martedì 19 giugno 2012

Combattere la crisi e creare l'Unione politica - Michael H. Gerdts* su Repubblica

IL PROGETTO storico di un'Europa politicamente ed economicamente unita oggi nell'opinione pubblica viene oscurato dalla crisi economico-finanziaria ed è ridotto alla paura e preoccupazione per l'euro. Così secondo i dati pubblicati di recente dal Pew Research Center statunitense, soltanto il 22 % degli italiani pensa che l'integrazione europea abbia rafforzato la loro economia, in Germania almeno sono il 59 %. Soltanto il 30 % degli italiani ritiene che l'euro sia una buona cosa, mentre in Germania ancora il 44 %. L'alta disoccupazione giovanile scuote profondamente la fiducia delle nostre nuove generazioni e fa dubitare che l'Unione europea abbia ancora la capacità di garantire per noi tutti un futuro economicamente prospero, equo e politicamente stabile. In tal modo viene minato il fondamento, l'appoggio della gente per il progetto europeo. Riemergono vecchi risentimenti e timori di una Germania predominante. Nelle nostre società è a rischio la pace sociale. Partiti al margine della democraticità traggono vantaggio dal disorientamento della gente.
Dobbiamo contrastare questa pericolosa perdita di fiducia con una strategia convincente poiché l'unificazione europea rappresenta il più grande successo politico della storia del nostro continente. Ci ha portato sessant'anni di pace e benessere. Il mercato interno comune è stato per tutti i Paesi aderenti un enorme acceleratore della crescita. L'area Schengen ha aumentato immensamente la nostra mobilità. L'euro ha rappresentato e rappresenta un successo con tassi di inflazione al minimo storico e come seconda valuta di riserva più importante al mondo. Il piccolo mondo degli stati nazionali europei è ormai superato. Nell'architettura globale si creano nuovi centri di potere. La popolazione mondiale conta oggi 7 miliardi di persone.
L'Ue ne rappresenta il 7 %, la Germania appena l'1 %. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, tra vent'anni l'India avrà una popolazione tre volte superiore a quella dell'Unione europea. Nel 2009 la Cina
ha superato la Germania come "campione mondiale delle esportazioni". Ci sfidano compiti di portata mondiale che un singolo Paese non è più in grado di affrontare da solo: mutamento climatico, questioni energetiche, terrorismo, regolamentazione dei mercati finanziari. L'Europa deve trovare qui soluzioni congiunte, parlare con una voce sola e mettere così sul piatto della bilancia globale la regione economicamente ancora più forte del mondo con i suoi 27 Stati e 500 milioni di abitanti. Dobbiamo mostrare che l'Europa non è il problema, bensì una parte della soluzione. Ma dobbiamo rispondere ad una domanda. Dove vogliamo andare alla fine?
La Cancelliera federale Angela Merkel ha ripetutamente affermato: "Abbiamo bisogno di più Europa e non di meno" e ha più volte sottolineato che questo significa anche conferire più competenze alla Commissione europea. All'inizio di quest'anno il ministro federale degli Affari Esteri Westerwelle ha costituito un gruppo di ministri degli esteri Ue che farà proposte per l'ulteriore sviluppo dell'Unione europea al di là del superamento dell'attuale crisi. Il Consiglio Europeo ha incaricato Barroso, Rompuy, Draghi e Juncker di presentare riflessioni su un'evoluzione qualitativa dell'Ue in risposta alla crisi. Nel suo discorso ad Aquisgrana in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, il ministro federale delle Finanze Schäuble ha delineato chiare idee sull'evoluzione delle istituzioni Ue: elezione diretta del presidente della Commissione, trasformazione della Commissione in un governo europeo e un sistema bicamerale con un Parlamento eletto altresì a suffragio universale e una Camera rappresentativa dei Paesi. Le riflessioni del Cancelliere federale emerito Gerhard Schröder vanno nella medesima direzione. Queste sono proposte di ampia portata che trasformerebbero l'Ue in un'Unione federale politica: un obiettivo ambizioso e per molti ancora non realistico. Ma proprio la crisi attuale ha mostrato che un'unione monetaria senza un'unione politica, senza una politica fiscale, economica e sociale comune, non funziona. Con il patto fiscale, il six pack ed il "semestre europeo" sono già state attribuite nuove competenze e possibilità di intervento alla Commissione.
Giuliano Amato, Emma Bonino, Daniel Cohn-Bendit, Joe Leinen e altri politici europei fanno un ulteriore passo in avanti proponendo l'istituzione di un ministero delle finanze federale. In un primo stadio andrebbe potenziata la collaborazione tra Commissione e ministeri delle finanze nazionali nell'ambito di un istituto fiscale europeo, per poi introdurre un ministro delle finanze nell'ambito di un governo economico europeo. Anche nel settore dei mercati finanziari vi sono riflessioni da approfondire. I protagonisti di una futura unione bancaria sono tra gli altri il presidente della BCE Draghi, il rappresentante tedesco nella Bce Jörg Asmussen e il presidente della Commissione Barroso.
Tutto questo dimostra che nonostante le profezie cassandriche l'attuale crisi stimola le forze creative in Europa, che intravedono l'uscita della crisi in un approfondimento e potenziamento dell'Unione europea. Siamo sempre usciti più forti dalle crisi. Questo è il messaggio di cui abbiamo bisogno anche oggi. L'Europa deve lanciare un segnale agli europei e ai nostri partner globali, convincendoli che possiamo fronteggiare la crisi, rafforzare l'euro e far diventare l'Unione europea un attore globale capace di agire.
Vengono riposte grandi aspettative nell'imminente Consiglio Europeo del 28/29 giugno. Dopo che sono stati approvati il patto fiscale e il six pack con l'obiettivo della solidità di bilancio, ci si concentra sul rilancio della crescita puntando soprattutto al rafforzamento della competitività nell'Unione europea. Punti fondamentali sono le riforme strutturali, lo snellimento burocratico ma anche spese e miglioramenti mirati nei settori dell'istruzione, della ricerca e dello sviluppo. Con il motto "better spending" si discute una riassegnazione delle risorse provenienti dai fondi strutturali. Per promuovere la capacità d'investimento dei privati andranno incrementate le risorse finanziarie della Bei rivolto soprattutto alle piccole e medie imprese, che spesso hanno scarso accesso al credito. A mobilizzare il capitale privato serviranno anche i "project bond", per generare grandi progetti comuni europei nel settore delle infrastrutture con forti impulsi alla crescita. Ci si aspettano infine importanti stimoli alla crescita da un'ulteriore unificazione del mercato comune nell'ambito della digitalizzazione, ma anche dei servizi, dei trasporti e dell'energia.
Un simile pacchetto globale - consolidamento e crescita - viene affiancato dai fondi salva-stati EFSF ed ESM. Sul piano della politica monetaria, la BCE come istituzione indipendente fa la sua parte stanziando liquidità e con un basso tasso di sconto che non ha precedenti. Le proposte che abbiamo ora sul tavolo per combattere la crisi nel breve termine e per rafforzare ulteriormente l'Unione indicano la direzione giusta. Non si può che convenire con il Ministro delle Finanze Schäuble quando nel suo discorso ad Aquisgrana sostiene: "Il mondo non resterà troppo a lungo ad aspettarci, pertanto bisogna agire rapidamente".
(L'autore è ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia)

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