mercoledì 9 maggio 2012

L’eredità di Aldo Moro - Enzo De Luca su Europa

Trentaquattro anni fa, il 9 maggio, il ritrovamento del cavadere di Aldo Moro nel bagagliaio della Renault Rossa in via Caetani, «come un crisantemo gettato su un letamaio» scrisse Eugenio Scalfari. A distanza di tanto tempo, i suoi insegnamenti, la sua lezione continuano a stupire per attualità, a sollecitare un’azione riformatrice seria, della politica e nella politica, per recuperare i ritardi accumulati e ricomporre la frattura che quell’assassinio ha aperto nella nostra storia. Il senso di laicità che caratterizzò la sua politica, per esempio, e non pochi sforzi sostenne per affermarlo e far fronte all’opposizione strenua della gerarchia ecclesiastica. Un’eredità morale che, prima di tutti, i cattolici impegnati in politica dovrebbero preservare e valorizzare e invece spesso – alcuni consapevolmente – finiscono col tradire. Attorno a Moro e al suo lascito politico ci sono disattenzioni e silenzi più che sospetti, di chi, rivendicando la fede cattolica, sembra voler giocare una partita politica tutta personale. Ma la politica non vive se non di visioni strategiche. E qui si torna a Moro. Di cosa era figlia se non di una prospettiva strategica di respiro lungo la “sua” terza fase? Ricollegandosi alle idee di De Gasperi, infatti, egli segnava in tre tappe il percorso di rinnovamento dell’Italia: alla fase della ricostruzione sarebbe seguita quella delle riforme, e poi quella dell’alternanza democratica, possibile in prima istanza con “l’associazione” del Pci al governo. Quella intuizione rappresentò l’anima del primo centrosinistra e l’alleanza politica non era funzionale a perseguire solo una maggioranza di governo, ma finalizzata ad un disegno politico strategico più ampio. Una visione che, successivamente, anche nella nostra storia recente, è mancata ai partiti che pure più volte hanno sostenuto – e ad intermittenza continuano a sostenere – di voler allearsi in una coalizione di centro-sinistra. E il Partito democratico, che pure io considero l’erede politico principale del lascito di Aldo Moro, non ha mostrato sempre quella determinazione necessaria a superare personalismi e scontri di posizione strumentali, purtropo presenti dentro il partito e tra i possibili alleati. L’alternanza democratica, nei fatti, esiste già, ma va consolidata con
un progetto politico serio, credibile e lungimirante, che non potrà compiersi senza coraggio. E bisogna mettere in conto anche scelte impopolari, altrimenti non si potrà mai recuperare credibilità alla politica, col rischio che, come purtroppo sta accadendo in Grecia, si facciano largo forze populiste, demagogiche e antidemocratiche capaci di radicarsi come un cancro e minare alla base la tenuta democratica dell’Europa, altro caposaldo della visione morotea, lucida e sistematica, fondata non sulla contrapposizione di potenza e sull’equilibrio del terrore, ma sulla giustizia, sul dialogo, sulla cooperazione. In due parole, sulla politica, concepita come mediazione per il conseguimento del bene comune e non come compromesso per la tutela di interessi oligarchici. La trasparenza, dicevo. Non sempre onorata in passato, spesso sacrificata in nome di tatticismi e individualismi, dannosi leaderismi che hanno portato il paese sull’orlo del baratro, adesso dovrebbe riguadagnare il posto, centrale, che le spetta nella elaborazione di programmi, interventi e coalizioni. A partire dalla nuova legge elettorale, che a mio avviso così come è stata ridisegnata non servirà a ripristinare il rapporto di fiducia tra politica e cittadini, fortemente leso da vicende tutt’altro che encomiabili in cui sono rimasti coinvolti quasi tutti i partiti politici italiani. A mio avviso, il sistema definito dalla nuova legge è un po’ confuso e l’eliminazione dell’obbligo di coalizione preventiva non contribuisce al chiarimento. Perché‚ mi chiedo, il cittadino non deve conoscere prima del voto quali sono i partiti che decidono di convergere in un’alleanza di un dato segno politico e realizzare un programma sul quale chiedono il suo consenso? Sono convinto che rendere note le alleanze prima di andare alle urne non comprometta il proporzionale e rafforzi il bipolarismo che, come dimostra anche il risultato delle presidenziali in Francia, è il presupposto necessario per consolidare il sistema democratico del paese e, su un piano più ampio, dell’Europa. In tal modo, porteremo finalmente a compimento anche il progetto di Moro e onoreremo pienamente, al di là delle ricorrenze, la sua memoria.

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