mercoledì 16 maggio 2012

Pagano sempre i giovani - Mario Adinolfi su Europa

In Italia c’è questo giochino dialettico, stupido e pesante anche a sinistra, forse soprattutto a sinistra: la colpa è tutta della “culona”. Se lei ci lasciasse spendere e spandere, allora sì che la crisi si allontanerebbe, viva Hollande che vuole assumere sessantamila insegnanti, così si fa. Insomma, Angela Merkel porta i conti di una Germania in ordine, è di ieri la notizia del Pil tedesco che cresce del 2% in un’area euro tutta in depressione, ma ogni colpa è sua. In più il cancelliere tedesco perde tutte le elezioni, vittima di un paradosso: in Germania è considerata troppo tenera con gli europei, in Europa troppo odiosa. 
Ma in realtà ha ragione lei: la spesa pubblica va tenuta sotto controllo o non se ne esce. Angela Merkel è come Mario Monti: sta facendo la cosa giusta, tra i latrati di chi ne capisce quanto un cane e invoca aumenti di spesa o programmi “alla Hollande”, che vorrebbe assumere a raffica nel pubblico impiego per dare falsi posti di lavoro alla gente arrabbiata, specchietti per le allodole con la fastidiosa conseguenza che sono stati ampiamente utilizzati in Grecia per affondare quel paese. E poi ciò che, forse, si può fare in Francia dove il debito pubblico è sotto controllo e lo spread è sotto quota 200, non si può fare in Italia con lo spread sopra quota 400. In Italia c’è una sola salvezza possibile: rendere produttiva la spesa pubblica, già altissima (800 miliardi di euro e gli interessi sul debito sono 100 miliardi l’anno). 
Per renderla produttiva bisogna spostarla dalle generazioni anziane a quelle più giovani. 300 miliardi di euro l’anno, rivalutati, ai pensionati sono una follia. Dov’è l’impresa per i giovani a un euro, invece, che fine ha fatto? Per le pensioni bisogna pensare alla soluzione svizzera: tetto massimo, qualsiasi sia la professione esercitata nell’attività lavorativa. Un laureato prende 1200 euro cinque anni dopo la laurea? Bene, un pensionato può vivere con la pensione a un tetto massimo di 2000 euro. Questa riforma
sforbicerebbe il 15% delle pensioni e andrebbe a creare quasi 100 miliardi di euro l’anno di risparmi, senza toccare un euro alle pensioni di quindici milioni di italiani, concentrandosi sull’area delle pensioni privilegiate, rimediando tanti soldi.
Da investire in incentivi alla giovane imprenditorialità, in abitazioni per le giovani famiglie, ma non in assunzioni pubbliche o parapubbliche. Con quattro milioni di dipendenti, quel segmento dell’attività va alleggerito e non ulteriormente appesantito. Si diano soldi per la banda larga, per la ricerca, per l’innovazione. Si trasformi il paese e lo si renda produttivo, puntando su chi è nato dopo il 1970. Si metta l’Italia nella direzione del futuro, non della difesa arroccata del passato improduttivo. 
Giocare a buttare giù Angela Merkel (e Mario Monti) per tornare a politiche di deficit spending rinunciando al fiscal compact e al rigore europeo, sarebbe l’ultimo passo verso il suicidio. E il prezzo sarebbe pagato tutto e per intero dai più giovani.

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