venerdì 15 giugno 2012

Il testo c’è ma i laici s’impuntano - Fabrizia Bagozzi su Europa

Ieri la commissione diritti del Pd presieduta da Rosy Bindi ha varato faticosamente e con distinguo il documento che prova a trovare la difficile sintesi su temi sensibili per il Partito democratico come quello del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, incluse quelle dello stesso sesso. 
Una riunione lunga e animata, in cui è stata l’area laica del partito ad avanzare più rilievi e dissensi rispetto alla bozza in discussione (che però non è stata modificata) mentre una parte dei cattolici (assenti, fra gli altri, Fioroni e Bobba) ha sostanzialmente fatto quadrato attorno al lavoro di Bindi (anche se c’è chi ha sottolineato che abbandonava gli smarcamenti in nome della mediazione) che ha voluto chiudere la partita nei tempi previsti, per presentare il testo al segretario. 
Anche se a questo punto è possibile, come auspica Paola Concia, che la discussione non finisca qui: «Sono sicura ci sarà modo di migliorarlo». Il documento non fornisce indicazioni di programma ma orientamenti di principio su diverse questioni che vanno dal testamento biologico fino, appunto, alle coppie di fatto, anche omosessuali. Sulle quali viene fatto qualche passo avanti, anche se non è in alcun modo menzionato il matrimonio gay. Nello specifico, si riconosce che, tenendo ferma la posizione costituzionalmente rilevante della famiglia fondata sul matrimonio, esistono altre forme di convivenza che sono importanti per la realizzazione delle persone e a cui occorre dare tutela. 
Con forme e modi che rispettino appunto la rilevanza costituzionale della famiglia tradizionale, ma anche i diritti delle persone a trovare la propria realizzazione all’interno di formazioni sociali che oggi sono tante e di diversa natura. Come del resto ha fatto notare la Consulta, nella sentenza n.138 del 2010, espressamente citata nel testo, per la quale nel concetto di «formazione sociale» va annoverata anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza fra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale a vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento
giuridico con i connessi diritti e doveri».
Una esplicitazione, questa, ritenuta particolarmente importante laddove menziona la «condizione di coppia» e a cui si affianca l’indicazione per un adeguamento della disciplina giuridica, con l’introduzione di forme di garanzia per i diritti e doveri che sorgono da legami differenti da quelli del matrimonio, «comprese le unioni omosessuali». E pure quest’ultimo riferimento, arrivato le volte scorse su indicazione dei laici, viene ritenuto un passo avanti che, pur se in linea di principio, sposta un po’ più in la discussione rispetto ai Dico. Ma l’area laica della commissione avrebbe voluto indicazioni più nette, un segnale più esplicito rispetto alla regolamentazione per legge e il riferimento a un’altra sentenza importante, questa volta della Corte di cassazione. 
Che nel marzo scorso ha parlato di esplicitamente di «diritto a una vita familiare». Sicché ora il documento c’è, ma rimane da vedere quanti e quali distinguo salteranno fuori (anche fra i cattolici). Ha già aperto le danze Ignazio Marino: «Il comitato diritti conclude oggi il suo lavoro con un documento non condiviso che non indica un programma chiaro sui diritti». Nel pomeriggio era già intervenuto Ivan Scalfarotto, che non c’era per ragioni di lavoro ma che a Europa spiega: «Apprezzo il metodo e lo sforzo fatto, non mi metto pregiudizialmente contro. Ma essendo questo un testo di principio penso che il matrimonio gay che esiste nella Francia di Hollande e nell’Inghilterra di Cameron sia un punto discriminante». 

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