martedì 8 maggio 2012

Partiti e sistema elettorale vanno riplasmati - Massimo Franco su Corriere della Sera

Il dilemma è se la geografia politica emersa dal voto amministrativo del 6 e 7 maggio sia l'anticipo di quanto accadrà fra un anno alle elezioni politiche, o la coda finale e convulsa della crisi della Seconda Repubblica. Nel primo caso, il 2013 prepara uno scenario «greco» di frammentazione e ingovernabilità. Nel secondo, in teoria ci sono spazio e tempo per riplasmare i partiti e il sistema elettorale; e consegnare non solo all'Europa e ai mercati finanziari ma all'opinione pubblica italiana maggioranze degne di questo nome. L'insuccesso parallelo di Pdl e Lega aumenta la percezione di un centrodestra che non ritrova più il baricentro dopo il tramonto della leadership berlusconiana.
Ma il mancato sfondamento da parte del Terzo polo di Pier Ferdinando Casini dice pure che non esiste ancora un'alternativa moderata in grado di prosciugare quel serbatoio elettorale. Né basta, come ha ripetuto ieri l'ex premier, evocare un fronte unito di tutti i moderati. Quel fronte è impossibile perché per Casini la presenza di Berlusconi è un ostacolo insormontabile.
Rimane la crisi di un Carroccio sfigurato dagli scandali e costretto a esaltare il sindaco di Verona, Flavio Tosi, la cui vittoria in realtà è in controtendenza rispetto ai risultati della Lega. E emerge come nuovo, sorprendentemente grande contenitore della protesta il movimento Cinque stelle del comico-predicatore Beppe Grillo: una miscela trasversale di mobilitazione dei blog, estremismo e voglia di spazzare via tutto: dall'euro, a Monti, ai partiti che lo sostengono. Che cosa rimarrà di tutto questo fra otto mesi, quando verosimilmente si andrà alle urne per rinnovare il Parlamento, non è chiaro.
Ma è prevedibile che l'immobilismo della politica e la sua incapacità di riformarsi radicalmente farebbero crescere la febbre sociale e il peso di formazioni come Cinque stelle. La stessa vittoria di Leoluca Orlando, portavoce dell'Idv, a Palermo, nasce, oltre che dalla sua abilità personale, dagli errori madornali del centrodestra e dalla faida sulle primarie nel Pd. Per questo, in teoria i risultati di oggi, se confermati alla fine dello spoglio, dovrebbero accelerare la transizione; far capire ai partiti che non possono tergiversare; e
spingerli a riscrivere i rapporti di forza negli schieramenti. Per il governo dei tecnici di Monti si apre una fase gonfia di nuove incognite.
La tentazione di scaricare su palazzo Chigi la «colpa» della sconfitta del Pdl fa già capolino. Ma si tratta di una tentazione pericolosa, che il segretario Angelino Alfano e lo stesso Berlusconi si sono già affrettati a smentire. Sanno che finirebbe per accentuare lo sgretolamento di quello che appena un anno fa era ancora il poderoso «asse del Nord». Soprattutto, al di là delle parole ufficiali sono consapevoli che il governo Monti è la conseguenza, non la causa della fine della Seconda Repubblica.

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