lunedì 18 giugno 2012

Ma ci vuole più coraggio - Paola Concia su Europa

Anna Paola Concia
Terminato il lavoro della commissione presieduta da Rosy Bindi sui diritti civili, ora si apre un confronto dentro tutto il Pd su un documento complesso che affronta questioni importanti per milioni di persone. È stato un lavoro in cui si sono confrontate culture, sensibilità, approcci diversi. Un lavoro ambizioso: il Pd deve essere un partito ambizioso.
È questo il punto, il documento non è ambizioso. Sintetizzando il giudizio sul corposo scritto, mi viene da dire che oltre a essere insufficiente e non chiaro, sembra elaborato con il timore di non suscitare troppi conflitti politici, più che riferirsi alla concreta realtà delle persone.
È evidente per esempio che sui diritti di uguaglianza e la presa d’atto di una società cui convivono pluralità e differenze, la sintesi sia vissuta con sofferenza, e sia poco convincente, mentre su questo le altre formazioni democratiche e socialiste mondiali hanno osato di più. Sulla parte dedicata al riconoscimento degli amori omosessuali e più in generale della regolamentazione delle famiglie omosessuali le affermazioni chiare si diluiscono, al punto di essere eteree.
Sostengo da sempre il matrimonio omosessuale e comunque l’uguaglianza dei diritti tra etero e omo. A Francoforte con Ricarda, infatti, abbiamo utilizzato l’istituto previsto dalla legislazione tedesca, che è dedicato alle coppie gay, un istituto matrimoniale al punto che la precisa funzionaria del comune non ha usato formule astruse, ma direttamente ci ha chiesto «vuoi tu sposare». Per questo ho apprezzato la nettezza delle parole di Bersani, che riferendosi direttamente a questo tipo di soluzione, ha detto che bisogna fare una legge per riconoscere giuridicamente e socialmente le coppie omosessuali.
Dentro la commissione il confronto è stato schietto a volte duro, ma per questo positivo e costruttivo. Ora consegna a tutto il partito il compito di affrontare la materia dei diritti civili seriamente, con la cura necessaria di quando si è consapevoli che queste politiche riguardano tante persone. In commissione è
stato chiaro a tutti che soluzioni come i Dico sono superate e dobbiamo trovare soluzioni legislative molto più avanzate, e che bisogna chiaramente imboccare la strada giuridica del riconoscimento delle coppie gay in quanto tali.
Parità, uguaglianza, medesime opportunità per tutte e per tutti devono essere il faro per un partito che intende, essere riformista e porsi l’obiettivo di un vero cambiamento. Il documento è una carta d’intenti, traccia una strada, non ci sono proposte legislative, enuncia principi. Il paese attende da noi un passo indietro rispetto alle divisioni interne per componenti e convinzioni non discutibili, affinché sia possibile proporre leggi comprensibili, che siano sostenute da un impianto giuridico solido, dove dignità, diritti e doveri, siano limpidamente previsti.
Sono certa che il mio partito comprenda la responsabilità che deve assumersi, rispondendo da una parte a pezzi vivi della società italiana che attendono trepidanti una nostra buona proposta e dall’altra contribuendo a un quadro generale di riforme umane e civili che aiuteranno il nostro paese a fuoriuscire anche dalla crisi, perché i diritti, come è noto, fanno bene all’economia.

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