giovedì 3 maggio 2012

Soldi ai partiti come in Europa - Sandro Gozi su Europa

«Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici sarebbe un errore drammatico» è uno dei passaggi della proposta ABC. Avrei preferito che si dicesse «in tempi così drammatici per i nostri cittadini, sarebbe un errore imperdonabile non dimezzare i finanziamenti ai partiti».
Pier Luigi Bersani lo ha detto un paio di settimane dopo, parlando di cura dimagrante per la politica e di dimezzamento dei fondi. Poi, il presidente Monti ha deciso di nominare Giuliano Amato. È senza dubbio urgente per la “Costituzione più bella del mondo” che, su partiti e sindacati, non abbiamo mai rispettato in 60 anni di repubblica.
La politica deve dimagrire fino a diventare trasparente, senza più errori e senza drammatizzazioni. E dobbiamo applicare alla politica, cioè a noi stessi, quanto proponiamo agli italiani: merito, efficacia, sobrietà, cambiamento. Perché se non gestiamo i nostri partiti e i fondi a disposizione assumendo i più meritevoli, finanziando le iniziative più efficaci, gestendo i fondi con sobrietà, favorendo il cambiamento, ad esempio sulla formazione e la partecipazione di donne e giovani, la gente non ci crederà mai più. Come può pensare che governeremo un paese con principi e metodi che non applichiamo neppure a noi stessi? Bersani parla spesso – ed ha ragione – di modello europeo.
Anche su questo, in effetti, l’Europa ci viene in aiuto. Per passare da un sistema dei finti rimborsi all’italiana ad un sistema europeo di finanziamenti ai partiti, trasparente e sobrio, propongo di ispirarci ai principi di fondo del regolamento Ue del 2003 sul finanziamento dei partiti politici europei, da adattare ovviamente a realtà ben più rilevanti come i partiti nazionali.
Innanzitutto, i fondi pubblici destinati ai partiti possono essere utilizzati unicamente per spese direttamente connesse agli obiettivi previsti dal programma politico del partito da finanziare. Non avremmo, per fare solo un esempio rispetto al testo ABC, l’imbarazzo di decidere quali titoli del debito pubblico acquistare. Dilemma inesistente in una “buona politica” all’europea: primo, perché i fondi sono vincolati alle attività veramente politiche, e quindi il problema di investire in titoli finanziari non si pone; secondo, perché disporre, come fa il testo ABC, che si possano acquistare solo titoli italiani mi sembra
violare il diritto europeo.
Inoltre, sono previsti alcuni obblighi di trasparenza in parte già praticati dal Pd, in parte necessari per tutti i partiti. Ogni anno i partiti devono pubblicare le entrate e le uscite e redigere una dichiarazione relativa agli attivi e passivi; i fondi non utilizzati nell’anno precedente vanno restituiti al bilancio comunitario. Vanno poi dichiarate tutte le fonti di finanziamento del partito, presentando un elenco indicante i donatori e le donazioni ricevute superiori a 500 euro.
E il partito deve rifiutare le donazioni anonime, quelle superiori a 12mila euro l’anno per donatore, le donazioni provenienti da bilanci di gruppi politici del parlamento europeo e le donazioni provenienti da imprese sulle quali i pubblici poteri possono esercitare un’influenza dominante in termini di proprietà o di partecipazione finanziaria, nonché le donazioni di un’autorità pubblica di un paese terzo.
Ma una “buona ditta” deve praticare la cultura del merito e degli obiettivi al suo interno. È allora veramente impossibile fare dei bandi pubblici per assumere il personale di partito, magari organizzando commissioni di selezione miste, con membri del partito, professori universitari ed esperti esterni della materia? Se li paghiamo con fondi pubblici, selezione pubblica e trasparente. La proposta di Bersani prevede inoltre di agganciare il finanziamento ai voti realmente ricevuti dai partiti. Non più quindi al totale degli aventi diritto al voto, come accade oggi. È sacrosanto! E possiamo fare anche altri passi in avanti in questo direzione. Dopo una vasta consultazione online, promossa dalla rete Insieme per il Pd (che ha messo in pratica le consultazioni online previste dallo Statuto del Pd e mai attuate) abbiamo ripreso la proposta del think tank Vision, agganciando il finanziamento globale all’effettiva partecipazione al voto.
Viene così sottratto dal corpo elettorale il numero di coloro che si sono astenuti in ogni singola consultazione: più aumenta l’astensione, e più diminuisce la somma totale dei fondi attributi per ciascun voto ottenuto dai partiti. Un incentivo al sistema politico ad adoperarsi per riavvicinare i cittadini alla politica: questione di voti, ma anche di soldi. L’astensione «si paga»; se aumenta, è una bocciatura della politica.
Infine, la decisione su quale partito premiare con i propri soldi va lasciata alla libera scelta di ogni cittadino. Su questo, proposte coraggiose spero che potranno venire da Giuliano Amato, per un sistema di rimborsi elettorali veri e un sistema di finanziamento misto pubblico-privato basato su criteri stringenti.
Se i partiti hanno paura dei sistemi premiali, infatti, come possono proporli alla PA, alle università, alle imprese? Trasparenza, sobrietà, controlli: potremo cosi «concorrere con metodo democratico» ed esemplare «a determinare la politica nazionale».

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