar vita ad una efficace e credibile ricetta riformista per il governo del nostro paese?
Dalla risposta a queste domande noi sapremo quale sarà il profilo della nostra democrazia e, soprattutto, il programma di governo che caratterizzerà la prossima legislatura. Ma accusare di “solitudine” il Pd per l’esito del voto di maggio è quantomeno ingeneroso.
Dopodiché è indubbiamente vero che l’ondata, pesante e saggiamente orchestrata, di criminalizzazione di tutto ciò che è vagamente riconducibile alla politica tradizionale rischia di avere effetti devastanti e destabilizzanti per l’intero sistema politico italiano. E a questa campagna demolitoria e generica il Pd deve dare una risposta seria, coerente e convincente. A cominciare dalla trasparenza nel condurre l’attività politica, nell’uso delle risorse interne, nell’essere ancorati ad una precisa opzione riformista e ad una seria volontà di cambiamento che non abbia, però, un intento puramente distruttivo.
Del resto, l’obiettivo dei vari cantori televisivi e giornalistici che predicano – attraverso una violenza verbale che rasenta lo squadrismo – una palingenesi totale del sistema politico, può creare un clima tendenzialmente ingovernabile e privo di ancoraggi. Ed è proprio in un contesto come quello contemporaneo che è necessaria la presenza di un partito che dà garanzie sul terreno del governo e stabilità sul fronte democratico come il Pd. Che, con altre forze altrettanto responsabili e affidabili, rappresentano un pilastro essenziale per far ripartire il sistema Italia senza fughe in avanti, senza avventurismi e, soprattutto, senza prestarsi ad operazioni che possono indebolire e annebbiare la nostra democrazia. Altro che la “solitudine” del Pd!

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