mercoledì 9 maggio 2012

«Noi e i grillini». La ricetta Civati - Rudy Francesco Calvo su Europa

Sarà «la madre di tutte le battaglie». Pippo Civati ne è convinto: il distacco dei cittadini dalla politica è il tema di cui le forze politiche, a partire dal Pd, devono occuparsi con più attenzione in vista delle elezioni politiche del 2013. «Il crollo del centrodestra ci ha permesso di avanzare alle amministrative – spiega il consigliere regionale lombardo – ma rimane un forte astensionismo, soprattutto nelle città medie, quelle in cui prevale il voto d’opinione». E poi c’è Grillo, che le elezioni amministrative hanno trasformato definitivamente nello spauracchio dei partiti. 
«Conosco bene il rifiuto del sistema politico, soprattutto al Nord – ragiona con Europa Civati – e sicuramente rimarrà in buona parte anche il prossimo anno. Ma se il Pd insisterà su alcuni temi, potrà riuscire a recuperare almeno una parte dei voti grillini». Riuscito nell’intento di svelare il doppio volto della Lega (di lotta in Padania, poltronara a Roma), questa è la nuova sfida che Pier Luigi Bersani si trova di fronte, per proseguire l’avanzata dem nelle regioni del Nord: spuntata la spada di Alberto da Giussano, l’obiettivo sono le cinque stelle del movimento grillino.
I dem, a dire il vero, hanno già cominciato a darsi da fare. Il primo segnale è la rinnovata offensiva a favore di una legge elettorale maggioritaria con doppio turno, a scapito del modello proporzionale proposto da Violante («più greco che ispanotedesco», lo bolla Civati). Soprattutto, però, a imprimere un’accelerazione alla risposta all’antipolitica sono gli emendamenti presentati alla riforma del finanziamento dei partiti, in discussione alla commissione affari costituzionali di Montecitorio. I deputati del Pd sono tornati a chiedere il dimezzamento (anziché la riduzione di un terzo) della tranche del rimborso elettorale prevista per luglio, ma hanno anche proposto l’introduzione dell’anagrafe patrimoniale, per garantire la trasparenza di chi occupa cariche pubbliche, e un bonus dell’1 per cento di finanziamento in più per le forze politiche che hanno almeno
un terzo di donne tra gli eletti.
Per combattere la battaglia contro l’antipolitica – spiega Civati – «non dobbiamo sottovalutare quello che dice Grillo, ovviamente a parte le “smargiassate”, come quelle ascoltate contro Napolitano». Al comico non è andata già la battuta del capo dello stato («Di boom io ricordo solo quello degli anni ’60, non ne vedo altri») e non ha mancato di rispondere a suo modo: «Là dove non hanno osato neppure i Gasparri e i Bersani ha volato (basso) Napolitano». Ecco la ricetta suggerita da Civati al suo partito: «Lotta alla casta, un tema sul quale il Pd è scivolato spesso; ricambio del ceto politico, a fronte di una classe dirigente troppo “tradizionale”, partendo dal rispetto del limite dei mandati parlamentari, che noi stessi ci siamo dati; insistere sulla legalità; politiche ambientali, sulle quali abbiamo potenzialità che mai abbiamo espresso fino in fondo; innovazione tecnologica. 
Si tratta, insomma, di un ricambio generazionale sui temi prima ancora che sulle persone». Detto questo, Civati non si lascia ammaliare dalle sirene grilline: «Serve un partito, non basta un movimento. L’energia grillina va incanalata in una proposta di governo compiuta e questo può farlo solo un partito». Per questo, il consigliere lombardo chiede ai vertici dem di elaborare una «proposta di governo molto innovativa e più liberale, perché in Italia la politica gestisce anche settori che non dovrebbero essere di sua competenza».

Nessun commento: