giovedì 10 maggio 2012

Perché Grillo vincerà ancora - Mario Adinolfi su Europa

Spero di non toccare la suscettibilità del sempre ottimo direttore, né di farmi accusare di giovanilismo dal condirettore, ma voglio tornare al contestato articolo del 19 aprile, in cui avvertivo da queste pagine il Pd: Grillo non è un effetto ottico. Insomma, tiè, ve l’avevo detto. In quel pezzo aggiungevo anche che il Movimento Cinque stelle prenderà milioni di voti alle politiche del 2013 se il Pd non porrà rimedio, trasformandosi da orgoglioso luogo politico dell’usato sicuro a territorio che interpreti un’idea profondamente innovativa di futuro. Prendo in prestito dai tweet del sempre ottimo Menichini l’espressione sintetica: «Roba e facce nuove» (che lui riferiva all’esigenza del Terzo polo, ma va bene lo stesso). 
Detto questo, ora chiediamoci insieme: quali sono le ragioni vere dell’enorme successo del M5S alle amministrative 2012 e, soprattutto, di quello che avrà alle politiche tra un anno invadendo in parlamento con decine di deputati? Vanno smontate subito le due principali analisi alla moda di queste ore, che hanno fatto capolino anche qui su Europa: quella della distinzione tra Grillo (cattivo) e grillini (buoni); quella del fenomeno transitorio neanche tanto eclatante, stile rozzo Uomo Qualunque (premiata ditta Napolitano-Ferrara). Va detto con precisione: i grillini non sono nulla senza Grillo, gli appartenenti al M5S ne sono consapevoli e accettano la regola, che prevede tra l’altro il rifiuto del contraddittorio televisivo. 
Fa tanto scandalo il rifiuto del contraddittorio tv? È una tecnica consolidata di chi si sente in vantaggio, con trasversali casi eclatanti: Berlusconi rifiutò il contradditorio a Rutelli (politiche 2001), Veltroni lo negò ai suoi avversari alle primarie Pd (2007), Orlando lo rifiuterà a Ferrandelli. È sempre così, in politica: chi è avanti, pensa a parlare al suo popolo, il contraddittorio democratico è garantito dai media che ne criticheranno i contenuti criticabili, cosa che nel caso di Grillo è avvenuto ad abundantiam. Quanto all’accusa di essere un fenomeno transitorio e rozzo, che non ha neanche fatto boom, l’analisi
va compiuta con ancora maggiore attenzione: il M5S è destinato a durare, perché ha intercettato, grazie a una platea di militanti e votanti quasi tutti nati dopo il 1970, il mezzo e il messaggio: entrambi in maniera per niente rozza.
Il mezzo è internet, il messaggio è la contrapposizione della democrazia diretta alla democrazia rappresentativa. Con internet, che azzera da almeno un decennio il vantaggio competitivo dei mediatori (se volevi viaggiare andavi in agenzia, ora compri direttamente; se volevi acquistare azioni andavi al borsino, ora operi con il trading on line e gli esempi potrebbero essere migliaia), ha abbattuto i costi della politica e reso evidente il crimine del finanziamento pubblico abnorme ai partiti e ai loro rappresentanti nelle istituzioni. Con il messaggio della contrapposizione direttista ai partitisti, ha cancellato il ruolo del professionista della politica, a vantaggio del sindaco (e domani deputato) Pinco Pallo prestato temporaneamente all’amministrazione della cosa pubblica. 
Se Pinco Pallo batte (spesso travolge in termini di consensi) il professionista della politica, la rivoluzione è compiuta. Il passaggio successivo sarà il governo della moltitudine dei Pinco Pallo contrapposto ai privilegiati iperpagati del parlamento. L’esito della competizione è scontato. Non dico che sia necessariamente un bene. Dico che se i partiti non capiscono questo e non mettono in moto la macchina del rinnovamento radicale saranno travolti. Dal mezzo, che provano a domare goffamente come un cavaliere medievale che cavalchi una Harley. E dal messaggio. Dalla democrazia diretta che, nei tempi del web diffuso, è più forte, ma molto più forte di questo straccio di democrazia rappresentativa trasformato in oligarchia partitocratica.

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