giovedì 31 maggio 2012

Non indebolite Gabrielli - Marina Sereni su Europa

Il consiglio dei ministri di ieri ha assunto alcune prime decisioni per le zone colpite dal terremoto che ormai da dieci giorni provoca lutti, danni e paura in Emilia-Romagna e in una vasta area del Nord del paese. È un fatto dovuto ma molto importante: quelle migliaia di persone sfollate, quelle famiglie, quei lavoratori e quegli imprenditori, quegli amministratori locali, quelle comunità devono sentire la vicinanza, la partecipazione, la mobilitazione di tutta l’Italia. Per qualche giorno, pur in presenza di una calamità di dimensioni molto significative, è sembrato quasi che gli apprezzamenti per l’operosità e l’efficienza dell’Emilia-Romagna nascondessero in realtà la tentazione di derubricare quel terremoto a fatto locale. Le nuove e fortissime scosse, il crollo di tanti capannoni, delle chiese, dei municipi, la perdita dolorosa di altre vite umane hanno mostrato la dimensione enorme e nazionale di questa tragica calamità. 
Nel merito il decreto approvato ieri contiene misure necessarie, a cominciare dall’allentamento del patto di stabilità interno per i comuni interessati dal sisma e la sospensione dei tributi, che per primo il Pd aveva proposto. L’aumento dell’accisa sulla benzina è senza dubbio un aggravio per i cittadini ma è evidente che siamo di fronte all’urgenza di reperire ingenti risorse straordinarie per affrontare l’emergenza, l’assistenza alle popolazioni, l’approntamento dei primi interventi per riattivare le attività produttive e per riportare nelle abitazioni al più presto almeno una parte degli sfollati. È inevitabile che l’esame di questo provvedimento – che guarderemo con attenzione per apportare miglioramenti e giungere in tempi brevissimi all’approvazione – si intrecci con un altro decreto già all’esame della camera. 
Mi riferisco al dl 59/2012 recante “Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione civile”. Si tratta
di una riforma attesa, resa più urgente alla luce di un intervento a dir poco devastante voluto dal governo Berlusconi con il decreto “Milleproroghe” dello scorso anno. Dopo i furbetti dei grandi eventi, dopo gli scandali, dopo l’emergenza tramutata in normalità, dopo le deroghe alla trasparenza sotto le quali si sono nascosti favori e affari inconfessabili certo c’era bisogno di rimettere mano al settore. Ma il decreto che stiamo esaminando, già di fronte a questa drammatica vicenda dell’Emilia-Romagna, dimostra molti limiti.
Alcuni punti sono controversi e meritano un confronto sereno e costruttivo in parlamento e tra le diverse istituzioni interessate: la dichiarazione e la durata dello stato d’emergenza, il ruolo del ministero degli interni nel rapporto con le regioni e i comuni, l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi da calamità naturali le cui caratteristiche verrebbero tuttavia rinviate ad un regolamento governativo. Si può delimitare meglio compiti e modalità di intervento della Protezione civile ma non si possono ridurre poteri, strumenti e risorse fino a farla diventare inefficace. È venuto il momento di una legge quadro sulle calamità naturali che garantisca parità di trattamento a tutti i cittadini, a tutti gli enti locali toccati da fenomeni calamitosi. 
E soprattutto è venuto il momento di un piano pluriennale di prevenzione che solleciti e incentivi la messa in sicurezza del territorio e degli edifici pubblici e privati delle zone maggiormente a rischio. Il decreto di riordino della Protezione civile va dunque modificato, di fronte all’enorme ferita dell’Emilia-Romagna e alle numerose proposte emendative di esperti e amministratori locali che tante volte in questi anni hanno condotto esperienze sul campo.

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