martedì 26 giugno 2012

“Il Paese chiamato a scelte difficili alleanza necessaria dall’Udc a Vendola” - Alessandra Longo su Repubblica

Onorevole Franceschini, da oggi c’è un elemento in più di chiarezza nello scenario politico. Si va verso un asse tra progressisti e moderati. Casini si è impegnato.
«E’ da molto tempo che lavoriamo a questa prospettiva. Dopo le politiche del 2013, l’Italia si ritroverà all’inizio di un difficile percorso di ricostruzione, sto parlando di problemi finanziari, sociali. Per questo serve una legislatura di scelte vere, di riforme strutturali. Serve un consenso sociale il più largo possibile, serve avere dietro sindacati e imprenditori, laici e cattolici, pensionati e giovani delle partite Iva. Ci sono ragioni numeriche e politiche che spingono il Pd ad un’alleanza tra progressisti e moderati ».
Nel primo caso è chiaro: volete vincere e avere i numeri per governare.
«Sì non si può vivere nell’incertezza dei due o tre voti di margine. Servono numeri ampi in tutti e due i rami del Parlamento. Ma sono le ragioni politiche di fondo che spingono verso quest’alleanza».
Nel senso?
«Con le scelte difficili che il Paese sarà chiamato a fare, c’è bisogno di una maggioranza che abbia alle spalle molti mondi sociali, molte categorie, molte culture».
E dunque allargamento all’Udc.
«Ci stiamo lavorando da tanto. Avremo ancora come avversari o Bossi o Berlusconi o i loro eredi. Il Pd deve portarsi dietro il pezzo più grande possibile della società italiana. Ci vuole un’alleanza centro-trattino-sinistra».
E Vendola?
«L’alleanza va da Casini a Vendola. Sia chiaro: non si tratta di sostituire ma di allargare. E per noi è imprescindibile farlo assieme a Sel».
Magari al leader di Sinistra e Libertà questo schema non piace.
«Sono ottimista. Vendola è una persona responsabile, conosce bene la situazione del Paese e sa che
potrebbe avere grande spazio per far sentire le proprie ragioni».
Vendola dentro, Di Pietro fuori?
«Nello schema progressisti/ moderati è facile collocare Vendola e Casini. Di Pietro è un po’ fuori da queste categorie. Si è costruito il suo percorso con altri criteri. La scelta la deve fare lui. O tira le cannonate, e insegue Grillo e il vento dell’antipolitica per incassare qualcosa, o si colloca nella prospettiva di governo».
Lei che dice?
«Dico che ogni volta che parla sembra inseguire Grillo ».
Il messaggio ai moderati vale anche per i moderati del Pdl?
«I moderati del Pdl sono dall’altra parte ed è bene che facciano lì il loro lavoro che non è facile. Devono riuscire a costruire una destra europea normale».
Intanto Monti prosegue tra mille ostacoli. Le sembra un buon segno che, alla vigilia del vertice europeo, riceva Pd e Pdl in due incontri separati?
«Il Pdl si prende progressivamente margini di distacco e libertà dalle scelte di governo. Vediamo dove porterà questa linea. Noi manteniamo il nostro impegno: appoggeremo Monti fino alla fine della legislatura».
Ieri D’Alema e Casini commemoravano insieme la figura di Berlinguer. Difficile non pensare al compromesso storico.
«Tempi e stagioni diverse. Casini va maturando la convinzione che l’unico modo per affrontare la prossima legislatura sia l’alleanza con i progressisti. Il compromesso storico fu altra cosa. Dc e Pci erano avversari che affrontarono da avversari alcune emergenze. Qui si parla — nel caso di vittoria — di governare il Paese insieme per un’intera legislatura».

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