martedì 22 maggio 2012

Ocse, per l'Italia deficit azzerato entro il 2014 - Redazione online su Corriere.it

Il deficit di bilancio dell'Italia si ridurrà all'1,7 per cento del Pil quest'anno e allo 0,6 per cento nel 2013. Lo prevede l'Ocse nel suo ultimo «Economic Outlook», con dati ritoccati al rialzo rispetto a quelli dell'edizione di sei mesi fa quando indicava un deficit-Pil 2012 all'1,6 per cento e un quasi azzeramento sul 2013: deficit allo 0,1 per cento del Pil. Secondo l'ente parigino l'Italia è «in carreggiata» per «eliminare» il suo deficit nel 2014. «Dalla fine del 2011, l'Italia ha intrapreso importanti riforme strutturali, progredendo sulla via del risanamento delle finanze pubbliche», si legge nella parte espressamente dedicata al nostro Paese.
IL QUADRO MONDIALE - Il quadro economico mondiale oggi risulta complessivamente migliore rispetto a sei mesi fa, ma resta fragile. L'Ocse individua nella crisi dell'Eurozona il principale rischio al ribasso per lo scenario globale. Nei Paesi industrializzati è prevista una «ripresa tenue e forse piena di sobbalzi», sostenuta da politiche monetarie accomodanti e dai un progressivo rafforzamento della fiducia. La crescita è prevista più forte negli Stati Uniti e in Giappone, mentre l'Eurozona per quest'anno viaggerà in zona recessione. Nel complesso il 'club' dei 34 Paesi più industrializzati del mondo dovrebbe crescere dell'1,6% quest'anno (dopo +1,8% nel 2011) e del 2,2% nel prossimo, dati che confermano nella sostanza le stime dello scorso novembre (+1,6% e +2,3%).
L'EUROZONA - Quest'anno l'intera Eurozona, secondo l'Ocse, avrà una crescita negativa di -0,1%, seguito da un blando +0,9% nel 2013, contro +0,2% e +1,4% indicati nel rapporto precedente. La Germania rallenterà la corsa a +1,2% quest'anno (da +3,1% nel 2011), per poi crescere del 2% nel 2013. Per la Francia le stime sono rispettivamente +0,6% e +1,2%. Accelerano invece gli Stati Uniti, con una crescita del Pil del 2,4% e del 2,6% (contro +2 e +2,5% indicati sei mesi fa).
Il processo di risanamento post-crisi sta avanzando gradualmente, in modo particolare negli Stati Uniti, che hanno evitato (quest'anno e forse nel prossimo) un eccessivo consolidamento fiscale. Mentre nell'Eurozona la situazione deve essere ancora tenuta sotto stretta osservazione, anche se sono stati
registrasti una stabilizzazione della fiducia, anche se a livelli bassi, un miglioramento del mercato finanziario (reso possibile dalle recenti misure di politica monetaria messe in atto dalla Bce), il successo della ristrutturazione del debito del settore privato in Grecia e iniziative - sia in Europa sia nel resto del mondo - attuate per affrontare i rischi legati al debito sovrano: un quadro che ha aiutato il varo di una disciplina fiscale sul lungo termine e il miglioramento dei ratio nel sistema bancario.
In sostanza, secondo l'Ocse, tutte queste azioni hanno generato un ventaglio di opportunità che però necessita di essere sfruttato completamente e rapidamente. Anche perchè, viene sottolineato, il rapido ritorno delle turbolenze sui mercati seguito alle elezioni in Grecia dimostra la velocità con cui queste sfide possono riapparire.
IL COSTO DEL DENARO - L'Ocse raccomanda un ulteriore allentamento del costo del denaro nell'Eurozona e il mantenimento delle attuali condizioni accomodanti negli Stati Uniti e in Giappone. Gli assunti si basano, per quanto riguarda gli Usa, il mantenimento del tasso di riferimento allo 0,25% per l'intero orizzonte di proiezione (sei mesi). Per l'Eurozona l'assunto è stato di un tasso 'overnight' in ribasso vicino allo zero a metà del 2012 e che rimane a questo livello fino a fine 2013. Secondo il rapporto, a fronte di una probabile modesta crescita economica, di pressioni inflattive contenute e del consolidamento fiscale previsto per i prossimi anni, le condizioni delle politiche monetarie devono rimanere accomodanti, con i tassi di interesse vicini allo zero in molti Paesi dell'area Ocse«, così come i programmi di acquisto di asset devono essere implementati, pianificati o estesi.

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