martedì 29 maggio 2012

La vita insicura di un uomo sicuro - Ilvo Diamanti su Repubblica

Mi chiamo Massimo, Per gli amici: Max. Ho quasi sessant'anni. Sono sposato e ho due figli. Ma vivo da solo, in una cittadina nei pressi di Verona. Mia moglie se n'è andata da tempo. Ha raggiunto sua sorella, che risiede vicino a Gallarate. Anche lei separata. Le due sorelle: possono con-vivere solo fra loro. I miei figli, invece, abitano per conto proprio. Anche se, formalmente, risiedono ancora con me. Giulia, la più vecchia (si fa per dire: ha meno di trent'anni), sta a Londra, dove è rimasta, dopo la laurea. Vi si era recata per un Master in Economia. Ha deciso di fermarsi là. Più che lavorare, fa lavori. Ma ha rapporti professionali con un'agenzia di Borsa. 
Fa esperienza. (E che esperienza, visti i tempi!) E poi a Londra sta bene. Ha un compagno, credo. Anche se con me parla poco della sua vita privata. Giacomo, il più giovane, ha poco più di vent'anni. Studia ancora. Ha quasi 25 anni. Vive a Bologna, dove frequenta il DAMS. Non so a che gli servirà. Ma si diverte. Ogni tanto passa per casa. Da me. Altre volte va da sua madre. Non pare intenzionato a tornare. E neppure a laurearsi troppo in fretta. Concludere gli studi ora significherebbe diventare improvvisamente precario. Così, invece, è "in formazione". In cammino. Instabile per scelta. Dal punto di vista dell'identità, pubblica e personale, è sicuramente meglio.
Per questo, "formalmente", risiedo con i miei figli. Ma, in realtà, sono solo. Quasi sempre. Nella casa dove risiedo. Una villetta a schiera, in un quartiere residenziale. Dove svolgo la mia attività - consulente del lavoro. Certo, ho amici e amiche. Molto spesso passano e magari si fermano. Qualche giorno, qualche notte. Ma non di più. Non voglio vincoli, né rapporti impegnativi. 
D'altronde, io così sto bene. Convivo con me stesso senza troppi problemi. In effetti, proprio solo non lo sono mai. Oltre ai clienti, gli amici, i figli, ci sono i cani. Tre. Un meticcio, di taglia piccola, che scorrazza per casa. Mi fa compagnia. E due mastini - per la precisione, due rottweiler - in giardino. Passano il tempo liberi. D'altronde, il mio giardino è chiuso. Inaccessibile. Non possono fuggire né
creare fastidi agli altri. Ai passanti. Però mi fanno sentire sicuro.
Più sicuro. In fondo, ripeto, vivo da solo. Quasi tutti i giorni. Quasi tutto il giorno. E la notte. Per cui qualche precauzione va presa. Meglio essere prudenti. Qui, nel mio quartiere residenziale, se ne sentono tante. Furti in abitazione, qualche scippo per strada. D'altra parte, è un quartiere tranquillo, ma agiato. Un bel bersaglio per i malintenzionati. Così mi sono attrezzato. Ho alzato ulteriormente il muro di recinzione e l'ho reso impraticabile, per chi intendesse scavalcarlo. La ringhiera, sopra il muro, è irta di punte aguzze. Poi, all'interno, il giardino è protetto da un sistema di allarme efficiente. Come, d'altronde, gli ingressi e le finestre.
Quando scende il buio, si attiva un sistema di illuminazione sensoriale. Non resta un angolo buio. Salvo i "rifugi" dei miei mastini. È così dappertutto, nel mio quartiere. Perché così fan tutti. Per sicurezza. E per lo stesso motivo, nel quartiere, abbiamo ingaggiato un servizio di Security. Guardie giurate che passano, regolarmente, quasi ogni ora. Di giorno e di notte.
I miei vicini: praticamente non li conosco. E neppure li vedo. Manco li saluto, quando li incrocio. Perché dovrei salutarli? Non li conosco. E quasi non li vedo. Esco direttamente in auto. L'unica persona che incontro, con qualche frequenza, è il "delegato" di quartiere. Abita due strade più in là. Non mi ricordo neppure il nome della via. (E, per la verità, neppure il suo cognome.) Nel quartiere tutte le vie hanno nomi di musicisti. Un casino pazzesco. Il "delegato" si occupa dei problemi - piccoli e grandi - dei residenti. Sicurezza compresa.
Anzi, la sicurezza prima di tutto. Perché io non nascondo di provare un po' di paura. In fondo, vivo quasi sempre da solo. E se ne sentono tante, nelle tivù e sui giornali locali. A volte, qualche vicino, fuori dal portone del garage, mi ferma un attimo per raccontarmi di qualche furto tentato, nei dintorni. Per fortuna sono al sicuro. Sì, al sicuro. Con la casa e la recinzione schermate da sistemi di allarme e telecamere, a ogni entrata e uscita, i due mastini che girano sempre per il giardino, ogni punto e ogni centimetro esterno illuminato, appena si fa sera - manca solo un fosso con gli alligatori e il ponte levatoio, all'uscita (ma ci sto pensando).
E le strade intorno battute, con ritmo incessante, dalle Guardie Giurate (e armate). Come si fa a non sentirsi sicuri? E controllati? Sto a casa mia, ma è quasi come abitare ad Alcatraz.

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