venerdì 15 giugno 2012

A 15 giorni dalla legge elettorale - Salvatore Vassallo su Europa

Salvatore Vassallo
I leader dei principali partiti, venerdì scorso, hanno preso l’impegno a chiudere un accordo sul sistema elettorale entro tre settimane. Si tratta di una promessa che sarebbe drammatico non mantenere. Le alternative disponibili, del resto, sono state ripetutamente vagliate. Se vi fosse un’ampia disponibilità a discutere del modello francese, inclusa l’elezione diretta del presidente della repubblica, si creerebbero le condizioni per adottare il sistema uninominale maggioritario a doppio turno anche per i parlamentari (a). 
Questa prima ipotesi appare oggi, purtroppo, a mio avviso, poco praticabile per la riluttanza del Pd. Se contemperata da adeguati bilanciamenti, sarebbe una vera, solida risposta all’antipolitica e un ribaltamento della deriva lungo la quale il sistema politico si sta avvitando. Se si rimane nell’attuale quadro costituzionale, rimangono di fatto due alternative: un sistema proporzionale significativamente corretto da soglie antiframmentazione e meccanismi premianti per i partiti maggiori (b); un sistema proporzionale con soglie meno rigorose e un premio di maggioranza per la coalizione più votata (c). Chiunque può comprendere che ciascuna di queste tre soluzioni ha pro e contro, e promuove un diverso equilibrio politico-istituzionale. 
La prima bipolarizza nettamente la competizione intorno ai candidati a presidente. La seconda consente a ciascun partito di andare da solo e valorizza il ruolo di quelli maggiori attribuendo di fatto al leader della forza politica più votata il compito di costruire (in parlamento) la maggioranza. La terza porta a stringere alleanze pre-elettorali garantendo alla coalizione più votata una base parlamentare che la rende autosufficiente. Ciascuna strada ha una infinità di possibili deviazioni, tra le quali leader mal consigliati rischiano di perdersi. 
Le alternative devono essere invece chiare e guidate da una solida teoria, se nelle prossime tre settimane si vuole davvero prendere una decisione. Cinque anni fa (cfr. Vassallum. Il testo integrale, ne Il Riformista, 13 novembre 2007, p. 1) ho proposto un modello basato su una originale combinazione di
elementi dei sistemi spagnolo e tedesco di cui si discute anche oggi e che personalmente continuo a considerare la soluzione migliore (cfr. Violante, Non tradire il bipolarismo, in Europa, 3 aprile 2012, p. 1) qualora si decidesse di percorrere la strada b). Credo che anche la strada c) possa essere costruita con gli stessi mattoni, consentendo così ai negoziatori di concentrarsi su pochi elementi modificabili che forniscono ragionevoli margini al negoziato.
Una prima ragione per usare gli elementi di base dell’ispano-tedesco, anche ove lo si volesse torcere verso un sistema proporzionale con premio di maggioranza (c), è che la sua “componente tedesca”, e cioè il metodo di presentazione delle candidature e di voto per i singoli parlamentari, è in assoluto la migliore via di mezzo tra la Scilla delle lunghe liste bloccate e la Cariddi delle preferenze (su questo rinvio al già citato articolo pubblicato da Europa). 
Una seconda ragione è che, partendo dall’ispano-tedesco, i sistemi elettorali di camera e senato possono essere resi identici, attenuando sia le possibili asimmetrie del risultato sia le eventuali polemiche per l’assegnazione su basi nazionali del premio al senato. L’85% dei seggi (425 per la camera, 213 per il senato, se viene confermata la riduzione da 500 e 250) sono ripartiti su base regionale. In ciascuna regione, i seggi sono assegnati tra i partiti come nell’ispano-tedesco (voto unico per liste e candidati di collegio), ma la compensazione proporzionale viene effettuata nell’ambito dell’intera regione, per cui la proporzionalità, nelle regioni grandi, è quasi perfetta. 
L’effetto proporzionale può essere inoltre aumentato portando il rapporto tra candidature di collegio e di lista circoscrizionale da 50/50 a 40/60. Si può decidere o meno di fissare una soglia legale al 4-5% su base nazionale o, più alta, regione per regione. Si può usare la prima solo per la camera, la seconda per il senato o per entrambi i rami del Parlamento. Sulla base del totale dei voti validamente espressi in ambito nazionale per tutti i partiti collegati (compresi i voti espressi per i partiti che non hanno ottenuto seggi) si stabilisce qual è la coalizione vincente. Se tale coalizione non ha già ottenuto il 55% dei seggi, le si attribuiscono, fino ad esaurimento, un numero di seggi dalla quota riservata al premio (75 alla camera, 37 al senato) sufficienti a fare in modo che acquisisca una maggioranza pari al 55% (275 seggi alla camera, 137 al senato). 
Eventuali seggi residui vengono ripartiti proporzionalmente tra tutte le coalizioni che abbiano ottenuto almeno un seggio in ambito regionale, compresa quella vincente. I seggi così distribuiti tra le coalizioni vengono divisi proporzionalmente tra quei partiti che le compongono che abbiano ottenuto almeno un seggio in ambito regionale. I seggi assegnati ai partiti rifluiscono verso i candidati di lista nelle circoscrizioni infra-regionali e, ove le liste circoscrizionali siano sguarnite, ai migliori perdenti nei collegi. Si noti che, con il Porcellum, la coalizione vincente ottiene il 55% dei seggi sia che abbia preso il 30% dei voti validi si che ne abbia ricevuti il 54%. 
Con il metodo qui esposto, una coalizione vincente che abbia preso meno del 35% dei voti dovrà (giustamente) cercare altri alleati in parlamento. Se ne ha ottenuti oltre il 45% potrebbe godere di una maggioranza parlamentare anche più larga di quella garantita dalla Calderoli. Se si usasse questo schema, i negoziatori potrebbero utilmente focalizzarsi su un numero assai limitato di variabili, evitando di impantanarsi in fantasiose varianti. Riguardo alla soluzione b), potrebbero discutere del numero medio di seggi da assegnare nelle circoscrizioni (senza scendere sotto il 14) e sulle dimensioni di un eventuale premietto nazionale per il primo partito (senza superare il 5% dei seggi totali ed escludendo che venga dato anche ad altri). 
Riguardo alla soluzione c), potrebbero discutere della dimensione delle soglie legali, del rapporto tra candidature di collegio e di lista e della dimensione della quota riservata al premio di maggioranza (senza scendere sotto il 15% dei seggi totali). Messe così, a me pare che le alternative sarebbero ugualmente robuste, rassicuranti sul piano sistemico, chiare e praticabili. Mancano 16 giorni. Anzi, 15.

Nessun commento: